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Pensione di anzianità Inps

11 Luglio 2021 | Autore:
Pensione di anzianità Inps

Pensionamento con i requisiti ante-Fornero, in regime di totalizzazione e per gli addetti ai lavori usuranti e notturni: quando vale ancora l’anzianità.

Con il termine pensione di anzianità si intende un trattamento pensionistico alternativo alla pensione di vecchiaia, che consente l’uscita dal lavoro prima dell’età pensionabile (attualmente, pari a 67 anni presso le gestioni amministrate dall’Inps, salvo specifiche agevolazioni).

La pensione di anzianità Inps spettante alla generalità dei lavoratori iscritti presso le gestioni dell’Istituto poteva essere raggiunta entro il 31 dicembre 2011 ed è stata abolita dalla legge Fornero [1], che al suo posto ha introdotto la pensione anticipata [2], la quale si ottiene con un minimo di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne. Gli iscritti all’Inps privi di contributi alla data del 31 dicembre 1995, oppure coloro che optano per il computo presso la gestione separata Inps, possono ottenere la pensione anticipata contributiva, con un minimo di 64 anni di età, 20 anni di contributi ed un ammontare del trattamento almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale.

La precedente pensione di anzianità abrogata dalla legge Fornero può essere comunque ottenuta dai beneficiari della cosiddetta «nona salvaguardia», una misura eccezionale destinata ai lavoratori esodati. Per questi lavoratori, ai quali si applicano gli incrementi alla speranza di vita dal 2012 in poi, la vecchia pensione di anzianità può essere raggiunta con un minimo di 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età, con decorrenza della pensione entro il 6 gennaio 2022; si applica una finestra di attesa, a partire dalla maturazione del requisito contributivo, pari a 15 mesi per i dipendenti ed a 21 mesi per gli autonomi.

La pensione di anzianità ante-Fornero in regime di salvaguardia può anche essere ottenuta con le quote: ricordiamo che con il termine “quota” si intende la somma del requisito di età e di quello contributivo.

In particolare, i lavoratori dipendenti possono ottenere la pensione di anzianità Inps con le quote, con un minimo di 62 anni di età, 35 anni di contributi e quota 98, con l’applicazione di una finestra di attesa pari a 12 mesi. La decorrenza della pensione deve collocarsi entro il 6 gennaio 2022. I lavoratori autonomi possono ottenere la pensione di anzianità con le quote con un minimo di 63 anni di età, 35 anni di contributi e quota 99, con l’applicazione di una finestra di attesa pari a 18 mesi. Anche per loro, la decorrenza della pensione deve collocarsi entro il 6 gennaio 2022.

Oltre alla pensione in salvaguardia, sono a tutt’oggi operative alcune tipologie di pensione di anzianità, destinate a particolari categorie di lavoratori: si tratta della pensione di anzianità in regime di totalizzazione, e della pensione destinata agli addetti a lavori usuranti e notturni. Senza contare i trattamenti che possono essere conseguiti presso le casse professionali: non sono pochi i regolamenti degli enti previdenziali che riconoscono la possibilità di accedere al pensionamento di anzianità.

Pensione di anzianità in totalizzazione

La totalizzazione [3] è uno strumento che offre la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando gratuitamente i contributi versati in gestioni diverse.

Attraverso la totalizzazione è possibile raggiungere la pensione di vecchiaia, di inabilità, ai superstiti e di anzianità; per quest’ultimo trattamento non sono previsti limiti di età, ma soltanto i seguenti requisiti:

  • 41 anni di contributi;
  • l’attesa di una finestra di 21 mesi.

La pensione in totalizzazione è calcolata secondo il sistema contributivo, che si basa sulla contribuzione accantonata, rivalutata in base al Pil, e trasformata in assegno da appositi coefficienti che aumentano al crescere dell’età. Ogni gestione calcola separatamente la propria quota di pensione.

Se, però, presso una delle gestioni previdenziali privatizzate (casse professionali) si matura il requisito di contribuzione utile alla pensione di vecchiaia, il calcolo di quella quota non è contributivo, ma segue il sistema di calcolo proprio della gestione. Il più delle volte, le casse dei liberi professionisti prevedono, sino a un determinato anno, il calcolo reddituale della pensione (basato sui redditi migliori), poi il calcolo contributivo: è dunque questa sorta di calcolo misto che deve essere utilizzato, se presso il fondo si ottiene il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia, senza bisogno di sommare i contributi accreditati presso altre gestioni.

Non è applicato il ricalcolo contributivo anche nell’ipotesi in cui si raggiunga il diritto ad un’autonoma pensione, per gli assicurati Inps in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995 [4]. L’interessato, se lo desidera, può comunque chiedere che il calcolo contributivo sia applicato, pur avendo diritto al calcolo misto.

Pensione di anzianità addetti ai lavori usuranti e notturni

Un’ulteriore pensione di anzianità “sopravvissuta” alla legge Fornero è quella a favore degli addetti a mansioni usuranti e turni notturni [5]. Questa pensione di anzianità si può raggiungere con requisiti agevolati, rispetto sia alla pensione anticipata che di vecchiaia ordinaria.

Nel dettaglio, per ottenere la pensione di anzianità per lavoratori notturni o addetti a mansioni faticose e pesanti, è necessario che l’interessato maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
  • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi;
  • aver svolto le mansioni usuranti o i turni notturni per almeno metà della vita lavorativa, oppure per almeno 7 anni nell’ultimo decennio.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017 [6].

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Per quanto riguarda i lavoratori adibiti a turni notturni, le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno: con almeno 78 notti all’anno i requisiti sono gli stessi validi per gli addetti ai lavori usuranti; l’età e la quota sono aumentate di un anno, qualora il numero delle notti annue sia tra 72 e 77 e di 2 anni qualora le notti siano da 64 a 71.

Per saperne di più, leggi: Pensione addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.


note

[1] Art.24 DL 201/2011.

[2] Art.24 Co. 10-11, DL 201/2011.

[3] D.lgs. 42/2006.

[4] Circ. Inps 69/2006.

[5] D.lgs. 67/2011.

Autore immagine: pixabay.com


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