Diritto e Fisco | Articoli

Quale causale per non avere problemi con il fisco?

8 Luglio 2021
Quale causale per non avere problemi con il fisco?

Quale valore ha la causale di un bonifico? Qual è la formula predefinita e migliore per non subire un controllo dell’Agenzia delle Entrate?

Spesso, i lettori ci chiedono: in caso di bonifico bancario, quale causale mettere per non avere problemi con il Fisco? 

La ragione di tale domanda è facilmente comprensibile: con la tracciabilità dei pagamenti, i movimenti di denaro da un conto a un altro possono essere ritenuti sospetti se non supportati da una valida giustificazione. “Giustificazione” che – neanche a dirlo – è sempre il contribuente a dover fornire e provare. Dunque, la ricerca della “corretta causale” da inserire in un bonifico è, secondo alcuni, la soluzione per non subire appunto contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. 

Il punto però è che la causale è costituita da un’auto-dichiarazione del contribuente e da questi può essere quindi modificata a proprio piacimento. Dunque, anche ammesso che venga riportata come causale una corretta dicitura per giustificare il trasferimento del denaro da un conto corrente a un altro, bisognerebbe chiedersi che valore essa ha nei confronti di terzi e, in particolare, dell’ufficio delle imposte. Ha davvero senso chiedersi qual è la causale per non avere problemi con il Fisco?

Non perché su una causale viene scritto “donazione” il Fisco non può ritenere che il pagamento di una determinata somma sia invece il corrispettivo di una vendita di un bene o di un servizio. Se dovessimo riconoscere alla causale la funzione di accertare, con piena prova, la natura dell’operazione eseguita dalle parti, ne deriverebbe che si potrebbero rendere leciti atti che invece sono illeciti (traffici o evasioni fiscali).

Quindi, più della causale, ciò che conta è la documentazione che possa eventualmente supportare la causale e la veridicità della stessa.

Cerchiamo di spiegarci meglio. Mettiamo che un marito, avendo venduto la proprietà di un immobile in comproprietà con la moglie, e avendo ricevuto sul proprio conto corrente il prezzo versato dall’acquirente, voglia in un momento successivo bonificare sul conto della moglie il 50% di tale importo. Nella causale, potrà anche indicare «Ricavato vendita proprietà immobile sito in….». Tuttavia, più della causale peseranno il rogito notarile dal quale risulta l’atto di vendita e la tracciabilità del pagamento del prezzo pattuito.

Dunque, ogni causale deve essere dimostrabile con altra documentazione munita di data certa (come appunto il rogito notarile o la registrazione presso l’Agenzia delle Entrata). 

Peraltro, non esiste una formula prestabilita per la causale del bonifico. Questa può essere espressa con formule libere, al di fuori dei rigidi schemi giuridici. Quindi, sempre per tornare all’esempio precedente, la causale potrebbe essere «Restituzione controvalore immobile venduto in data…» e così via.

Come si diceva, la causale non è sufficiente a mettere in regola i contribuenti con il Fisco. Facciamo un esempio contrario.

Immaginiamo un uomo che, avendo un’attività commerciale e riuscendo a fare mensilmente del “nero”, decida di aprire un conto corrente intestato alla propria moglie su cui far transitare tali somme. Periodicamente, dal conto della moglie, vengono poi fatti partire dei bonifici sul conto del marito in modo che questi si riprenda il denaro che ha realizzato mediante l’evasione fiscale. Mettiamo che la causale indicata in tali bonifici sia sempre «regalie» oppure «donazione». È probabile che l’Agenzia delle Entrate, rilevando la periodicità di tali movimentazioni, richieda un supporto documentale, supporto che dovrebbe essere costituito innanzitutto dalla dimostrazione dei redditi in capo alla moglie: da dove provengono? Che lavoro fa la donna per potersi permettere un conto corrente sempre attivo e dei regali al marito? È chiaro che se la moglie dovesse essere disoccupata, a salvare il marito da un accertamento fiscale non sarà certo la dicitura “regalie” sulla causale del bonifico. 

Si pensi, in ultimo, al caso di un marito – titolare di reddito da professionista – che mensilmente versi sul conto della moglie 500 euro con questa causale «Contributo ménage familiare e domestico». Se l’Agenzia delle Entrate dovesse effettuare un controllo, verificherebbe innanzitutto la sussistenza di una disponibilità economica in capo al donante, supportata da un’idonea dichiarazione dei redditi: solo questa potrebbe garantire che le somme da questi versate sul conto del coniuge siano davvero frutto dell’adempimento dei doveri di contribuzione e solidarietà familiare e non nascondono piuttosto operazioni illecite o fraudolente. Sicché, in questo caso, la causale adottata dal marito è giustificata dalla regolare contabilità di quest’ultimo. Così come sarà giustificabile una diversa causale come ad esempio «Regalo» oppure «Contributo per lo shopping» e via dicendo. Come si diceva, infatti, la causale non ha dei testi standard.



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