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Auto con targa straniera: si paga il bollo?

12 Luglio 2021 | Autore:
Auto con targa straniera: si paga il bollo?

Si può circolare in Italia con un veicolo immatricolato all’estero senza versare la tassa automobilistica? Quali sono le eccezioni?

Il decreto Sicurezza del 2018 [1] vieta di circolare in Italia a bordo di un’auto con targa estera a chiunque sia residente nel nostro Paese da più di 60 giorni. Tuttavia, c’è chi prova a non immatricolare la macchina qui per non versare la tassa di circolazione, magari giustificandosi dietro il fatto di avere una doppia cittadinanza o di lavorare come frontaliero e, quindi, rivendicando il diritto di lasciare i «connotati» del veicolo così come sono. Quindi, per l’auto con targa straniera si paga il bollo?

Una recente sentenza della Commissione tributaria provinciale di Milano ha ribadito come stanno le cose sull’utilizzo delle auto non targate in Italia e sull’obbligo di corrispondere l’imposta per chi non solo ha la residenza in Italia da più di 60 giorni – come stabilito dalla legge – ma anche per chi già paga le tasse qui in virtù della sua attività. Vediamo cosa dicono in proposito la legge e la Ctp di Milano.

Auto con targa straniera: può circolare?

Come accennato, il decreto Sicurezza del 2018, convertito in legge l’anno successivo, ha modificato alcuni articoli del Codice della strada ed ha introdotto delle norme più severe per quanto riguarda la guida di auto con targa straniera. La legge prevede in modo chiaro ed inequivocabile che «è vietato, a chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre 60 giorni, circolare con un veicolo immatricolato all’estero». Un giro di vite notevole, visto che in precedenza il limite era fissato in un anno. Ci sono poche eccezioni, che interessano:

  • il veicolo concesso in leasing o in locazione senza conducente da parte di un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria o altra sede effettiva;
  • il veicolo concesso in comodato a un soggetto residente in Italia e legato da un rapporto di lavoro o di collaborazione con un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o aderente allo Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria od altra sede effettiva.

Il Codice precisa, però, che, nel rispetto di quanto disposto dal codice doganale comunitario, a bordo del veicolo si deve portare un documento, sottoscritto dall’intestatario e recante data certa, dal quale risultino il titolo e la durata della disponibilità del veicolo. In mancanza di tale documento, la disponibilità si considera in capo al conducente.

Un’ulteriore eccezione è arrivata dalla circolare con cui il Viminale [2] ha bloccato il divieto di circolazione per chi è residente da più di 60 giorni a chi ha la «residenza normale» in Italia. Significa che quanto stabilito dal Codice non si applica a chi ha la residenza nel nostro Paese per almeno 185 giorni all’anno per interessi personali, professionali oppure se sussistano stretti legami tra la persona e il luogo in cui essa abita. Una sorta di salvagente per i frontalieri di confine e per i lavoratori stagionali dei Paesi Ue, costretti fino a quel momento a immatricolare l’auto in Italia anche se dovevano restare appena tre o quattro mesi.

Trasgredire queste regole può costare molto caro: una sanzione amministrativa da 711 a 2.848 euro ed il sequestro del veicolo. Non solo: nel caso in cui, entro il termine di 180 giorni decorrenti dalla data della violazione, il veicolo non sia immatricolato in Italia o non sia richiesto il rilascio di un foglio di via per portarlo fuori dal nostro Paese, si applica la sanzione accessoria della confisca amministrativa.

Auto con targa straniera: c’è l’obbligo del bollo?

Detto questo, per circolare a bordo di un’auto con targa straniera si paga il bollo? Secondo la Commissione tributaria provinciale di Milano, in determinati casi sì: l’imposta va versata. La sentenza della Ctp ha stabilito che, stante la formale residenza in Italia del contribuente, costui è da ritenersi soggetto passivo d’imposta anche in relazione al versamento della tassa automobilistica sul veicolo di proprietà immatricolato all’estero.

Non conta il fatto della doppia cittadinanza e nemmeno il fatto che l’auto venga utilizzata solo sporadicamente: quello che la Commissione sostiene è che chi ha la residenza da più di 60 giorni e paga le tasse nel nostro Paese è tenuto anche al versamento del bollo.

Nel caso specifico esaminato dalla Ctp meneghina, è stato deciso l’obbligo del pagamento dell’imposta in capo ad un cittadino di nazionalità italiana e svizzera residente al di qua del confine da oltre due mesi che pagava qui le tasse, come risultava dai dati registrati all’anagrafe tributaria. Proprio la residenza fa presumere la sua permanenza stabile in Italia, oltre a quella dell’auto di cui è proprietario.


note

[1] Legge n. 132/2018 del 01.12.2018.


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