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Indagini denuncia anonima: Cassazione

24 Luglio 2021
Indagini denuncia anonima: Cassazione

Apertura delle indagini; accertamento della prova; assunzione di sommarie informazioni; investigazione del pubblico ministero e della polizia giudiziaria.

Indagini avviate dopo denuncia anonima

La denuncia anonima impone l’apertura delle indagini volte a verificare la sussistenza del reato ed è sufficiente a far scattare il sequestro, ovvero lo strumento principale per l’accertamento della prova. Lo afferma la Cassazione che fornisce una interpretazione ampia dell’articolo 240 c.p.p. respingendo il ricorso presentato da un uomo che, in seguito a una indagine avviata dopo una denuncia anonima, si era visto sequestrare telefono cellulare e computer per aver caricato sui social media una serie di post offensivi nei confronti del presidente della Repubblica.

Cassazione penale sez. VI, 22/04/2016, n.34450

Poteri investigativi

Non è vietato alla polizia giudiziaria di procedere ad indagini sulla base di una denuncia anonima, assumendo sommarie informazioni.

Cassazione penale sez. III, 19/04/2011, n.28909

Indagini sul fatto di calunnia a seguito di denuncia anonima

La denuncia anonima non può essere probatoriamente utilizzata e, quindi, in base ad essa non è possibile procedere ad atti quali le intercettazioni telefoniche che presuppongono l’esistenza di indizi di reato; tuttavia, le notizie ivi contenute possono e debbono, in virtù del principio di obbligatorietà dell’azione penale, costituire spunti per l’investigazione del pubblico ministero o della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi diretti a verificare se dall’anonimo possano ricavarsi gli estremi utili per la individuazione di una valida notizia criminis.

Cassazione penale sez. V, 28/10/2008, n.4329

Denuncia anonima: effetti

L’unico effetto degli elementi contenuti nella denuncia anonima può essere quello di stimolare l’attività di iniziativa del p.m. e della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi diretti a verificare se dall’anonimo possono ricavarsi gli estremi utili per l’individuazione di una valida “notitia criminis”. Tali investigazioni, dirette ad acquisire elementi di prova utilizzabili, si pongono tuttavia fuori dalle indagini preliminari, appunto perché sfornite di pregressa “notitia criminis”. L’accusa, pertanto, non può procedere sulla sola base di una denuncia anonima o confidenziale, non inseribile in atti ed inutilizzabile, a intercettazioni telefoniche, trattandosi questi ultimi di atti che implicano e presuppongono l’esistenza di indizi di reità.

Cassazione penale sez. V, 28/10/2008, n.4329

Notizie contenute nella denuncia anonima

La denuncia anonima non può essere probatoriamente utilizzata, onde in base a essa non possono essere compiuti atti, quali ad esempio le intercettazioni telefoniche, le perquisizioni o i sequestri, che presuppongono l’esistenza di indizi di reato proprio perché l’anonimo non è utilizzabile.

Peraltro, non vi è dubbio che le notizie contenute nella denuncia anonima possono, anzi devono per effetto del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, costituire spunti per una investigazione di iniziativa del p.m. o della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi diretti a verificare se dall’anonimo possano ricavarsi gli estremi utili di una valida “notitia criminis”.

(Da queste premesse, nella specie, la Corte ha ritenuto corretto che il p.m., ricevuto un anonimo, aveva operato un’iscrizione nel registro delle notizie di reato a carico di ignoti per il reato di calunnia, avviando le investigazioni utili sia a individuare l’anonimo, sia a chiarire i fatti di cui lo scritto anonimo parlava; onde, all’esito delle indagini delegate alla polizia giudiziaria, che non avevano consentito l’individuazione dell’anonimo, ma avevano portato a ipotizzare, nei fatti da questi rappresentati, la commissione di gravi reati contro la p.a. in relazione a una gara di appalto, legittimamente il p.m. aveva attivato delle intercettazioni telefoniche in relazione a due ipotesi di reato alternative, di cui sussistevano gravi indizi: ovvero la calunnia contenuta nell’anonimo oppure i gravi reati contro la p.a. emergenti dalle indagini della polizia giudiziaria).

Cassazione penale sez. V, 28/10/2008, n.4329

Attività del pubblico ministero e della polizia giudiziaria 

Sulla base di una denuncia anonima non è possibile procedere a perquisizioni, sequestri e intercettazioni telefoniche, trattandosi di atti che implicano e presuppongono l’esistenza di indizi di reità.

Tuttavia, gli elementi contenuti nelle denunce anonime possono stimolare l’attività di iniziativa del p.m. e della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi, diretti a verificare se dall’anonimo possano ricavarsi estremi utili per l’individuazione di una notitia criminis (in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che la polizia giudiziaria aveva legittimamente proceduto alla perquisizione di un’autovettura e al conseguente sequestro di sostanza stupefacente, dopo aver avviato, a seguito di una denuncia anonima, un’indagine sul posto attraverso la quale aveva acquisito la notizia di reato).

Cassazione penale sez. VI, 21/09/2006, n.36003

Documenti anonimi: utilizzabilità e limiti

Il documento anonimo non soltanto non costituisce elemento di prova, ma neppure integra “notitia criminis”, e pertanto del suo contenuto non può essere fatta alcuna utilizzazione in sede processuale (salvo quanto disposto dall’art. 240 c.p.p., con riferimento alla natura di corpo di reato eventualmente riconoscibile al documento anonimo ovvero alla provenienza del medesimo dall’imputato; e salvo che ricorra l’ipotesi di cui all’art. 41 r.d. 18 giugno 1931 n. 773, nella quale lo scritto anonimo faccia riferimento alla presenza, in un determinato luogo, di armi, munizioni o materie esplodenti non denunciate o non consegnate o comunque abusivamente detenute, nel qual caso la polizia giudiziaria è legittimata a compiere perquisizioni di iniziativa).

L’unico effetto degli elementi contenuti nella denuncia anonima, infatti, può essere quello di stimolare l’attività di iniziativa del p.m. e della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi, diretti a verificare se dall’anonimo possono ricavarsi gli estremi utili per l’individuazione di una “notitia criminis”.

Tali investigazioni, volte ad acquisire elementi di prova utilizzabili, si pongono, peraltro, fuori delle indagini preliminari, appunto in quanto sfornite di pregressa “notitia criminis”, sicché l’accusa non può procedere – sulla sola base di una denuncia anonima o confidenziale, non inseribile in atti ed inutilizzabile – a perquisizioni, sequestri, intercettazioni telefoniche, trattandosi di atti che implicano e presuppongono l’esistenza di indizi di reità.

Cassazione penale sez. IV, 17/05/2005, n.30313

Denuncia anonima: quando si configura il reato di calunnia?

Il reato di calunnia continua ad essere configurabile anche nel caso, espressamente previsto dall’art. 368 c.p., in cui la falsa incolpazione sia contenuta in una denuncia anonima, non potendosi in contrario trarre argomento dal fatto che l’art. 333 c.p.p. dispone che della denuncia anonima non possa essere fatto “alcun uso” (e non più soltanto “alcun uso processuale”, come invece disponeva l’art. 141 del codice previgente), dal momento che anche nella vigente disciplina la denuncia anonima può dare luogo ad attività investigativa e, d’altra parte, l’eliminazione dell’aggettivo “processuale” trova la sua ragion d’essere nella distinzione, introdotta dal nuovo codice di rito, tra “procedimento” (comprensivo della fase delle indagini preliminari), e “processo” (il cui inizio è determinato dall’esercizio dell’azione penale), per cui si è ritenuto opportuno adottare una formula atta a chiarire che la denuncia anonima è da considerare priva di qualsiasi rilievo indiziario e probatorio tanto nella fase delle indagini preliminari quanto nelle successive fasi processuali, fermo restando che essa non priva comunque il p.m. e la polizia giudiziaria, del potere – dovere di svolgere, sulla sua base, i necessari atti di preliminare verifica conoscitiva degli elementi utili all’acquisizione di una valida notizia di reato.

Cassazione penale sez. VI, 21/09/2001, n.40355

Denuncia anonima: la falsa incolpazione

È configurabile il reato di calunnia anche nel caso, espressamente previsto dall’art. 368 c.p., in cui la falsa incolpazione sia contenuta in una denuncia anonima, in quanto, pur dopo l’entrata in vigore dell’art. 333 c.p.p. che esclude qualsiasi rilevanza indiziaria e probatoria della delazione anonima, sia nella fase delle indagini preliminari sia nel processo, il p.m. e la polizia giudiziaria restano titolari del potere – dovere di svolgere i necessari atti preliminari di verifica conoscitiva al fine di acquisire, eventualmente, una valida “notitia criminis”, con conseguente idoneità di tali atti a ledere l’interesse al corretto funzionamento della giustizia e l’interesse privato della persona offesa, qualora la denuncia si riveli priva di fondamento.

Cassazione penale sez. VI, 21/09/2001, n.40355

Denuncia anonima per pretesa corruzione

È abnorme il provvedimento con cui il g.i.p., richiesto dell’archiviazione di un affare iscritto nel registro degli atti non costituenti notizia di reato, dichiari non luogo a provvedere sulla richiesta, disponendo la restituzione degli atti stessi al p.m., sul rilievo della natura di quell’iscrizione, indicativa dell’inesistenza di una “notitia criminis”.

(Nella specie, concernente denuncia anonima per pretesa corruzione, in relazione alla quale erano già state compiute investigazioni, la S.C. ha ritenuto l’abnormità del provvedimento sotto il profilo funzionale, in quanto esso aveva impedito il naturale epilogo del procedimento di archiviazione, determinandone la stasi, con pregiudizio delle facoltà della persona offesa, impossibilitata ad intervenire con l’opposizione, e con preclusione alla riapertura delle indagini ex art. 414 c.p.p. e alla conseguente utilizzabilità di quelle espletate).

Cassazione penale sez. un., 22/11/2000, n.34

L’obbligo di segnalazione da parte del pubblico ufficiale

Nel caso di denuncia anonima che riferisca fatti specifici attribuiti a persone determinate sussiste l’obbligo di segnalazione da parte del pubblico ufficiale che ne sia venuto in qualunque modo a conoscenza.

Ciò che rileva in un eventuale procedimento non concerne i modi di conoscenza della notizia, ma la fondatezza o meno di essa attraverso dati probatori obiettivamente raccolti che prescindono dal tipo di fonte conoscitiva originaria: infatti se sotto il profilo processuale la fonte anonima non può essere utilizzata come elemento di prova a carico dell’indagato o dell’imputato, sotto il profilo sostanziale essa può dare luogo all’inizio di indagini dalle quali possono scaturire elementi di prova dell’avvenuta commissione di un reato.

Cassazione penale sez. VI, 03/11/1999, n.3496

Le indicazioni di una denuncia anonima

La disposizione di cui all’art. 333 comma 3 c.p.p., che vieta qualsiasi uso delle denunce anonime, salvo quanto disposto dall’art. 240 dello stesso codice, non esclude che il pm e la polizia giudiziaria – i quali prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse – possano trovare utile spunto per la loro attività da un’informazione anche anonima, in quanto una “notitia criminis” può essere legittimamente ricercata e appresa in base alle indicazioni di una denuncia anonima, così scaturendo dall’attività del p.m. o della polizia giudiziaria.

Cassazione penale sez. VI, 20/05/1998, n.8854

Denuncia anonima e nullità del decreto di perquisizione e sequestro

È nullo il decreto di perquisizione e sequestro emanato in seguito a denuncia anonima e, quindi, utilizzato come mezzo di acquisizione di una notizia di reato e non come mezzo di ricerca della prova. Infatti, la denuncia confidenziale o anonima – non inseribile negli atti ed inutilizzabile – non può qualificarsi notizia di reato idonea a dare inizio alle indagini preliminari: se tale notizia è specifica e verosimile, il p.m. può disporre accertamenti per verificare la sua fondatezza, ma queste investigazioni – volte allo scopo di acquisire elementi di prova utilizzabili – si pongono fuori delle indagini preliminari in quanto sfornite di pregressa “notitia criminis”, sicché l’accusa non può procedere a perquisizioni, sequestri, intercettazioni telefoniche, trattandosi di atti che implicano e presuppongono l’esistenza di indizi di reità.

(Nella specie la S.C. ha osservato che la circostanza che la perquisizione abbia avuto esito positivo (perché conclusasi con il reperimento di documenti utili alle successive indagini) è evento irrilevante a neutralizzare l’originaria illegittimità; inoltre, in conseguenza dello stretto rapporto funzionale tra l’atto di ricerca della prova – perquisizione – e la sua materiale apprensione – sequestro – l’illegittimità del primo si estende al secondo provvedimento).

Cassazione penale sez. III, 18/06/1997, n.2450

Indagini ritenute più opportune

L’art. 41 del r.d. 18 giugno 1931 n. 773, espressamente mantenuto in vigore dall’art. 225 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del nuovo codice di procedura penale, prevedendo la possibilità per la polizia giudiziaria di compiere perquisizioni di iniziativa quando abbia notizia, anche se per indizio, della presenza in un determinato luogo di armi, munizioni o materie esplodenti non denunciate o non consegnate o comunque abusivamente detenute, è applicabile anche nel caso in cui la detta notizia sia costituita da una denuncia o segnalazione anonima, non ostando a ciò il disposto degli art. 333 comma 3 e 240 c.p.p., in quanto tali norme vietano soltanto l’utilizzazione delle denunce e degli scritti anonimi come tali ma non impediscono all’autorità giudiziaria e alla polizia giudiziaria di procedere, anche sulla base di anonimi, alle indagini ritenute più opportune, ricorrendo anche, a tal fine, all’esperimento di mezzi di ricerca della prova, quali perquisizioni o sequestri.

Cassazione penale sez. IV, 04/06/1993

Configurabilità dei reati a carico del denunciato

Il pretore in sede penale, il quale, in esito ad indagini sommarie svolte con riguardo a denuncia anonima, escluda la configurabilità di reati a carico del denunciato e, ravvisando la calunniosità della denuncia, rimetta gli atti al procuratore della Repubblica, emette un implicito provvedimento di archiviazione, della denuncia stessa e, pertanto, può incorrere in responsabilità disciplinare, qualora, rispetto a tale archiviazione, risulti inosservante al dovere di astensione (nella specie, in quanto il fatto denunciato coinvolgeva il suocero).

Cassazione civile sez. un., 05/01/1993, n.57



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