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Accertamento fiscale: quando il raddoppio del termine è illegittimo

18 Maggio 2014


Accertamento fiscale: quando il raddoppio del termine è illegittimo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Maggio 2014



Omessa o fraudolenta dichiarazione, omesso versamento di ritenute o di IVA: se il reato è prescritto o i termini sono scaduti o mancano i seri indizi di reato o se non viene prodotta in giudizio una copia della denuncia il raddoppio dei termini per i reati fiscali è illegittimo.

La legge [1] prevede che gli avvisi di accertamento fiscale debbano essere notificati al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi (in caso di dichiarazione fraudolenta) o entro il quinto anno successivo a quello in cui la stessa doveva essere presentata (in caso di omessa dichiarazione). Tuttavia, in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia per uno dei reati previsti dalla legge “sui reati tributari” [2], i termini per l’avviso di accertamento sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione.

Tali reati sono, per esempio, dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione, emissione di fatture inesistenti, occultamento o distruzione dei documenti contabili, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di IVA, indebita compensazione, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

Il raddoppio dei termini dell’accertamento, in pendenza di fatto penalmente rilevante, presuppone l’inoltro della notizia di reato da parte dell’ufficio accertatore alla Procura. Il contribuente, in questa fase, non viene interpellato, trattandosi di un atto dovuto da parte del pubblico ufficiale.

La Corte costituzionale, per evitare un (prevedibile) uso e strumentale di tale possibilità da parte dell’organo accertatore, solo al fine di raddoppiare gli ordinari termini di accertamento, ha detto che tale possibilità ricorre solo in presenza di seri indizi di reato [3]. In pratica, il raddoppio dei termini non comporta una riapertura o proroga di termini scaduti, ma opera automaticamente quando sussiste l’obbligo di denuncia penale per i reati tributari. Il maggiore lasso di tempo a disposizione dell’amministrazione è stato previsto per consentire di acquisire e valutare dati utili a contrastare illeciti tributari, particolarmente gravi.

Secondo la Corte, il raddoppio dei termini non consegue da una valutazione discrezionale e meramente soggettiva degli uffici tributari, ma opera solo quando il pubblico ufficiale sia in grado di individuare con sicurezza gli elementi del reato da denunciare; non è quindi sufficiente il generico sospetto di una eventuale attività illecita.

Se la notizia di reato inoltrata all’autorità giudiziaria non è fondata, l’amministrazione non può pretendere il raddoppio dei termini [4].

Inoltre, una recentissima sentenza della Commissione Tributaria della Lombardia [5] ha chiarito che l’amministrazione finanziaria non può far uso del raddoppio dei termini per l’accertamento emesso quando ormai il tempo ordinario è scaduto. In pratica, poiché il termine di accertamento fiscale è unico, un eventuale raddoppio, in presenza di reato fiscale, è possibile solo prima della scadenza del termine ordinario. Una diversa interpretazione, infatti, esporrebbe i contribuenti alla possibilità di essere sottoposti ad accertamento anche molto tempo dopo il termine ordinario dei quattro anni dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi o dei cinque anni dalla data in cui la stessa andava presentata.

Nell’ordinanza della Corte costituzionale è, inoltre, chiarito che il pubblico ufficiale, una volta acquisita la notizia del reato, non può liberamente valutare se e quando presentare la denuncia, ma deve inoltrarla prontamente, pena la commissione del reato previsto e punito per il caso di omissione o ritardo nella denuncia [5].

Diverse Commissioni tributarie hanno affrontato alcuni casi specifici in cui hanno ritenuto illegittimo il raddoppio dei termini ordinari di accertamento. Si è, ad esempio, ritenuto illegittimo il raddoppio dei termini qualora in giudizio non sia stata prodotta una copia della denuncia: tale mancata allegazione impedirebbe infatti al giudice di verificare la sussistenza dei presupposti per la denuncia [6]. Ciò però comporta che nel ricorso introduttivo sia espressamente eccepita la tardività dell’atto, per assenza dei presupposti legali per il raddoppio dei termini [7].

Per quanto riguarda, poi, l’eventualità nella quale il reato è prescritto, in effetti la questione è di dubbia interpretazione. Potrebbe, infatti, non operare il raddoppio dei termini, trattandosi di presumibile utilizzo strumentale al fine di avere maggior tempo per emettere gli avvisi di accertamento. La Commissione tributaria regionale Umbria [8] ha ritenuto che, in caso di reato prescritto, non è possibile considerare esistente il presupposto per il raddoppio dei termini di accertamento, ravvisabile nei soli casi di violazione che comporta l’obbligo di denuncia (cosa che non avviene evidentemente se il reato è venuto meno per prescrizione). La stessa Commissione, con una pronuncia successiva [9], ha ribadito tale orientamento: il raddoppio dei termini per la notifica dell’avviso di accertamento, in caso di violazioni penali, non può applicarsi qualora il relativo reato risulti già prescritto.

Sullo stesso filone si inserisce anche la recente sentenza della Commssione tributaria provinciale di Ancona [10] che ha accolto il ricorso di un contribuente, il quale eccepiva la nullità dell’atto impositivo perché notificato oltre i termini decadenziali.

La giurisprudenza di merito, dunque, sembra sostenere che il raddoppio dei termini di accertamento è illegittimo in presenza di reato prescritto, in quanto la prescrizione stessa del reato farebbe venire meno l’obbligo di denuncia.

Infine è il caso di ricordare che la delega fiscale recentemente approvata, potrebbe risolvere o quanto meno ridurre le ipotesi di uso strumentale da parte dell’Amministrazione della notizia di reato in Procura. È infatti previsto che la portata applicativa della disciplina del raddoppio dei termini, per i futuri accertamenti, si verificherà soltanto in presenza di effettivo invio della denuncia, effettuato entro un termine correlato allo scadere del termine ordinario di decadenza.

note

[1] Art. 43 comma 2 bis del Dpr 600/73.

[2] Legge n. 74/2000.

[3] C. Cost. ord. n. 247/2011.

[4] CTR Reggio Emilia sent. n. 115/4 del 2012.

[5] CTR Lombardia sent. n. 382/29/2014.

[5] Art. 361 cod. proc. pen.

[6] CTR Milano sent. n. 118/19/13; CTR Bari sent. n. 68/13; CTP Milano sent. n. 231/11 e 372/11; CTP Reggio Emilia sent. n. 135/12.

[7] Previsti dall’art. 43 del Dpr 600/1973.

[8] CTR Umbria sent. n. 237/11.

[9] CTR Umbria sent. n. 41/12.

[10] CTP Ancona, sent. n. 152/2013.

 

Autore immagine: 123rf.com

 


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