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Raccomandata a defunto: va accettata o rifiutata?

8 Luglio 2021
Raccomandata a defunto: va accettata o rifiutata?

Vanno accettate le raccomandate inviate a una persona deceduta?

Un nostro lettore ci ha posto un interessante quesito: la raccomandata inviata a un defunto va accettata o rifiutata?

Potrebbe succedere che, dopo la morte di una persona, il postino continui a recapitare lettere a questi indirizzate. La cassetta si riempie spesso di pubblicità, estratti conto bancari, inviti a rinnovare la polizza auto, richieste di beneficenza da parte di onlus, ecc.

Il problema si pone però per le raccomandate: il parente (ad esempio, il coniuge) che continua a vivere all’interno dell’immobile ove prima abitava il defunto e che pertanto apre la porta al postino, è tenuto a firmare la raccomandata se l’intestatario di quest’ultima dovesse essere proprio la persona defunta? Se la raccomandata dovesse contenere una richiesta di pagamento, quali sarebbero le conseguenze per chi ha preso in consegna la lettera? Sarebbe questi tenuto a pagare i debiti lasciati dal soggetto deceduto?

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Partiamo subito dal dire che il semplice fatto di vivere all’interno dello stesso immobile del defunto o di essere a questi legato da rapporti di parentela non implica alcuna assunzione dei debiti lasciati dal defunto stesso. L’obbligo di pagamento scatta solo a partire dall’accettazione dell’eredità. 

Ricordiamo che l’accettazione di eredità va fatta entro 10 anni. Per chi invece vive all’interno della casa del defunto – e quindi ne possiede i beni – i termini sono più brevi: ci sono 3 mesi dal decesso per fare l’inventario dei beni e altri 40 giorni, da tale data, per decidere se accettare o rifiutare l’eredità.

Solo con l’accettazione di eredità si diventa eredi e, in quanto tali, si è tenuti ad eseguire il pagamento nei confronti dei creditori del defunto: pagamento comunque limitato in proporzione alla propria quota di eredità. Quindi, ad esempio, un coerede al 33% dovrà pagare solo un terzo di ciascun debito lasciato dal defunto.

Vediamo ora se, a prescindere dall’avvenuta accettazione dell’eredità, la raccomandata al defunto va accettata o rifiutata.

Partiamo dal fatto che, se una raccomandata è indirizzata a un soggetto, nessun altro, salvo vi sia una delega del diretto interessato, può ritirare la lettera.

Le poste prevedono, in caso di pacco o raccomandata destinata alla persona deceduta, la possibilità per gli eredi di ritirare il plico. Tuttavia, ciò solo a condizione che venga esibito, oltre al documento personale di chi riceve la lettera, anche l’atto notorio o una dichiarazione sostitutiva, comprovante l’identità dell’erede. Questo significa che dovrebbe essere lo stesso postino a non rilasciare la raccomandata al soggetto convivente col defunto se questi non dovesse essere munito di tale documentazione. 

Ciò detto non sussiste comunque alcun obbligo per gli eredi di ritirare le raccomandate ancora intestate al defunto. Questo perché la lettera spedita a una persona che non esiste – o non esiste più – non può produrre alcun effetto. Anzi, se si tratta della raccomandata proveniente da un creditore, sarà consigliabile non ritirarla proprio per far sì che essa non esplichi alcuna conseguenza nei confronti degli eredi.

Il creditore che voglia validamente notificare un atto o una diffida agli eredi, per ottenere da questi il pagamento dei debiti lasciati dal defunto, deve inviare la raccomandata alla residenza degli eredi stessi, intestando la lettera con il nome e cognome di ciascuno di essi (e non con quello del soggetto ormai passato a miglior vita). Il tutto ovviamente solo dopo che sia intervenuta l’accettazione di eredità, accettazione che, come detto, comporta la formale assunzione dei debiti. In pratica, sulla busta della raccomandata ci sarà scritto o «Sig. Mario Rossi, erede del sig. Antonio Rossi», oppure semplicemente «Sig. Mario Rossi».

Potrebbe però succedere che il creditore non sappia chi siano gli eredi e non ne conosca la residenza. Pertanto, la legge gli consente, nel primo anno dalla morte del debitore, di inviare le raccomandate presso l’ultima residenza di quest’ultimo, intestando genericamente e impersonalmente la lettera agli «eredi». In pratica, sulla busta della raccomandata, apparirà la dicitura «Eredi del sig. Mario Rossi» e null’altro. 



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