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Come disconoscere la paternità di un figlio

18 Maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Maggio 2014



Il disconoscimento di un figlio non può chiederlo chiunque, in ogni tempo e per qualsiasi motivo: una guida per capire chi, come e quando può promuovere la relativa azione.

 

Amore, sincerità e fiducia sono sentimenti che dovrebbero andare sempre di pari passo.

Eppure può accadere che  una donna lasci credere al proprio marito o compagno di essere il padre di figli avuti da un’altra relazione o che un uomo scopra, a distanza di tempo, di essere padre di un bambino riconosciuto da un altro o, ancora, che un marito accetti di riconoscere come proprio un figlio non suo.

Che fare in questi casi? Chiunque può chiedere che sia disconosciuta la paternità di un figlio? Una madre pentita, un padre legittimo oppure biologico, un estraneo? Purtroppo no. Non tutti, non in qualsiasi momento e non per qualsiasi ragione (ad esempio la rottura di una relazione sentimentale o un dovere morale) possono chiedere che venga accertata l’inesistenza di un rapporto biologico tra padre e figlio.

La legge, infatti, prevede due possibilità, a seconda che si voglia chiedere che venga disconosciuta la paternità di un figlio nato in costanza di matrimonio o di un figlio nato da una coppia di fatto. Esaminiamole nello specifico.

A) Azione di disconoscimento di paternità [1]

Si tratta dell’azione che deve proporre chi intenda far accertare e, di conseguenza, dichiarare la mancanza del rapporto biologico tra un padre e un figlio nato durante il matrimonio.

In questa ipotesi, la legge presume che il marito della madre sia anche il padre del bambino (si parla, a riguardo di «presunzione» di paternità). Ciò accade quando la nascita è avvenuta almeno 180 giorni dopo il matrimonio e non oltre trecento giorni dall’annullamento o dal divorzio [2].

Tale presunzione termina se sono decorsi trecento giorni dalla separazione o dal provvedimento con cui il giudice autorizza i coniugi a vivere separatamente.

La madre, però, può sempre, al momento della nascita, dichiarare il figlio come naturale (cioè adulterino); in tale ipotesi resta esclusa la suddetta presunzione. Al di fuori di questa ipotesi, invece, occorrerà promuovere la relativa azione di disconoscimento.

L’azione si può proporre per qualsiasi motivo? 

No. È possibile proporla solo in tre ipotesi tassative:

– in caso di mancata convivenza dei coniugi nel periodo compreso tra il 300simo ed il 180simo giorno prima del parto;

– se, in questo stesso lasso di tempo, l’uomo era affetto da impotenza, anche solo di generare (si pensi ad esempio ad una malattia poi curata);

– se la moglie ha avuto una relazione extraconiugale, nascondendo al marito la gravidanza e la nascita del figlio.

Ciò significa che un marito non può chiedere, ad esempio, di disconoscere un figlio che ha, a suo tempo, voluto riconoscere pur nella consapevolezza che non fosse proprio.

Chi e quando può proporre l’azione?

L’azione può essere proposta, con l’assistenza di un avvocato, solo da alcuni soggetti ed entro precisi limiti di tempo.

In particolare può richiederla [3]:

1. la moglie entro 6 mesi dal parto o da quando ha saputo dell’impotenza a generare del marito, al momento del concepimento;

2. il marito entro 1 anno:

a) dal giorno della nascita, se egli si trovava nel luogo in cui è nato il figlio e prova di aver ignorato la propria impotenza a generare, o dal giorno in cui ha avuto conoscenza dell’adulterio della moglie;

b) dal giorno del suo ritorno nella residenza familiare, se non si trovava nel luogo in cui è nato il figlio. Se, però, egli riesce a provare di non aver saputo della nascita in tali giorni, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto notizia.

In ogni caso, decorsi 5 anni dalla nascita del figlio, l’azione non può più essere proposta [4];

3. il figlio maggiorenne o un curatore speciale nominato dal giudice su istanza del figlio che ha compiuto i 16 anni o del pubblico ministero, se di età inferiore. Il limite dei cinque anni, tuttavia, non opera nei confronti del figlio che potrà, infatti, far valere sempre l’azione;

4. i discendenti o gli ascendenti nel caso di morte del presunto padre o della madre. Il termine, in tal caso, decorrerà dalla morte del presunto genitore, dalla nascita del figlio postumo o dal raggiungimento della maggiore età di ciascun discendente;

5. il coniuge o i discendenti del figlio, entro un anno dalla sua morte o da quando siano divenuti maggiorenni [5].

L’azione non può, invece, essere proposta dal padre naturale o da soggetti diversi da quelli elencati, nonostante siano venuti a conoscenza dell’inesistenza del rapporto biologico tra padre e figlio.

Le condizioni appena elencate cambiano in modo sostanziale quando, invece, si intende contestare il rapporto biologico tra un padre e un figlio nato fuori dal matrimonio.

In questa ipotesi, infatti, non ricorre alcuna presunzione di paternità, neppure se si tratta di una stabile convivenza. Andrà quindi promossa l’azione di impugnativa di riconoscimento per difetto di veridicità (v. dopo).

B) Azione di impugnativa di riconoscimento per difetto di veridicità [5].

Chi e quando può promuovere l’azione

 

Tale azione può essere promossa sul semplice presupposto del difetto di rapporto biologico:

1. dall’autore del riconoscimento (anche effettuato nella consapevolezza che il figlio non fosse proprio), entro un anno dal giorno dell’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita:

a) se, però, il riconoscimento è stato estorto con violenza, essa va proposta entro un anno da quando tale violenza è cessata [6];

b) se prova di non sapere della propria impotenza a generare al tempo del concepimento, l’azione va proposta entro 1 anno da quando ne è venuto a conoscenza.

Nello stesso termine, la madre che ha effettuato il riconoscimento può provare di aver ignorato l’impotenza del presunto padre;

2. da chiunque vi abbia un interesse (ad esempio, il coniuge di chi ha effettuato il falso riconoscimento).

L’interesse a promuoverla non deve essere necessariamente giuridico (ad esempio, finalizzato al riconoscimento di diritti patrimoniali), ma anche di natura morale.

In ogni caso, l’azione va proposta non oltre cinque anni dall’annotazione del riconoscimento a margine dell’atto di nascita;

3. dal figlio maggiorenne o da un curatore speciale nominato dal giudice [7], su richiesta del figlio di almeno quattordici anni o del pubblico ministero o dell’altro genitore, se il figlio è di età inferiore.

In tal caso l’azione non ha termini di prescrizione.

Come provare il difetto di paternità

 

In entrambe le azioni, la prova della inesistenza del legame biologico tra padre e figlio può essere data  anche attraverso dichiarazioni testimoniali.

Va detto, tuttavia, che la prova tramite indagine del Dna (effettuata attraverso un semplice prelievo di sangue) è quella che permette di accertare o di escludere, senza ombra di dubbio, la paternità del figlio. Per questo motivo, il rifiuto volontario da parte del presunto padre, per quanto costituisca una libera scelta, può essere valutato al pari di una prova, secondo il libero apprezzamento del giudice [8].

Tra l’altro, nell’azione di disconoscimento non occorre che, prima dell’effettuazione della consulenza sia provato l’adulterio [9], poiché la prova genetica è ammessa anche solo per il fondato sospetto del tradimento; d’altro canto, la certezza assoluta la potrà dare solo l’indagine genetica.

Tale indagine, tuttavia, non è sempre necessaria per escludere la paternità biologica: in taluni casi, infatti, può essere sufficiente l’acquisizione della cartella clinica relativa al parto, da cui sono rilevabili i gruppi sanguigni di madre e bambino.

Se, infatti, il gruppo sanguigno del figlio non risultasse compatibile né con quello materno né con quello del presunto padre, l’indagine genetica sarebbe superflua, visto che il gruppo sanguigno deve coincidere necessariamente con quello di uno o dell’altro genitore.

Effetti

L’accoglimento di una delle due azioni comporta l’estinzione del rapporto di filiazione paterna, inclusi gli effetti avuti sul nome, sulla cittadinanza e sull’autorità parentale.

Va detto, tuttavia, che la perdita del cognome non è automatica perché il tribunale può autorizzare la conservazione del cognome attribuito al figlio alla nascita, se questo sia già divenuto «elemento connotativo e distintivo della sua identità personale» [10].

Qualora si voglia disconoscere la paternità di un figlio nato fuori dal matrimonio, la legge tende a privilegiare la verità biologica, motivo per cui l’azione è consentita a chiunque vi abbia interesse per ragioni anche di solo carattere morale.

Nel caso, invece, di figlio nato in costanza di matrimonio, la legge fa prevalere lo status attribuito alla nascita al figlio (anche se non corrisponde a verità), e pertanto l’azione va proposta da alcuni soggetti e per motivi precisi, al fuori dei quali è inammissibile.

note

[1] Art. 243 bis cod. civ.

[2] Art. 232 cod. civ.

[3] Art. 244, c. 2, cod. civ.

[4] Art. 244, c. 4, cod. civ., come novellato dal d. lgsl. del 12.07.13.

[5] Art. 263 cod. civ.

[6] Art. 265 cod. civ.

[7] Art. 264 cod. civ.

[8] L’art. 116 cod. proc. civ. recita: “Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento  salvo che la legge non disponga altrimenti. Il giudice può desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dell’articolo seguente, dal loro rifiuto a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo”.

[9] C. Cost., sent. n. 266/06 e Cass., sent. n. 8356/07.

[10] C. Cost., sent. n. 13 del 3.02.1994 e n. 297 del 23.07.1996.

Autore immagine: 123rf.com


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5 Commenti

  1. SALVE, ho letto attentamente i passi relativi al disconsocimento di paternità, tuutavia nn ho trovato il caso in cui un padre, presunto nn padre naturale, ormai deceduto abbia riconosciuto 50 anni fà il bambino nato nel matrimnio, ma del quale vi è dubbio.
    Tale bambino ha un fratello maggiore. Costui potrebbe promuovere una causa che riporti il mezzo della eredità dalla sua parte???

  2. se ho capito bene se un uomo sposato scopre dopo 6 anni che suo figlio è figlio dell’amante della moglie, deve comunque mantenerlo per tutta la vita ? addirittura anche se la moglie si separa e va a vivere con figlio e amante ? mi sembra profondamente ingiusto e possibile causa di rabbie non da poco.

  3. In conclusione, io che ho scoperto dopo un anno e tre mesi che il bimbo non era mio, devo comunque chiedere il disconoscimento entro e non oltre i cinque anni. Ma, siccome per istruire una pratica come questa, servono soldi, se io non avevo disponibilità nei cinque anni, ho perso il diritto di disconoscerlo, pur essendo certo che non è mio? (esame del DNA effettuato, sia su di me sia sul vero padre biologico)

    1. Mia moglie avuto un figlio com un altro uomo fuori dal matrimonio e il pretore mi sta trattenendo FR. 500.- dalla mia pensione e assurdo.
      Io non voglio firmare il documento di DISCONOSCIMENTO DI PATERNITA perche mia moglie mi deve dei soldi.
      Vi chiedo se io non Firmo cosa mi succede per favore datemi una risposta urgente ( il Pretore a dato una scadenza fino al 31.05.2017 (per conoscenza mia moglie e Brasileira )

  4. Quindi in caso di inganno, ad esempio in caso venga falsificata una firma per intraprendere una inseminazione artificiale, o violenza e quindi il bambino risulti biologicamente figlio non c’è assolutamente niente da fare? Interessante…

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