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Decreto ingiuntivo avvocato a cliente moroso 

9 Luglio 2021 | Autore:
Decreto ingiuntivo avvocato a cliente moroso 

Come funziona il principale rimedio a disposizione del legale per recuperare il suo credito quando gli assistiti non pagano spontaneamente.

Sono scene di tutti i giorni o quasi, e succedono sempre in ambito legale, anziché dal medico o dal meccanico: un cliente si fa assistere da un avvocato per alcune vicende e poi, al momento di saldare i conti, sparisce. Le scuse sono le più varie: «Passerò da lei appena avrò un attimo, non dubiti, si fidi di me, la pagherò al più presto», e così via. Ma l’avvocato che non ha ricevuto ciò che gli spetta ha un’arma efficace per farsi pagare: può fare un decreto ingiuntivo al cliente moroso. 

In questo modo, il legale riuscirà a recuperare il suo credito molto più in fretta, anche con strumenti coercitivi, perché se il debitore ingiunto non paga entro 40 giorni, o non propone un’opposizione motivata al giudice entro lo stesso termine, sarà sottoposto ad esecuzione forzata: potranno essere pignorati i suoi beni mobili e immobili, i conti correnti e gli stipendi o le pensioni. 

Oltretutto, i tempi tecnici per chiedere ed ottenere dal giudice il decreto ingiuntivo sono molto veloci. Per ottenerlo basta avere una prova scritta del credito, ed essa consiste nella parcella emessa dall’avvocato munita del visto del Consiglio dell’Ordine. Si può anche ottenere il decreto ingiuntivo sulla base della parcella non vistata, ma basata sul preventivo scritto dei costi, che deve essere rilasciato al cliente al momento di conferimento dell’incarico e firmato per accettazione. 

La strada, insomma, è spianata ed è agevole da percorrere per chi è ben avvezzo alle questioni legali: una nuova sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite [1], risolvendo un contrasto di giurisprudenza, ha affermato che la parcella vistata dall’Ordine è valida e consente all’avvocato di ottenere il decreto ingiuntivo contro il cliente moroso. 

Parcella avvocato non saldata: che succede?

Quando l’avvocato riceve un incarico di qualsiasi genere dal cliente (l’instaurazione di una causa civile, la difesa in un giudizio penale, l’assistenza legale stragiudiziale, ecc.) ha l’obbligo di rilasciare un preventivo scritto, nel quale dovrà essere indicata la «prevedibile misura» del costo della sua prestazione, comprensivo dell’onorario e degli altri oneri e spese. Se l’avvocato non rilascia il preventivo, il contratto con il cliente resta valido, e quindi l’avvocato – che per questa omissione è passibile di sanzioni disciplinari – avrà comunque diritto ad essere pagato per le prestazioni svolte, ma solo entro il limite delle tariffe forensi stabilite con appositi decreti ministeriali, anziché nella misura pattuita con il cliente.

Quando l’incarico o l’affare è concluso (o anche prima, se così prevedono gli accordi tra le parti) l’avvocato emetterà la parcella: è il documento che quantifica l’ammontare dei suoi compensi professionali e delle spese sostenute nell’interesse del cliente (costi di notifica, marche da bollo, diritti di cancelleria, viaggi e trasferte). Si aggiungono l’Iva al 22% sull’ammontare del compenso (non sulle spese) e le altre voci accessorie, come il rimborso forfettario del 15% spese generali e il 4% per il contributo dovuto alla Cassa di previdenza forense.

Di solito, la parcella viene inviata al cliente in modalità di fattura pro forma, cioè non valida ai fini fiscali: la fattura definitiva sarà emessa al momento di ricezione dell’incasso. Ma la parcella pro forma è valida come richiesta di pagamento al cliente e può fondare, come vedrai ora, l’emissione di un decreto ingiuntivo.

Decreto ingiuntivo per parcella non pagata: come funziona?

Se la fattura pro forma rimane lettera morta perché il cliente che l’ha ricevuta non la salda, nonostante gli eventuali solleciti e diffide che l’avvocato gli invierà, ci sono due rimedi accelerati rispetto all’ordinaria causa civile, che consentono all’avvocato di farsi pagare più in fretta: sono il decreto ingiuntivo e il rito sommario di cognizione.

Il decreto ingiuntivo è il principale metodo per riscuotere i crediti certi, liquidi ed esigibili, come appunto quelli professionali per l’attività legale svolta. Per ottenere un decreto ingiuntivo occorre una prova scritta dell’esistenza del credito, che nel nostro caso è rappresentata proprio dalla parcella non pagata (alla quale l’avvocato potrà aggiungere tutti gli altri documenti che dimostrano il mandato ricevuto dal cliente e l’attività svolta, ad esempio le memorie depositate nel corso della causa e la sentenza emessa all’esito, che nell’intestazione riporta il nome del difensore).

La congruità dell’importo richiesto in parcella può essere dimostrata in due modi: con il preventivo scritto, se c’è, oppure con la parcella vistata dall’Ordine di appartenenza dell’avvocato. Il visto del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (in breve: Coa) serve a sottoporre le voci della parcella ad una valutazione sulle corrette modalità di determinazione del compenso in base alle tariffe professionali vigenti: al riguardo il Coa ha per legge [2] un «potere di opinamento», cioè può formulare «pareri sulla liquidazione dei compensi spettanti agli iscritti».

Ora, anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite [1] ha ritenuto legittima questa procedura: dirimendo i dubbi interpretativi di alcuni tribunali – che negavano il rilascio di decreto ingiuntivo basato sulla parcella vistata, ritenendo questo metodo in contrasto con le norme sulla liberalizzazione dei compensi e sull’abolizione delle tariffe [3] – ha affermato che la parcella vistata dall’Ordine è sufficiente per ottenere il decreto ingiuntivo in favore dell’avvocato nei confronti del cliente che non lo ha pagato.

Decreto ingiuntivo in favore dell’avvocato: conseguenze per il cliente

Una volta che l’avvocato si è munito del decreto ingiuntivo emesso dal giudice, lo notificherà al cliente moroso, il quale avrà due alternative: pagare il dovuto entro 40 giorni dalla ricezione dell’atto oppure, entro il medesimo termine, proporre un’opposizione motivata, che instaurerà una causa civile di cognizione ordinaria, nel corso della quale il decreto ingiuntivo potrà essere sospeso nella sua efficacia, oppure revocato, dal giudice che lo aveva emesso. L’opposizione, però, deve essere fondata su motivi dimostrabili come, ad esempio, l’aver già saldato in precedenza le spettanze richieste nel decreto ingiuntivo o provando che i compensi richiesti non sono dovuti in relazione all’incarico svolto dal professionista legale.

Se, invece, il destinatario del decreto ingiuntivo non paga o non si oppone entro i termini, alla scadenza dei 40 giorni previsti, il decreto ingiuntivo diventerà esecutivo. A quel punto, l’avvocato potrà inviare l’atto di precetto al debitore inadempiente, intimandogli un termine di 10 giorni per saldare l’intero importo, e non appena scaduto questo termine potrà avviare le procedure di espropriazione forzata, e procederà al pignoramento dei beni del debitore, per recuperare quanto gli è dovuto.

Per altre informazioni leggi anche l’articolo “Come fa un avvocato a farsi pagare“.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 19427 del 08.07.2021.

[2] Art. 29, lett. l), L. n. 247/2012.

[3] Art. 636 Cod. proc. civ. secondo cui la domanda di decreto ingiuntivo deve essere «corredata dal parere della competente associazione professionale», ma «il parere non occorre se l’ammontare delle spese e delle prestazioni è determinato in base atariffe obbligatorie».


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2 Commenti

  1. Prima di tutto complimenti per il lavoro che fate
    Una cosa non ho trovato nell’articolo
    vorrei sapere una volta che viene inviato l’atto di precetto e scadono i 10giorni e si può procedere all’esecuzione forzata dei beni …ma per quanto tempo rimane valida questa procedura? L’avvocato può esercitarla quando vuole anche dopo anni ?
    Grazie

    1. Il precetto ha una validità di 90 giorni. Se non si intraprende la procedura esecutiva entro questo termine, occorre notificare nuovamente il precetto.

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