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Differenza tra rimesse solutorie e ripristinatorie

9 Luglio 2021
Differenza tra rimesse solutorie e ripristinatorie

Affidamento bancario: i pagamenti fatti entro il fido sono rimesse ripristinatorie mentre quelli fatti in assenza di fido o a seguito di prelievi superiori al fido sono rimesse solutorie. 

Non tutti sanno qual è la differenza tra rimesse solutorie e ripristinatorie, sicché sarà bene fare un po’ di chiarezza per rendere l’argomento più semplice e comprensibile.

Iniziamo col dire che si parla di rimesse «solutorie» e «ripristinatorie» nell’ambito del cosiddetto “fido bancario”, meglio detto “contratto di affidamento” o, ancora, “apertura di credito bancario”.

Dunque, per capire la differenza tra rimesse solutorie e ripristinatorie dobbiamo rinfrescare la nozione di fido.

Cos’è il fido (o apertura di credito)

Come noto, l’affidamento bancario è quel rapporto in forza del quale la banca mette a disposizione del proprio cliente una predeterminata somma, somma che questi può decidere se e quando utilizzare per le proprie necessità. Si tratta di una sorta di mutuo, con la differenza che, in questo caso, l’importo non viene erogato in un’unica soluzione. In buona sostanza, con il fido la banca dà la possibilità al correntista di spendere più di quanto ha sul proprio conto, e fino a un tetto prefissato, dovendo poi restituire l’importo senza però un piano rateale rigido come invece avviene con il mutuo. In pratica il cliente è libero di scegliere quando e quanti versamenti effettuare per ripristinare il debito con la banca.

Giovanni esercita un’attività commerciale soggetta a cali stagionali: durante l’estate, produce grossi guadagni mentre, nella stagione invernale, i ricavi si contraggono sensibilmente. Durante la stagione invernale, Giovanni ha necessità di far fronte ad alcune spese fisse che gli consentono poi di produrre nella stagione estiva e massimizzare i propri utili. Così, ben sapendo che, sul proprio conto, le somme affluiranno dopo qualche mese, chiede alla banca un affidamento bancario, ossia la possibilità di spendere più di quanto ha, con la promessa di restituire tali importi non appena gli utili torneranno a crescere.  

L’apertura di credito è dunque finalizzata a garantire al beneficiario la disponibilità di fondi nel momento in cui questi ne abbia la necessità, a tempo indeterminato o per un periodo di tempo che, al momento della conclusione del contratto, è nella maggioranza dei casi incerto. Il beneficiario può disporre del credito messo a sua disposizione anche a più riprese o, addirittura, decidere di non utilizzare affatto l’affidamento concessogli. L’obbligazione della banca consiste pertanto nel rendere disponibili somme purché entro un limite massimo predefinito e, quindi, l’apertura di credito è preordinata a creare una disponibilità di fondi. Il mutuo risponde invece a un bisogno immediato di denaro da parte del mutuatario che beneficia immediatamente e, di norma, in un’unica soluzione dell’intero prestito concessogli.

Naturalmente, la banca si fa pagare l’apertura di credito in termini di tassi di interesse.

Nulla esclude che il cliente, pur avendo per contratto la possibilità di utilizzare un plafond massimo per come messo a disposizione dalla banca, “sconfini” da questo limite e utilizzi più del credito concessogli. In tal caso, i tassi di interesse sullo sconfinamento saranno maggiori rispetto a quelli previsti per l’utilizzo ordinario del fido.

Differenza tra rimesse solutorie e ripristinatorie

Una volta spiegato come funziona l’affidamento bancario, possiamo chiarire la differenza tra rimesse solutorie e ripristinatorie. Per farlo, dobbiamo immaginare la posizione di due diversi soggetti: entrambi hanno ottenuto un’apertura di credito ma se il primo non ha sforato dal limite massimo concessogli dalla banca, il secondo invece è andato oltre. 

Cosa sono le rimesse ripristinatorie?

Partiamo dal caso del soggetto che, avendo ottenuto il fido, non ha mai sconfinato dal tetto massimo concessogli dalla banca.

Le rimesse ripristinatorie sono i versamenti che tale cliente fa nei confronti del proprio istituto di credito con la funzione di saldare tutto o solo parte del fido. Le rimesse ripristinatorie hanno quindi la sola funzione di ripristinare la possibilità per il correntista di indebitarsi nuovamente.

Luca ha ottenuto un fido di 30mila euro. Di questi 30mila, Luca ne ha già utilizzati 20mila; gliene restano pertanto altri 10mila. Senonché, di tanto in tanto, a fine giornata lavorativa, Luca versa 2mila euro sul conto. Dopo un mese, egli ha versato sul conto 8mila euro. Questi 8mila euro si considerano «rimesse ripristinatorie» perché, avendo riportato il fido utilizzato a 12mila euro, gli consentono di utilizzarne di nuovo 18mila euro.

Cosa sono le rimesse solutorie?

Le rimesse solutorie sono i versamenti effettuati dal correntista, sui saldi debitori in assenza di affidamento oppure oltre il fido accordato. È quindi il caso di chi ha “sforato” il plafond messogli a disposizione dalla banca.

Matteo ha ottenuto un fido di 10mila euro ma, oltre ad aver già consumato tutti i 10mila euro, ne ha prelevati altri 3mila. La banca lo invita a rientrare nel fido. Così Matteo versa subito 2mila euro sul conto e poi altri mille. Ebbene, questi due versamenti si considerano «rimesse solutorie» perché vanno a riportare il fido nei limiti del tetto inizialmente convenuto in contratto. 

Settimio ha un conto corrente con 5mila euro depositati. Egli non ha un affidamento bancario ma, ciò nonostante, effettua pagamenti per un totale di 6mila euro. La banca chiude un occhio e, in virtù dei buoni rapporti con il proprio cliente, gli consente di sforare di mille euro, con l’invito però a ripristinare il debito al più presto. Dopo dieci giorni Settimio, allo scopo di saldare il debito, fa un versamento di 2mila euro, così riportando il proprio conto da una situazione in “rosso” ad una di “attivo”.



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