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Come evitare la confisca tributaria 

10 Luglio 2021 | Autore:
Come evitare la confisca tributaria 

 I metodi legali per neutralizzare il sequestro dei beni e dei profitti ottenuti con l’evasione fiscale e per far cadere i vincoli apposti sul patrimonio.

Negli ultimi anni, il legislatore italiano ha imparato a ragionare in maniera trasversale: non cerca soltanto di recuperare le imposte evase, ma mira a colpire direttamente il patrimonio dell’evasore, prelevando da esso in modo forzoso l’equivalente dell’importo sottratto al Fisco, ad esempio una casa acquistata con i proventi illeciti. Così il raggio di azione diventa molto più ampio: la confisca colpisce non solo il profitto ottenuto non pagando le tasse, ma anche le sue manifestazioni economiche e finanziarie successive. Questo sistema, però, potrebbe rivelarsi ingiusto e dare luogo ad applicazioni inique, come quando la sentenza di condanna per un reato tributario arriva molti anni dopo la commissione del fatto e, nel frattempo, il contribuente ha compiuto molte altre attività lecite. 

Ma come evitare la confisca tributaria? I modi leciti per farlo esistono, anche se sono poco conosciuti. Innanzitutto, devi sapere che la confisca non arriva subito e all’improvviso, ma è quasi sempre preceduta dal sequestro preventivo di beni mobili e immobili e di somme di denaro, come quelle depositate sui conti correnti bancari. Questo significa che se si riesce a far cadere il provvedimento di sequestro, la confisca non sarà possibile. 

Inoltre, bisogna tenere presente che tutta la vicenda nasce da un debito fiscale non pagato per un importo ingente, che diventa reato tributario quando si superano determinate soglie. Perciò, se si interviene alla radice, cioè sul debito, la confisca cade, semplicemente versando la somma dovuta. Questo si può fare anche attraverso la rateizzazione o con la rottamazione delle cartelle esattoriali, come ha affermato una nuova pronuncia della Cassazione [1]. 

Confisca tributaria: cos’è e quando opera?

La confisca tributaria, o più esattamente la confisca dei beni per reati tributari, è una misura di sicurezza patrimoniale che serve a togliere al condannato i beni che sono serviti per commettere il reato e quelli che sono stati ottenuti attraverso l’illecito: si tratta, secondo la definizione fornita dalla legge [2], delle cose che ne costituiscono «il prezzo, il prodotto o il profitto». 

Ci sono tre fondamentali tipi di confisca: 

  • la confisca diretta, che colpisce i beni ottenuti commettendo il reato. Secondo la Cassazione, anche la confisca del denaro in banca è di tipo diretto, perché il denaro è un bene fungibile; 
  • la confisca per equivalente, che preleva l’importo corrispondente a quello ottenuto con la commissione dell’illecito, in quanto esso rappresenta comunque il profitto conseguito dal colpevole. Ad esempio, si può sequestrare la casa per evasione fiscale quando le tasse non versate sono state destinate all’acquisto di un bene immobile. 
  • la confisca per sproporzione (chiamata anche “confisca allargata”), che riguarda il denaro, i beni o le altre utilità patrimoniali di cui l’evasore è titolare (anche per interposta persona) e delle quali non riesce a giustificare la legittima provenienza, quando risultano eccessive rispetto ai redditi dichiarati ed all’attività economica esercitata.

La legge [3] stabilisce che «in ogni caso il condannato non può giustificare la legittima provenienza dei beni sul presupposto che il denaro utilizzato per acquistarli sia provento o reimpiego dell’evasione fiscale, salvo che l’obbligazione tributaria sia stata estinta mediante adempimento nelle forme di legge». A seguire, vedrai cosa significa questa precisazione e quali effetti favorevoli ha per chi decide di pagare il suo debito con il Fisco.

Confisca tributaria: quali beni colpisce?

La confisca tributaria può colpire qualsiasi bene, mobile o immobile, e qualsiasi somma di denaro nella disponibilità del reo. Per evitare un’applicazione indiscriminata, la giurisprudenza ha precisato che occorre un criterio di «ragionevolezza temporale», limitandola ai beni e agli apporti finanziari che sono entrati nella disponibilità economica del condannato in data successiva rispetto a quella di commissione del reato che consente la confisca. Non si possono, quindi, confiscare beni o somme che il soggetto aveva conseguito già prima di compiere l’illecito tributario.

A tal proposito, tieni presente che: 

  • il prezzo del reato consiste nelle cose ricevute (o anche soltanto promesse) da un soggetto che ha commesso un illecito penale, come un qualsiasi reato tributario o di altro genere; 
  • il profitto è il «risultato economico che il reato consente di ricavare, quale vantaggio di diretta e immediata derivazione causale dall’illecito presupposto» [4], ad esempio i titoli azionari o i beni immobili acquistati con il “risparmio” fiscale derivante dall’omesso versamento delle imposte; 
  • il prodotto è, secondo la Cassazione [5], «il risultato empirico, cioè le cose create, trasformate, adulterate o acquisite mediante il reato»; ad esempio, i proventi monetari derivanti da un’omessa dichiarazione dei redditi o da una falsa fatturazione. 

Nei reati tributari, il profitto conseguito – che come abbiamo visto è confiscabile anche per il suo equivalente – si considera pari all’ammontare delle imposte evase. Non si considerano, quindi, le sanzioni, gli interessi di mora e gli aggi di riscossione.

Confisca e sequestro preventivo: rapporti

La confisca viene quasi sempre preceduta dal sequestro preventivo dei beni: è un provvedimento adottato dal giudice, sin dalla fase delle indagini preliminari, e serve ad evitare che durante il lungo tempo occorrente per la celebrazione del processo quei beni possano essere alienati, sottratti o dispersi. 

Il sequestro preventivo può essere annullato dal tribunale del riesame o dallo stesso giudice che lo ha emesso, se vengono meno i suoi presupposti o le esigenze cautelari. Esso cade anche con la sentenza di proscioglimento dell’imputato; se invece la sentenza è di condanna, il sequestro diventa confisca e si tramuta in un provvedimento che apprende definitivamente quei beni che erano stati già vincolati in precedenza. 

Come neutralizzare ed evitare la confisca?

Il modo più efficace per neutralizzare la confisca, o il sequestro preventivo finalizzato ad essa, è quello di avvalersi di una speciale disposizione di legge sui reati tributari [6], la quale prevede che «la confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’Erario anche in presenza di sequestro». La portata di questa norma è molto ampia, perché consente di sospendere gli effetti della confisca in due casi molto frequenti nella pratica: 

  • quando il contribuente ha rateizzato il suo debito fiscale e si mantiene in regola con i pagamenti periodici: in questo caso, come ha precisato la Corte di Cassazione, [7], la confisca non è eseguibile poiché resta «subordinata ad una condizione futura e incerta, che si avvererà solo in caso di mancato pagamento del debito»;
  • quando il contribuente ha aderito alla rottamazione e dimostra di aver versato le somme dovute, come ha stabilito la Suprema Corte nella nuova sentenza che ti abbiamo anticipato all’inizio [1].  

In entrambi i casi, la confisca o il sequestro preventivo che ad essa è preordinato, mantengono effetti sino a quando i pagamenti non vengono completati e, dunque, sino al momento in cui il debito residuo viene interamente estinto; in quel momento, i provvedimenti giudiziari verranno revocati. Infatti, la norma di legge dispone che «nel caso di mancato versamento la confisca è sempre disposta». Perciò, chi ha aderito ad una rateizzazione o ad una delle forme di rottamazione dei debiti tributari otterrà la sospensione della confisca sin dal momento di presentazione della domanda, e la sua eliminazione quando i pagamenti saranno completati.

Un’altra recentissima sentenza della Cassazione [8] ha stabilito che i versamenti dei tributi dovuti possono essere eseguiti anche in compensazione con crediti che il contribuente vanta nei confronti del Fisco. La compensazione che evita la confisca è realizzabile anche in fase di accertamento con adesione, un accordo che il contribuente può raggiungere con l’Agenzia delle Entrate per eliminare o ridurre la pretesa tributaria; anche in questo caso, la confisca cadrà al momento della completa estinzione del debito.  


note

[1] Cass. sent. n. 25992 del 08.07.2021.

[2] Art. 240 Cod. pen.

[3] Art. 240 bis Cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 31617/2015.

[5] Cass. sent. n. 44315/2013.

[6] Art. 12 bis, co.2, D.Lgs. n. 74/2000.

[7] Cass. sent. n. 9355 del 09.03.2021.

[8] Cass. sent. n. 25792 del 07.07.2021.


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