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Appropriazione indebita citofono: come agire?

16 Ottobre 2021 | Autore:
Appropriazione indebita citofono: come agire?

Manomissione dell’impianto citofonico altrui: è possibile sporgere denuncia oppure bisogna agire in sede civile con azione possessoria?

Vivere in condominio non è mai semplice. Le liti possono essere all’ordine del giorno e, quando gli animi si esasperano, c’è il rischio di finire vittima di qualche reato. Dagli insulti alle minacce, passando per lo stalking, abitare in un edificio condominiale può diventare un inferno. Al di là dei classici illeciti che possono essere commessi violando le regole del quieto vivere (rumori, musica ad alto volume, occupazione degli spazi comuni), esistono condotte che sembrano impensabili e che, invece, possono accadere. Ad esempio, sul web diverse persone lamentano di aver subito il “furto” del citofono. Con questo articolo ci occuperemo proprio di questo argomento: vedremo cioè come agire in caso di appropriazione indebita del citofono.

Come si vedrà nel prosieguo, in realtà, è improprio parlare di appropriazione indebita del proprio impianto citofonico. Per quanto la condotta illecita consista nell’appropriarsi del pulsante del citofono condominiale collegato a un’altra abitazione, l’appropriazione indebita presenta connotati diversi e ben distinti. Non che l’azione di chi si impossessa del citofono sia legale; anzi, in questi casi, occorre immediatamente darne notizia all’amministratore o adire autonomamente il tribunale. Come agire in caso di appropriazione indebita del citofono? Scopriamolo insieme.

Appropriazione indebita: cos’è?

Secondo la legge [1], configura il reato di appropriazione indebita la condotta di chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia già il possesso.

Il delitto è procedibile a querela della persona offesa ed è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 1.000 a 3.000 euro.

In sintesi, commette appropriazione indebita la persona che già possiede una cosa (non sua) e che decide di non restituirla al legittimo proprietario.

Si pensi al meccanico che, dopo aver aggiustato l’auto, decide di tenerla per sé e di non restituirla, oppure alla persona che, ricevuta una cosa in prestito da un amico, voglia appropriarsene e farne l’utilizzo che più gli piace.

Appropriazione indebita: caratteristiche

Chiunque può commettere il reato di appropriazione indebita, purché ci si trovi nella condizione di essere già in possesso del danaro, del bene o della cosa mobile della (futura) vittima: è proprio questo, infatti, l’elemento distintivo rispetto al furto (vedi paragrafo successivo).

L’appropriazione indebita si caratterizza dunque per la “vicinanza” tra l’autore del crimine e l’oggetto delle sue brame.

Dal punto di vista soggettivo o psicologico, il reato di appropriazione indebita si caratterizza per la necessaria presenza del dolo: perché possa configurarsi questo delitto, occorre che l’autore abbia agito nella consapevolezza precisa di appropriarsi di un bene altrui. V’è di più: il dolo deve essere specifico, nel senso che il reo deve avere l’intenzione di procurare un ingiusto profitto, a sé o ad altri (al coniuge, ad esempio).

Il reato di appropriazione indebita può configurarsi solamente in relazione a beni mobili: sono da escludersi, pertanto, tutti i beni immobili (abitazioni, terreni, ecc.) e i beni immateriali (l’energia elettrica, ad esempio). In pratica, ci si può impossessare solo di cose fisiche, tangibili.

Appropriazione indebita e furto: differenze

È evidente che il reato di appropriazione indebita e quello di furto [2] sono profondamente legati: entrambi sono reati contro il patrimonio ed entrambi consistono nell’appropriarsi di cose che non sono proprie.

Tuttavia, come già evidenziato precedentemente, la differenza tra i due reati è abbastanza evidente: mentre nel furto occorre impossessarsi di qualcosa che è nella disponibilità di altra persona (si pensi allo scippo della borsetta, all’oggetto custodito in cassaforte, ecc.), nell’appropriazione indebita il bene preso di mira dal reo è già nel suo possesso.

Nel reato di appropriazione indebita, dunque, non occorre la sottrazione, ma solamente prolungare il possesso contro la volontà del legittimo proprietario.

Inoltre, mentre il furto può essere procedibile d’ufficio in determinate ipotesi aggravate, l’appropriazione indebita è sempre procedibile d’ufficio.

Citofono condominiale: chi è proprietario?

Prima di vedere come agire in caso di appropriazione indebita del citofono, occorre capire a chi appartiene l’impianto citofonico del condominio.

Com’è noto, in condominio convivono parti di proprietà esclusiva (le unità abitative, ad esempio) e parti comuni (il cortile, le scale, l’androne, l’ascensore, ecc.). Il citofono è una parte comune oppure no?

La risposta dipende dal tipo di citofono:

  • se l’impianto è ad uso individuale, anche se posizionato su parti di proprietà comune (ad esempio, il muro esterno dell’edificio), allora il citofono è di proprietà esclusiva e appartiene al singolo condomino;
  • se l’impianto è ad uso comune, nel senso che si tratta di un’unica pulsantiera che può esser utilizzata per citofonare direttamente nella singola unità immobiliare, allora il citofono è di proprietà comune.

Appropriazione citofono condominiale: cosa fare?

L’appropriazione del citofono condominiale consiste nella manomissione dell’impianto facendo sì che al pulsante corrisponda un appartamento diverso da quello precedente. Il tutto è completato dal cambio di targhetta. Facciamo un esempio pratico.

Tizio va in vacanza. Dopo un mese, torna a casa e si accorge che il proprio nome sulla targhetta del citofono presente alla parete condominiale è stato cancellato e sostituito da quello di un altro condomino. L’impianto è inoltre stato manomesso, in modo che, premendo il pulsante, il citofono suona nell’appartamento del nuovo condomino.

Come agire in caso di appropriazione del citofono? Innanzitutto, è possibile rivolgersi all’amministratore, ma solo nell’ipotesi di citofono comune, cioè di pulsantiera che “accorpa” tutte le unità condominiali. In questo caso, l’amministratore potrà diffidare il condomino che si è approfittato del bene comune e perfino citarlo in giudizio per ottenere il ripristino del normale funzionamento.

Se il citofono è a uso individuale, allora il proprietario non potrà tirare in ballo l’amministratore, ma potrà agire autonomamente in tribunale per ottenere la riparazione dell’impianto e il risarcimento del danno.

In particolare, il condomino privato del proprio citofono potrà agire con un ricorso d’urgenza o, meglio ancora, con un’azione possessoria (azione di reintegrazione) entro un anno da quando il fatto è avvenuto o, in alternativa, da quando ci si è accorti della manomissione. Infatti, colui che priva un’altra persona della funzionalità di un dispositivo elettronico come il citofono non fa altro che privare il titolare di un bene di cui legittimamente godeva.

Non conviene agire autonomamente provvedendo a ripristinare da sé l’impianto citofonico (magari affidandosi a un tecnico) perché c’è il rischio di incorrere nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose [3].

Appropriazione citofono: si può sporgere denuncia?

Ad avviso di chi scrive, è difficile che una denuncia penale per appropriazione dell’impianto citofonico possa trovare accoglimento. Ciò perché, come visto nei primi paragrafi:

  • il reato di appropriazione indebita presuppone che il colpevole abbia già il possesso di un bene mobile altrui, di cui poi ci si appropria egoisticamente;
  • il furto comporta invece la sottrazione del bene a chi legittimamente lo deteneva.

Entrambe le fattispecie non sembrano potersi accostare alla condotta di chi copre il nome altrui con una nuova targhetta, sovrapponendola alla prima, e manomette l’impianto in modo che il pulsante sia collegato alla propria abitazione.

Nemmeno può parlarsi del reato di danneggiamento, visto che, a seguito della riforma del 2016, il delitto scatta solo se c’è stata contestuale violenza o minaccia nei confronti della vittima o di altra persona.

Pertanto, nel caso in cui qualcuno si appropria del citofono altrui, la cosa più conveniente da fare è agire in sede civile per ottenere il reintegro nel possesso dell’impianto citofonico, con conseguente diritto al ripristino e al risarcimento del danno.


note

[1] Art 646 cod. pen.

[2] Art. 624 cod. pen.

[3] Art. 392 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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