Diritto e Fisco | Editoriale

La legge è software

18 maggio 2014


La legge è software

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 maggio 2014



L’approccio analogico e burocratico va sostituito da uno digitale applicativo Per avere più efficacia, certezza e risparmio.

Ogni volta che si deve cambiare qualcosa in Italia serve una nuova legge. Ma una legge è condizione necessaria e non sufficiente perché qualcosa cambi, un tributo fatto al nostrano apparato legale-burocratico più che la premessa per un vero cambiamento.

Se guardiamo alle leggi come una tecnologia, un metodo organizzato e codificato per raggiungere uno scopo, è evidente che in Italia funzionano poco. Spesso restano inapplicate, sono solo parzialmente applicate o inefficaci rispetto allo scopo. Mentre in Germania, a Singapore, in Francia, negli Usa si può dire che funzionino ragionevolmente bene. In Italia, non solo per gli arretrati dei tribunali, la stessa cosa non è vera per molte altre ragioni. Ad esempio, secondo il rapporto Doing Business della World Bank, se il nostro Paese si classifica a un poco invidiabile 65° posto per “facilità” nel fare impresa, le difficoltà nel far rispettare i contratti ci pongono al 103° posto, quelle per ottenere un permesso di costruzione al 112° posto e per pagare le tasse al 138° posto su 189 paesi analizzati.

Come è possibile cambiare? Se le istanze sociali fino al XX secolo erano relative ai diritti, quelle del XXI secolo sono relative ai risultati. In Italia gli imprenditori chiedono meno burocrazia e il Governo vorrebbe accontentarli. Ma ridurre la burocrazia, che si nutre di leggi, con nuove leggi, è una cura omeopatica che funziona con difficoltà. Va cambiato alla radice il sistema operativo del Paese, il modo in cui esso stesso funziona. Da analogico-burocratico andrebbe trasformato in digitale-applicativo.

Nella sua versione analogico-burocratica, una legge è prodotta su carta, in una forma ben definita e rigida, con un’implementazione talvolta farraginosa altre indefinita o implicita demandata a un apparato burocratico che non sempre è sufficientemente motivato a farlo.

Inoltre, gli effetti di una legge sono misurabili con difficoltà e si ha un costo alto per assicurarne il rispetto (enforcement), anche se non si considerano i tempi lunghi della giustizia italiana.

Quindi, cosa si può fare? Si è detto che l’Agenda Digitale è oggi la riforma dello Stato. È vero soprattutto se si pensa che una norma ha già in sé una natura digitale o digitalizzabile. Infatti, la maggior parte delle norme prescrivono – come farebbe un algoritmo – ciò che va fatto o potrebbe esser fatto al ricorrere di certe condizioni oppure, come fa un modello entità-relazioni per definire un database, sono definitorie di entità – soggetti o fattispecie – e/o delle loro relazioni.

In parte la trasformazione delle leggi in formato digitale-applicativo è già in corso. Ad esempio, l’intero Codice di Procedura Civile italiano, ma anche le statistiche di funzionamento di tutti i tribunali, sono già stati incorporati in un software (Epc) che è usato in Italia da tutte le principali banche e assicurazioni con circa 20mila operatori che gestiscono quotidianamente circa 150 miliardi di crediti incagliati in 1,5 milioni di pratiche distribuite su più di 15mila legali.

I costi legali del recupero crediti si sono ridotti anche del 30%, ma, soprattutto, si sono ridotti enormemente gli errori procedurali con notevoli impatti sull’efficienza del recupero. Considerando che un miglioramento dell’1% vale 1,5 miliardi di euro, è un investimento sicuramente redditizio. Se fosse incorporato anche solo in parte nella gestione della giustizia italiana o dell’amministrazione, sarebbe una concreta rivoluzione.

L’intero processo legislativo potrebbe essere rivisto, puntando a definire, prima ancora di una nuova legge, la sua implementazione software e la sua integrazione all’interno del sistema informatico pubblico. La si potrebbe immaginare come una lunga serie di scelte fatta su un’app su Internet, ma che alla fine produce gli effetti desiderati in modo trasparente, eliminando tutta la carta che va in giro. Questa soluzione rispetto ad una norma “analogica” non solo sarebbe più flessibile per i piccoli aggiustamenti o chiarimenti, che sono sempre necessari ma avrebbe un costo di controllo e di enforcement praticamente nullo, perché ciò che non è possibile scegliere in un menu non può semplicemente essere fatto.

note

Autore immagine: 123rf.com

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