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Quali parolacce si possono dire sui social

7 Luglio 2021
Quali parolacce si possono dire sui social

Quando le parolacce sono reato e quando si possono dire: il turpiloquio, l’ingiuria, la diffamazione, le bestemmie. 

L’uso smodato di un lessico forte ha reso quasi normale l’impiego di parolacce sui social, su YouTube o sui canali di streaming. Ma è legale tutto questo? Quali parolacce si possono dire sui social e quali invece sono vietate dalla legge? 

Come ben saprete, alcune piattaforme hanno una policy molto rigida e impongono un vocabolario “pulito” ai propri iscritti. Twitch, ad esempio, è il più rigoroso tra tutti. Per di più, gli algoritmi consentono di intercettare facilmente le parole censurate, rendendo ancora più facile beccare i trasgressori. Arriva così, sul più bello, la chiusura del profilo o del canale, specie quando, alle parolacce, si aggiungono espressioni di odio razziale o di incitamento alla violenza. Ed è qui che il povero utente recita la parte della pecorella e si appella alla libertà di espressione. «La rete non può imporre bavagli»: chissà quante volte abbiamo sentito questa frase. Eppure, il diritto di un individuo termina laddove iniziano i diritti altrui. E tra questi vi è anche quello di navigare in Rete con la garanzia di non incappare in contenuti offensivi, volgari, eccessivamente forti o in turpiloqui e bestemmie. 

Ebbene, in un’eventuale causa tra il gestore della piattaforma e l’utente bannato per aver detto delle parolacce, chi vincerebbe? 

Quali parolacce si possono dire sui social? Cerchiamo di fare due conti con ciò che stabilisce il diritto italiano. 

Dire parolacce è reato?

Possiamo distinguere due tipi di parolacce: quelle rivolte a una persona (ad esempio, «Sei uno stronzo…») e le imprecazioni, ossia le parolacce non rivolte a nessuno se non magari al destino (ad esempio «Porca putt….; che ca….!»). 

Nel primo caso, quando cioè la parolaccia è rivolta all’indirizzo di un altro soggetto presente in quel momento, si ricade il più delle volte nell’ingiuria: si tratta di un illecito che, un tempo punito come reato, oggi costituisce un semplice illecito civile. Sicché, la vittima dovrebbe fare una causa, anticipando le spese, per richiedere il risarcimento. Risarcimento tutt’altro che scontato perché subordinato alla prova di un danno concreto. E questo danno, specie quando la frase non ha ripercussioni e conseguenze sociali, è difficilmente dimostrabile. Il rischio quindi è di fare un buco nell’acqua e di buttare soldi inutilmente in spese legali.

Ad ogni buon conto, ecco alcune parole che, a detta della giurisprudenza – e per ciascuna di esse è stata emessa una sentenza – rientrano nell’ingiuria:

  • sei uno scostumato di mer…;
  • mi hai cacato il ca….;
  • testa di ca….;
  • stronza;
  • femmina senza palle.

A ben vedere, non c’è bisogno di dire una parolaccia a una persona per ingiuriarla. Si può ricadere ugualmente nell’illecito se si pronunciano espressioni offensive come «raccomandato», «zappatore», «leccapiedi», «mantenuta» e così via. Finanche il semplice dito medio alzato è un’ingiuria. 

Invece, non sono stati considerati ingiuria i classici insulti come «cretino», «idiota», «stupido», «ignorante». La Cassazione ha sdoganato anche il classico «vaffa», parola ormai ritenuta di uso comune. E lo stesso dicasi per la parola «coglione» se il significato ad essa dato è quello di «sprovveduto», «ingenuo».

Sei un «rompipalle» non è ingiuria, a detta dei giudici.  

Diverso è il caso invece in cui le parolacce costituiscano un semplice sfogo, un modo di esprimersi o un’imprecazione. In questo caso, la legge un tempo prevedeva il reato di turpiloquio per tutte le parolacce e le volgarità dette in pubblico. Oggi, questa condotta è stata depenalizzata ma costituisce ugualmente un illecito amministrativo. Ciò significa che chi dice parolacce su Internet o sui social non può essere denunciato ma se la polizia se ne accorge, la Prefettura può fargli una multa (al pari di quella di chi passa col semaforo rosso). Una multa salata che va da 5.000 a 10.000 euro. E sanzioni di tale portata potrebbero di certo richiamare altre parolacce.

Peraltro, rispetto alla precedente versione penale del turpiloquio, che imponeva prima l’avvio di un processo nel quale potevi difenderti e magari giocare sulla prescrizione, oggi la multa arriva a casa e chi non paga né fa opposizione, riceverà la cartella esattoriale con un eventuale pignoramento dei beni.

Contro la multa si potrebbe fare opposizione, dimostrando che, secondo l’evoluzione dei tempi e il comune sentire, le parolacce non destano più scandalo e fastidio nella popolazione. Ma abbiamo appena visto come sia rigorosa e formalistica la giurisprudenza. Inutile dire che le chances di vittoria sono assai scarse. 

Quando le parolacce diventano reato?

Abbiamo visto che, sia nel caso in cui si ricada nell’ingiuria, sia nel caso in cui scatti il turpiloquio, dire parolacce non è reato ma, nel caso dell’ingiuria, un illecito civile e, nel caso del turpiloquio, un illecito amministrativo. In entrambi i casi, il responsabile non rischia di sporcarsi la fedina penale ma di pagare un risarcimento e una sanzione allo Stato. 

Invece, le parolacce diventano reato – quelle stesse parolacce che abbiamo indicato poc’anzi – quando sono volte a offendere una persona, tuttavia in sua assenza ed alla presenza di un pubblico (bastano anche due persone). In tal caso, si cade nella diffamazione che resta ancor oggi illecito penale.

A tal fine, non è necessario che la parola sia necessariamente una parolaccia o una volgarità, ma è sufficiente che sia offensiva o comunque fortemente dispregiativa e detta in forma del tutto “gratuita”, ossia al solo fine di infangare il nome di tale persona.

Le bestemmie sui social

Altro linguaggio comune sui social è purtroppo la bestemmia. Qui, non c’entra l’essere di una confessione religiosa piuttosto che di un’altra o l’essere del tutto atei. Chi offende la divinità di una qualsiasi religione, a prescindere che ci creda o meno, e lo fa in pubblico o su un social, commette un illecito amministrativo (anche in questo caso, la condotta, prima costituente reato, oggi è stata depenalizzata). La pena va da 51 a 309 euro. 



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5 Commenti

  1. credo che ricorrere ad un linguaggio scurrile sia quanto mai ciò che di più vergognoso possa esserci quando si parla con una persona. Non è questione di etichetta, conversazione formale o informale, ma di educazione. Io non mi sono mai permessa di rivolgere una parola fuori luogo ad una persona, anche quando vi assicuro che se la meritava. ma ho sempre usato la mia compostezza stendendo le persone in questione con le parole giuste e con le giuste argomentazioni. Non serve una parolaccia per rafforzare un concetto, non servono gli insulti per dimostrare di avere ragione, non serve fare la voce più grossa per prevalere sugli altri.

  2. Giù una parolaccia detta da un uomo è orrenda di per sé, ma sentire certi vocaboli pronunciati da una donna, mi fa venire il voltastomaco. Ed io sono un ragazzo molto easy, però non tollero l’uso di certe parole. Una donna che sembra parlare come uno scaricatore di porto (senza nulla togliere a questi lavoratori), mi fa perdere la voglia di fare conversazione…

  3. I famosi leoni da tastiera si sbizzarriscono sempre con le espressioni più colorite possibile. E non serve certo un genio per capire ciò che si può dire e ciò che è meglio evitare di dire. Tuttavia, devo dire che questo articolo con le pronunce dei giudici mette in chiaro tante questioni su cui avevo dei dubbi.

  4. Che si possano dire o meno a me non importa. Ho insegnato ai miei figli la buona educazione e pretendo che la mettano in pratica a prescindere che sui social si possa ricorrere ad un certo linguaggio. Io e mio marito abbiamo investito tanto sull’educazione di nostro figlio e non possiamo permettere che andando sui social a leggere certi commenti si lasci trascinare dalla massa. Stiamo cercando di monitorare i suoi social e di guidarlo nel corretto uso di Internet per evitare che possa incappare in persone poco raccomandabili e finisca per commettere qualche reato come cyberbullismo, diffamazione, revenge porn, sostituzione di persona, ecc…

  5. sono d’accordo sull’educazione e l’uso di parolacce ma a volte un vaffa quandi ci vuole ci vuole

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