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Cassiere non batte lo scontrino: può essere licenziato? 

13 Luglio 2021 | Autore:
Cassiere non batte lo scontrino: può essere licenziato? 

Che succede quando il dipendente non intasca le somme, ma è il datore di lavoro a ordinargli di non registrare gli incassi? 

Ti sarà capitato di trovarti in un bar, in un negozio o in un altro esercizio commerciale e, al momento di pagare, non ti viene rilasciato lo scontrino. Tu magari non ci fai caso, ma il proprietario o il direttore molto probabilmente sì. Quando constaterà l’ammanco adotterà i dovuti provvedimenti. Il cassiere che non batte lo scontrino può essere licenziato? 

Per rispondere con precisione a questa domanda bisogna capire il motivo di questo comportamento. Può essere stata un’iniziativa del cassiere, per intascare la somma; ma la mancata emissione degli scontrini potrebbe anche derivare da un ordine del padrone. Le conseguenze sono molto differenti. A meno che non si tratti di un’impresa di famiglia, di solito, il cassiere è un dipendente, quindi non è certo lui il soggetto che pagherà le tasse sui ricavi dell’esercizio. Non battendo lo scontrino non otterrà alcun vantaggio personale; piuttosto, si esporrà a possibili contestazioni da parte dei clienti stessi o degli organi di controllo, come la Guardia di Finanza. Il rischio è elevato.  

In realtà, quando il fenomeno viene scoperto, chi rischia in prima battuta è proprio il cassiere: si presume, fino a prova contraria, che non abbia emesso lo scontrino per mettersi i soldi in tasca. Se ciò fosse vero, la responsabilità del dipendente infedele e disonesto è particolarmente grave e il suo licenziamento sarebbe pienamente giustificato. Ma questa deduzione è affrettata. In alcuni casi è il proprietario, o il responsabile del punto vendita, che ha dato istruzioni in tal senso. E allora le cose devono essere valutate in una prospettiva del tutto diversa.

Di recente, la Corte di Cassazione [1] ha annullato il licenziamento di una cassiera di un centro commerciale, perché era emerso che erano stati proprio i suoi superiori a darle indicazioni di non battere gli scontrini in determinati casi. La dipendente non aveva intascato nulla per sé ed era comprensibilmente intimidita a denunciare il fatto. 

Il licenziamento disciplinare del cassiere infedele 

Il licenziamento disciplinare è consentito quando si verificano fatti che ledono in maniera irrimediabile il patto di fiducia e fedeltà che deve legare il dipendente ed il suo datore per tutta la durata del rapporto di lavoro. Nei casi più gravi di infedeltà, è consentito il licenziamento senza preavviso (il cosiddetto licenziamento in tronco): chi maneggia denaro altrui, come il cassiere di un negozio, è tenuto ad uno stringente dovere di attenzione e ad un puntuale obbligo di rendiconto. 

L’appropriazione indebita è considerata dalla giurisprudenza un legittimo motivo di licenziamento per giusta causa. La somma di cui si è appropriato il cassiere potrebbe essere anche irrisoria, ma sintomatica di una grave violazione del patto di fedeltà. La Corte di Cassazione [2] ha affermato che in questi casi il licenziamento è giustificato, perché si presume che il cassiere che non ha battuto gli scontrini abbia trattenuto per sé i soldi e non è necessario che la somma sia stata effettivamente rinvenuta nelle sue tasche. 

Scontrino fiscale non battuto: conseguenze

Lo scontrino fiscale non battuto comporta anche l’esposizione del datore di lavoro a rischi derivanti da controlli, verifiche ed ispezioni fiscali sui corrispettivi registrati: la mancata emissione e consegna al cliente dello scontrino è un sintomo di evasione e costituisce già di per sé una violazione della normativa tributaria. 

La sanzione applicabile all’esercente in via amministrativa è pari al 100% delle somme non indicate, con un minimo di 500 euro. In caso di recidiva – è tale la commissione di 4 distinte violazioni in un quinquennio – si applica anche la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività.

Soltanto quando il registratore di cassa non funziona, o manca il collegamento telematico, il cassiere può omettere il rilascio dello scontrino, ma deve avvisare tempestivamente il titolare o il suo superiore presente nell’esercizio per essere autorizzato a registrare i corrispettivi in modalità alternative e fiscalmente valide. Per ulteriori informazioni su questi aspetti leggi l’articolo “Scontrino elettronico: che controlli fa la Finanza“.

Quando il licenziamento del cassiere non è consentito?

Se la direttiva di non battere gli scontrini promana dal datore di lavoro o dal direttore del punto vendita o da un altro responsabile sovraordinato, il licenziamento del cassiere non è consentito. In tal caso, infatti, la condotta non assicura alcun «vantaggio indebito» al cassiere. Nella vicenda decisa dalla Corte di Cassazione con la sentenza che ti abbiamo anticipato all’inizio [1], era stato accertato che l’incasso derivante dagli scontrini non rilasciati serviva a simulare l’acquisto di prodotti in promozione, in modo che il personale dipendente potesse ottenere dei premi.

Dunque, la Suprema Corte ha rilevato che la cassiera incriminata «non aveva intascato nulla per sé» e, in base al contratto collettivo nazionale di lavoro per il comparto del commercio, la sua condotta (che era stata analoga a quella di altre colleghe) era connotata da «un grado di colpa modesto», sicché la sanzione del licenziamento era assolutamente sproporzionata.

Per altre informazioni leggi anche gli articoli “Che rischia il cassiere che non batte lo scontrino?” e “Cassiere che non fa lo scontrino: quali rischi?“.

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note

[1] Cass. sent. n. 19585/21 del 09.07.2021.

[2] Cass. sent. n. 26599 del 09.11.2017.


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