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Matrimonio contratto all’estero tra cittadini italiani: legge applicabile per separazione e divorzio

10 Luglio 2021
Matrimonio contratto all’estero tra cittadini italiani: legge applicabile per separazione e divorzio

Sono sposato con una signora di origini malgasce, ora diventata cittadina italiana per matrimonio. Tale matrimonio è stato celebrato in Madagascar (comune di Antananarivo) e, successivamente, omologato qui in Italia. Non ci sono figli. Mia moglie vuole tornare definitivamente in Madagascar. Dove fare separazione e divorzio? 

Se l’interesse è quello di sciogliere definitivamente il vincolo matrimoniale, a prescindere dal fatto che la moglie voglia tornare in Madagascar e non vivere più in Italia, tanto la separazione, quanto il divorzio, devono essere assoggettati alla legge italiana. La procedura indicata dal lettore (separazione in Italia e divorzio in Madagascar) non sarebbe, pertanto, possibile alla luce della legislazione vigente.

Difatti, ai sensi dell’art. 31 della L. n. 218/1995, “la separazione personale e lo scioglimento del matrimonio sono regolati dalla legge nazionale comune dei coniugi al momento della domanda di separazione o di scioglimento del matrimonio; in mancanza si applica la legge dello Stato nel quale la vita matrimoniale risulta prevalentemente localizzata. La separazione personale e lo scioglimento del matrimonio, qualora non siano previsti dalla legge straniera applicabile, sono regolati dalla legge italiana”.

Ebbene, nel caso di specie, in cui entrambi i coniugi hanno la cittadinanza italiana, sono residenti in Italia e hanno vissuto in Italia la vita matrimoniale, l’elemento “straniero” del matrimonio celebrato all’estero (ma trascritto in Italia), non rende applicabile la legge del Madagascar. Resta applicabile solo la legge e la giurisdizione dello Stato italiano. Di conseguenza, è necessario instaurare tanto il procedimento di separazione, quanto, successivamente, il procedimento di divorzio, in Italia, presso il tribunale competente in base all’ultimo luogo di residenza dei coniugi.

Inoltre, non essendoci figli, se entrambi i coniugi sono d’accordo a separarsi e non ci sono controversie in ordine ai beni da dividere, al mantenimento o ad altre questioni familiari, è possibile attivare uno dei seguenti procedimenti di separazione consensuale e, successivamente (dopo sei mesi) il divorzio breve:

  • procedimento giudiziale di separazione consensuale dinanzi al tribunale competente;
  • negoziazione assistita di separazione consensuale (procedura stragiudiziale effettuata tramite avvocati);
  • separazione consensuale in Comune, dinanzi all’Ufficiale di stato civile.

In tutti i casi sopra elencati, i coniugi redigono un vero e proprio accordo di separazione con il quale disciplinano tra loro i rapporti personali e patrimoniali.

Una volta dichiarata la separazione, secondo uno dei procedimenti sopra elencati, i coniugi sono autorizzati a vivere separatamente, e nulla vieta alla moglie di rientrare in Madagascar e lasciare il tetto coniugale. Il divorzio dovrà essere poi comunque effettuato in Italia, decorsi sei mesi dalla separazione, con procedimento giudiziale, negoziazione assistita o recandosi in Comune.

Se, invece, non vi è accordo tra i coniugi, occorre rivolgersi necessariamente al Tribunale per l’instaurazione del procedimento di separazione giudiziale (una vera e propria causa), sicuramente più lungo e costoso rispetto a quello consensuale. Occorre, poi, attendere un anno dalla sentenza di separazione, per poter procedere con il divorzio.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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