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Società tra coniugi: regole di successione ereditaria

10 Luglio 2021
Società tra coniugi: regole di successione ereditaria

Mio marito ha avuto 3 figli dal suo precedente matrimonio. Tutte le nostre proprietà sono intestate a società di cui mio marito detiene il 95 % ed io il 5%. Vorrei sapere, se, in caso di decesso di mio marito, posso abitare solo io la casa e se tutto ciò che la casa contiene (soprattutto i ns ricordi acquistati in tanti anni), possono essere oggetto di sciacallaggio da parte dei figli.

Gli immobili, in quanto intestati alla società e non al coniuge, in ipotesi di decesso del marito, non entrano a far parte dell’asse ereditario di quest’ultimo. La società è, infatti, soggetto giuridico distinto dal socio, con la conseguenza che la sorte degli immobili dipenderà dalla prosecuzione o meno della società e dai criteri di liquidazione delle quote del socio defunto.

Dunque, per rispondere correttamente al quesito della lettrice, occorre innanzitutto conoscere due dati essenziali:

  1. la tipologia di società costituita dai coniugi (S.r.l., S.n.c. o S.a.s.) e le previsioni del contratto sociale in ipotesi di decesso di un socio (possono esservi, per esempio, delle clausole di trasferibilità delle quote o di intrasferibilità o le cosiddette clausole di continuazione);
  2. il regime patrimoniale dei coniugi (comunione o separazione dei beni) e la verifica del momento di costituzione della società o di acquisto delle quote sociali).

La verifica dei suddetti dati è rilevante in quanto comporta conseguenze differenti, in ipotesi di decesso del socio, sia dal punto di vista della sorte della società e delle quote sociali, sia dal punto di vista dei criteri di liquidazione delle quote stesse.

In particolare, in ipotesi di società in nome collettivo, salvo diversa previsione dell’atto costitutivo, vige la regola della non trasmissibilità delle quote sociali agli eredi del socio defunto. In sostanza, gli eredi non subentrano automaticamente nella società. La legge prospetta tre distinte possibili soluzioni:

  1. liquidare le quote agli eredi;
  2. sciogliere la società con assegnazione dei beni;
  3. decidere di continuare l’attività sociale con gli eredi che subentrano nella posizione del socio defunto (questa possibilità può essere prevista dall’atto costitutivo con la cosiddetta clausola di continuazione).

In ipotesi, invece, di società a responsabilità limitata, vige il principio di libera trasmissibilità delle quote agli eredi, sempre salvo diversa previsione dell’atto costitutivo che potrebbe statuire la non trasferibilità della quota o comunque il necessario requisito del gradimento dei soci.

Nel caso di non trasferibilità delle quote, gli eredi hanno diritto soltanto ad una somma di denaro che rappresenti il valore della quota. La liquidazione della quota è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento.

Infine, in ipotesi di società in accomandita semplice, occorre distinguere:

  • morte del socio accomandante: le quote sociali sono trasmissibili mortis causa, fatta salva una diversa previsione dell’atto costitutivo;
  • morte del socio accomandatario: le quote sociali non sono trasmissibili mortis causa, fatta salva una diversa previsione dell’atto costitutivo;

Il socio superstite deve liquidare la quota agli eredi, a meno che preferisca sciogliere la società o continuarla con gli eredi stessi e questi vi acconsentano.

In tutti i casi, a prescindere dalla tipologia (S.n.c., S.r.l. o S.a.s.), visto che trattasi di società con soli due soci, se entro sei mesi dalla morte di uno di essi, non viene costituita la pluralità di soci, la società si estingue per legge. Di conseguenza, con lo scioglimento, si ha liquidazione delle quote sociali e assegnazione dei beni al socio superstite e agli eredi del socio defunto, secondo le quote di successione previste dal testamento o, in mancanza, dalla legge.

Dunque, la sorte dei beni immobili di cui parla la lettrice nella formulazione del quesito dipenderà dalla scelta di proseguire la società o di estinguerla, liquidando le quote agli eredi con riferimento al patrimonio complessivo della società (comprensivo anche dei beni immobili).

Ai fini della quantificazione della parte di quota sociale del marito che cadrà in successione, è rilevante conoscere il regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni). Se i coniugi hanno optato per il regime di separazione, ciascuno resta titolare esclusivo dei propri beni (95% quote di Suo marito; 5% Sue quote). Diversamente, se hanno optato per il regime di comunione legale, risultano comproprietari delle quote sociali, a meno che non ricorra una delle seguenti ipotesi in cui le partecipazioni societarie acquistate da uno solo dei coniugi restano escluse dalla comunione:

  • se l’acquisto è avvenuto prima del matrimonio;
  • se l’acquisto è avvenuto durante il matrimonio in uno dei seguenti modi:
    • per effetto di donazione o testamento (salvo che nell’atto di donazione o nel testamento siano specificamente attribuiti alla comunione);
    • con il corrispettivo del trasferimento o dello scambio di beni acquistati prima del matrimonio e di quelli acquisiti anche dopo il matrimonio per donazione o successione (salvo che siano specificamente attribuiti alla comunione), di beni di uso strettamente personale e di loro accessori (per esempio, abiti), di beni necessari all’esercizio della professione (tranne quelli destinati all’azienda facente parte della comunione), di beni ottenuti a titolo di risarcimento danni o a titolo di pensione per perdita parziale o totale della capacità lavorativa (pensione di inabilità, assegno di invalidità) a condizione che l’esclusione dalla comunione risulti espressamente dichiarato nell’atto di acquisto.

Nel caso di socio s.n.c. o accomandatario di s.a.s., la quota è considerata bene destinato all’esercizio dell’impresa e quindi rientra solo nella comunione cosiddetta “de residuo cioè di beni che normalmente non rientrano nella comunione legale, ma ne fanno parte solo al momento del suo scioglimento (quindi al momento del decesso di uno dei coniugi).

Nel caso, invece, di socio di s.p.a., s.r.l. o accomandante di s.a.s., le quote sociali entrano immediatamente in comunione tra i coniugi.

Il diverso regime di comunione o separazione dei beni è rilevante per individuare la quota ereditaria del coniuge e quella dei figli. Questi ultimi, infatti, in caso di quota sociale ricadente nella comunione legale, potranno succedere solo nel 50% della quota sociale del genitore defunto (50% del 95%) in quanto il restante 50% è di proprietà del coniuge.

In ogni caso, i beni immobili, essendo intestati alla società, non vengono trasferiti automaticamente agli eredi, ma a questi viene eventualmente liquidata una somma di denaro corrispondente alla quota ereditaria (calcolata sul valore complessivo dell’eredità personale del de cuius e della quota sociale di quest’ultimo).

Fermo restando che i beni sono intestati alla società, i figli non hanno alcun diritto di abitazione degli immobili né ereditano automaticamente i beni mobili. La successione di questi ultimi, se di proprietà del de cuius, dipende dalle disposizioni inserite in un eventuale testamento, oppure, in mancanza, dalle regole di successione legittima. Per i beni mobili in comproprietà tra i coniugi, i figli ereditano soltanto l’eventuale valore corrispondente al 50%.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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