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Residenza in Portogallo e domicilio in Italia: tassazione redditi da lavoro autonomo

17 Luglio 2021
Residenza in Portogallo e domicilio in Italia: tassazione redditi da lavoro autonomo

Io e la mia compagna vorremmo trasferirci dall’Italia in Portogallo. Per mantenere il suo contratto di lavoro con una ditta italiana, la mia compagna vorrebbe mantenere un domicilio qui in Italia, pur spostando la residenza in Portogallo e lavorare con P.Iva. Vorremmo chiedere conferma della possibilità per la legge italiana, in particolare per l’Agenzia delle Entrate, di avere residenza in uno stato UE avendo comunque domicilio e soprattutto contratto di lavoro in Italia.

Per rispondere al quesito del lettore, occorre innanzitutto precisare qual è il regime fiscale applicabile nel caso del cittadino italiano residente all’estero.

Il nostro ordinamento prevede il cosiddetto principio di territorialità, secondo cui, sono soggetti passivi delle imposte sui redditi i cittadini residenti in Italia: ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile (art. 2, Testo unico del 22/12/1986 n. 917).

Ne consegue, al contrario, che, per non essere considerati residenti in Italia, occorre:

  • non essere iscritti nelle anagrafi comunali dei residenti per la maggior parte del periodo d’imposta, cioè per almeno 183 giorni (184 per gli anni bisestili);
  • non avere, nel territorio dello Stato italiano, né il domicilio (sede principale di affari e interessi) né la residenza (dimora abituale).

Se manca anche una sola di queste condizioni, il contribuente è considerato residente in Italia, ai fini fiscali. Ne consegue che nulla vieta alla compagna del lettore di trasferire la residenza in Portogallo e mantenere il domicilio in Italia, ma il mantenimento del domicilio comporterà la tassazione dei redditi in Italia (non in Portogallo).

In ogni caso, i cittadini non residenti, che producono reddito in Italia, ai fini delle imposte sul reddito, hanno il domicilio fiscale nel Comune italiano nel quale hanno prodotto il reddito (o, se l’attività viene svolta in più Comuni, nel Comune in cui hanno prodotto il reddito più elevato), come previsto dall’art. 58 del Decreto del Presidente della Repubblica del 29/09/1973 n. 600.

Ai sensi dell’art. 3, del Testo unico del 22/12/1986 n. 917, le imposte sui redditi si applicano sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti al netto degli oneri deducibili e per i non residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato.

Veniamo, dunque, al quesito di fondo: dove viene tassato il reddito da lavoro autonomo con azienda italiana da soggetto residente all’estero?

La regola generale è quella secondo cui il reddito prodotto in Italia è tassato in Italia; si intende prodotto in Italia, il reddito che ha avuto origine nel territorio italiano e sul punto occorre distinguere:

  • redditi derivanti da prestazioni di collaborazioni coordinate e continuative: si considerano prodotti nel territorio dello Stato se corrisposti dallo Stato italiano, da soggetti residenti in Italia o da stabili organizzazioni, nel territorio dello Stato, a soggetti non residenti. Se ad erogare il compenso al non residente è un soggetto nazionale, quindi, l’imposta è dovuta in Italia a prescindere dal fatto che le prestazioni siano materialmente effettuate nel territorio nazionale o all’estero;
  • i redditi conseguiti svolgendo libere professioni o altre attività di carattere indipendente: nel caso di residenti in Paesi con cui sia in vigore una Convenzione per evitare le doppie imposizioni, tali redditi sono in genere imponibili in Italia se l’attività viene svolta abitualmente in una sede fissa – ad esempio, il locale di consultazione di un medico, l’ufficio di un architetto o di un avvocato – per la porzione di reddito attribuibile a tale sede.

Nel caso in cui, invece, il residente in uno Stato legato all’Italia da Convenzione per evitare le doppie imposizioni eserciti nel nostro Paese una libera professione, senza avvalersi di una sede fissa, l’Amministrazione finanziaria italiana, in genere, non tassa i relativi redditi.

I redditi derivanti da attività libero-professionali imponibili in Italia e percepiti da residenti all’estero sono sottoposti ad imposizione nel seguente modo:

  • se i compensi sono erogati da committenti che sono sostituti d’imposta, subiscono una ritenuta a titolo d’imposta (definitiva) del 30 per cento;
  • se i compensi sono erogati da committenti che non sono sostituti d’imposta, devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi da presentare all’Amministrazione finanziaria italiana.

Quelle appena elencate sono le regole generali riportate dall’Agenzia delle Entrate nella Guida Fiscale per i residenti all’estero.

Tuttavia, visto che l’Italia ha stipulato con il Portogallo la convenzione contro le doppie imposizioni, è possibile verificare, nel caso di specie, come avverrebbe la tassazione del reddito in caso di trasferimento della residenza in Portogallo.

La legge 10 luglio 1982, n. 562 “Ratifica ed esecuzione della convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica portoghese per evitare le doppie imposizioni e prevenire l’evasione fiscale in materia di imposte sul reddito, con protocollo aggiuntivo, firmata a Roma il 14 maggio 1980”, regola, all’art. 14, la tassazione dei redditi dei professionisti indipendenti, nel seguente modo:

I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività di carattere indipendente sono imponibili soltanto in detto Stato.

Tuttavia, detti redditi sono imponibili nell’altro Stato contraente nei seguenti casi:

a) se il residente dispone abitualmente, nell’altro Stato contraente, di una base fissa per l’esercizio delle sue attività; in tal caso, è imponibile nell’altro Stato contraente soltanto la frazione dei redditi attribuibile a detta base fissa; o

b) se la sua permanenza nell’altro Stato, contraente si protrae per un periodo o periodi di durata complessiva eguale o superiore a 183 giorni nel corso dell’anno solare.

L’espressione “libera professione” comprende in particolare le attività indipendenti di carattere scientifico, letterario, artistico, educativo o pedagogico, nonché le attività indipendenti dei medici, avvocati, ingegneri, architetti, dentisti e contabili”.

Ai fini della Convenzione (art. 4), l’espressione “residente di uno Stato contraente” designa ogni  persona  che,  in  virtù  della legislazione di detto Stato, è assoggettata ad imposta nello stesso Stato, a motivo del suo domicilio, della sua  residenza,  della  sede della sua direzione o di  ogni  altro  criterio  di  natura  analoga.

Quando una persona fisica è residente di entrambi gli Stati  contraenti:

  • detta persona è considerata residente dello Stato contraente nel quale ha un’abitazione permanente; se  essa   dispone   di un’abitazione  permanente  in  entrambi  gli  Stati,  è  considerata residente dello  Stato  nel  quale  le  sue  relazioni  personali  ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali);
  • se non si può determinare lo Stato nel quale detta persona ha il centro dei suoi interessi vitali, o se la medesima non  ha  una abitazione permanente in alcuno  degli  Stati,  essa  è considerata residente dello Stato in cui soggiorna abitualmente;
  • se detta persona soggiorna abitualmente in entrambi gli Stati, ovvero non soggiorna abitualmente in alcuno di  essi,  essa  è considerata residente dello Stato del quale ha la nazionalità;
  • se detta persona ha la nazionalità di entrambi gli Stati, o se, non ha la nazionalità di alcuno di essi, le autorità competenti degli Stati risolvono la questione di comune accordo.

Alla luce di quanto precede, l’eliminazione della doppia imposizione fiscale avviene nel seguente modo (art. 22 della Convenzione):

Se un residente del Portogallo riceve redditi che, in conformità alle disposizioni della Convenzione,  sono imponibili in Italia, il Portogallo dedurrà dall’imposta  portoghese sui redditi di tale residente un ammontare  pari  all’imposta  sul reddito pagata in Italia. La deduzione non può tuttavia eccedere la quota dell’imposta sul reddito, calcolata prima della deduzione, attribuibile ai redditi imponibili in Italia.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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