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I movimenti sospetti sul conto corrente per il fisco

12 Luglio 2021
I movimenti sospetti sul conto corrente per il fisco

Controlli e accertamenti fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate: come difendersi.

Esistono delle operazioni – bancarie, finanziarie, immobiliari, ecc. – che, per quanto compiute in buona fede e senza scopi fraudolenti, per il Fisco sono da considerare “sospette” e che possono generare controlli da parte dell’ufficio delle imposte. Conoscere pertanto i meccanismi che regolano tali accertamenti potrà servire ad evitare spiacevoli sorprese. Per comprendere quali sono i movimenti sospetti sul conto corrente per il Fisco sarà bene partire da un esempio tratto dalla vita di tutti i giorni.

Mario ha una nonna che, in vita, è stata una grande risparmiatrice. Prima di morire, l’anziana donna ha regalato al nipote un bel gruzzoletto di contanti nascosti da sempre sotto il materasso. Mario, che al contrario della nonna si fida delle banche, li deposita subito sul proprio conto corrente. Senonché, dopo qualche anno, l’Agenzia delle Entrate gli notifica un avviso di accertamento. Un funzionario del Fisco, infatti, accortosi di questo movimento di denaro e non avendo trovato traccia di esso nella dichiarazione dei redditi di Mario, ha ritenuto che si trattasse di soldi non dichiarati, magari ricevuti “in nero” come compenso per qualche attività non fatturata. 

Mario, trasecolato, si reca presso l’ufficio delle imposte portando con sé la madre, a testimone di tutta la vicenda e del fatto che le somme – imputate dal Fisco a reddito -sono in realtà provenienti da una donazione e, come tali, non imponibili (le donazioni in linea retta, infatti, sono esenti fino a 1 milione di euro). Il funzionario però dice di avere le mani legate: non gli basta la testimonianza. «Sai, prima di te – gli risponde – quanta gente mi ha raccontato la favola dei soldi ricevuti in regalo o vinti alla tombola quando invece si trattava di denaro in nero? Dammi un appiglio documentale per crederti!». Mario però non ha alcun documento che possa dimostrare la donazione: lo scambio del denaro è infatti avvenuto informalmente. Così il povero contribuente deve arrendersi e pagare le tasse sui soldi ricevuti dalla nonna: tasse che, se Mario fosse stato più esperto di legge, non avrebbe mai dovuto pagare.

Questo esempio dimostra uno dei classici “tranelli” della legge in cui si può cadere in buona fede. Vediamo allora come difendersi in caso di movimenti sospetti sul conto corrente per il Fisco.

Il Fisco controlla i conti correnti?

Il Fisco può sapere di tutti i conti correnti intestati ai contribuenti e delle relative movimentazioni (in entrata e in uscita). Può chiaramente conoscerne il saldo e gli estratti conto. Può anche venire a conoscenza degli altri rapporti contrattuali intrattenuti dal contribuente con la banca (cassette di sicurezza, libretti di risparmio, gestione titoli, ecc.).

Il Fisco può controllare queste informazioni grazie a una comunicazione periodica che le banche devono fornire all’Agenzia delle Entrate, comunicazione che affluisce in un maxi database chiamato «Registro dei rapporti finanziari», più comunemente conosciuto come “Anagrafe dei conti correnti”.

Il fatto che il Fisco sappia cosa succede su un conto corrente non significa però che possa chiedere spiegazioni di tutto ciò che fa il contribuente: solo alcune operazioni sono soggette a controlli.

Quali sono i controlli che il Fisco fa sui conti correnti?

Nella generalità dei casi, il Fisco può chiedere spiegazioni al contribuente dei soli movimenti “in entrata” sul conto corrente: ossia bonifici e versamenti di contanti. Non può invece sottoporre a controlli anche i prelievi che, pertanto, devono considerarsi liberi (salvo quanto a breve vedremo).

Solo i prelievi fatti sui conti intestati a società e ad imprenditori sono soggetti a controllo. In particolare, il contribuente deve dare motivazione di tutti i prelievi superiori a 1.000 euro giornalieri e, comunque, a 5.000 euro mensili.

In cosa consistono i controlli del Fisco sul conto corrente? 

Ogni volta che una persona versa dei contanti sul conto corrente o riceve un bonifico, l’Agenzia delle Entrate – che ne viene subito a conoscenza – può presumere che tali somme siano frutto di ricavi non fatturati e, quindi, di reddito tassabile. Pertanto, se di questi importi non v’è traccia nella dichiarazione dei redditi, il contribuente viene automaticamente ritenuto responsabile di evasione fiscale, salvo prova contraria.

Ciò vale per tutti i contribuenti: lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, disoccupati, pensionati, studenti, ecc.

Come difendersi in caso di controlli sul conto corrente?

Al contribuente a cui sia stato notificato un accertamento per un movimento sospetto sul conto corrente è concesso difendersi. Questi può cioè fare ricorso al giudice (la Commissione Tributaria Provinciale) e dimostrare che il bonifico ricevuto o i contanti versati sul conto non andavano dichiarati. E ciò succede solo in due casi:

  • quando si tratta di somme esentasse (si pensi alle donazioni tra genitori, ai risarcimenti del danno, alla vendita di oggetti usati, ecc.);
  • quando il denaro ricevuto è stato già tassato alla fonte (si pensi alle vincite al gioco).

Senonché, la prova di tale circostanza non può consistere in una semplice testimonianza: deve essere una prova scritta, munita di data certa (ossia certificata dal pubblico ufficiale o da una registrazione presso l’Agenzia delle Entrate).

Come fare se non si hanno prove da opporre al Fisco?

Quando si possiede del denaro contante che non si può giustificare, pur se frutto di operazione lecita (si pensi all’esempio in apertura, della donazione ricevuta da un parente), non c’è altro modo di prevenire il controllo se non conservando i contanti in casa e utilizzarli per le spese quotidiane.

Esiste un limite ai prelievi dal conto corrente?

Come anticipato, la possibilità di un controllo sui prelievi dal conto corrente sussiste solo per i contribuenti titolari di reddito d’impresa. 

Ciò nonostante, al fine di contrastare le operazioni di criminalità e riciclaggio, le banche devono tenere sotto controllo tutti i prelievi dei propri clienti superiori a 10mila euro mensili operati anche in modo frazionato. Tali operazioni non vengono però comunicate al Fisco. La banca può valutare se informare di ciò la Uif, l’Unità di Informazione Finanziaria la quale, a sua volta, esaminata la situazione, deciderà se inviare la segnalazione alla Procura della Repubblica per le conseguenti indagini. 

Quali sono le altre operazioni sospette per il Fisco?

Oltre ai movimenti sospetti sul conto corrente, il Fisco controlla le spese dei contribuenti e, in particolare, l’intestazione di beni ritenuti di lusso come auto e immobili. Grazie a un software, chiamato «Redditometro», tutte le volte in cui la spesa risulta incompatibile o eccessiva rispetto ai redditi denunciati dal contribuente nella propria dichiarazione dei redditi, l’ufficio delle imposte chiama quest’ultimo a fornire giustificazioni, tramite un questionario, circa la provenienza del denaro usato. Si tratta di un confronto in via amministrativa che non va sottovalutato: difatti, tutto ciò che non viene dedotto in questa sede non può poi essere eccepito in via giudiziale (ossia in un eventuale ricorso contro il Fisco).

Così, se un giovane disoccupato dovesse risultare intestatario di una casa, in realtà acquistata con il denaro regalatogli dai genitori, dovrà dimostrare all’Agenzia delle Entrate la provenienza del denaro (ad esempio, con la copia degli assegni o dei bonifici ricevuti dal padre o dalla madre).



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