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Offendere le istituzioni e l’inno nazionale è reato?

13 Luglio 2021
Offendere le istituzioni e l’inno nazionale è reato?

Post offensivi contro i parlamentari, i Ministri, il Presidente della Repubblica; fischiare contro l’inno nazionale o strappare la bandiera italiana: cosa è reato? 

Quando le cose vanno male è molto facile prendersela con le istituzioni: con il Governo, con i politici, con la nazione intera. Persino con il Papa. E siccome il luogo ove apparentemente si può fare e dire ciò che si vuole resta Internet, il post di sfogo su Facebook o su qualsiasi altro social network è ormai diventato un’abitudine per molti. Ma offendere le istituzioni e l’inno nazionale è reato? 

Pensiamo spesso che i reati consistano in comportamenti che danneggiano una persona specifica, identificata nella sua individualità; ma, come avremo modo di vedere a breve, la legge tutela anche alcuni emblemi dello Stato come la bandiera italiana, le forze dell’ordine (la polizia, i carabinieri) e la magistratura. 

Insomma, la libertà d’espressione e il diritto di critica trovano un limite nella tutela dello spirito nazionale che – per quanto da molti ormai calpestato e deriso – dovrebbe restare pur sempre un valore fondamentale del nostro popolo. Almeno secondo la legge che – c’è da sottolinearlo – è ancora marcatamente influenzata dall’epoca in cui fu scritta: il periodo fascista. Di qui il legittimo dubbio: offendere le istituzioni e l’inno nazionale è reato? Ecco le risposte.

Offese al Presidente della Repubblica: è reato?

Esiste una norma, ancora in vigore – in particolare, l’articolo 278 del Codice penale – che punisce nientemeno con la reclusione da 1 a 5 anni chi offende l’onore e il prestigio del Presidente della Repubblica. Le offese possono riguardare la persona del Presidente della Repubblica sia come istituzione, sia nella sua individualità privata. Pertanto, dire «Il Presidente della Repubblica è un imbecille, mi fa schifo, è un venduto al soldo del suo partito» è reato. 

L’offesa non deve per forza avvenire attraverso la stampa o con la pubblicazione di un post su Facebook: ad esempio, potrebbe essere consumata con uno striscione in un corteo, con un coro nel corso di una manifestazione sportiva e così via. 

Offese ai politici: è reato?

Offendere i politici in generale non è reato, a meno che non si facciano nome e cognome, nel qual caso si rientra nella diffamazione (ma questo vale nei confronti di qualsiasi persona).

Tuttavia, se i politici sono stati eletti al Parlamento, e fanno quindi parte della Camera dei Deputati o dei Senatori, allora c’è reato. L’articolo 290 del Codice penale punisce con la multa da mille a 5mila euro chi, in pubblico, offende le assemblee legislative o anche solo una di queste. Pertanto, è reato dire «Il Parlamento è pieno di maiali» oppure «I deputati sono una massa di venduti»: non è necessario identificare i singoli soggetti per commettere l’illecito penale. 

Offendere il Governo è reato?

Anche il Governo è tutelato dal Codice penale: «Governo» inteso sia come corpo istituzionale, sia come insieme di ministri, sia come Presidente del Consiglio. Chi ha uno sfogo contro questi soggetti viene quindi incriminato. Dire «Governo ladro», «Governo bastardo» e frasi altrettanto amene costituisce ancor oggi reato. 

Questo non significa che non si possa criticare l’operato dell’Esecutivo. È ben possibile perché il diritto di critica resta tutelato dalla Costituzione e la norma del codice penale si applica solo alle offese, alle manifestazioni di disprezzo, non anche alle idee politiche differenti. Quindi, ben inteso: dire che «Il Governo sta facendo una manovra che aiuta solo determinate classi sociali» non è reato.

Offese ai giudici: è reato?

Il reato di vilipendio, previsto dal Codice penale, sanziona anche chi offende la magistratura. La norma parla di «ordine giudiziario». Secondo gli studiosi del diritto, per «ordine giudiziario» devono intendersi solo la magistratura ordinaria e la Corte Costituzionale, con esclusione quindi dei Tar, dei tribunali militari, delle commissioni tributarie, ecc.

Quindi, dire «I giudici sono tutti corrotti» è reato.

Offese alla polizia e ai carabinieri: è reato?

Sempre l’articolo 290 del Codice penale sanziona chi vilipende le Forze Armate dello Stato. In esse sono compresi l’esercito, la polizia di Stato e i Carabinieri. Pertanto, dire che «i vigili urbani sono una massa di scansafatiche» non è reato perché non fanno parte della polizia di Stato.

Fischiare l’inno nazionale è reato?

Nessuna norma protegge il tanto amato inno nazionale. Né il nostro, né quello degli Stati stranieri. Pertanto se, prima di un incontro sportivo, l’opposta tifoseria dovesse fischiare, in suolo italiano, l’inno di Mameli non commetterebbe reato. Così come non lo commetterebbe un italiano che faccia lo stesso con l’inno della squadra ospite. 

Se però l’incontro sportivo dovesse tenersi fuori casa, bisognerebbe applicare la legge dello Stato ove esso si svolge e, quindi, andrebbe valutato caso per caso.

Strappare o bruciare la bandiera italiana è reato?

Che vi piaccia o no, le autorità tutt’oggi continuano a punire illeciti che ad alcuni potrebbero sembrare anacronistici, frutto più che altro di vecchie impostazioni nazionalistiche o di circostanze storiche particolari. L’articolo 292 del Codice penale protegge la bandiera nazionale e punisce chi la distrugge o la sporca con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena aumenta fino a 10.000 euro se il fatto viene commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale. 

Quindi se, nel corso di un corteo di corteo di contestazione, i manifestanti dovessero bruciare il tricolore, questi potrebbero essere incriminati.

Offendere l’Italia è reato?

Andando avanti nella sfilza delle norme che tutelano lo Stato italiano nella sua globalità, arriviamo alla norma per eccellenza: l’articolo 291 del Codice penale che va sotto il titolo di «Vilipendio alla nazione italiana». Chiunque vilipende la nazione italiana e lo fa in pubblico è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. Questo significa che è reato dire «Italia merda» oppure «Italia, popolo di mafiosi» e frasi altrettanto offensive, discriminatorie, razziste. 

Attenzione però: l’offesa deve riguardare la Nazione intera: è necessario che venga lesa la collettività nazionale e non solo una parte di essa. Quindi, chi offende solo il Sud o solo il Nord o solo gli abitanti di una singola regione non commette reato. Dire «Napoletani camorristi» non è reato; dire «Meridionali, sporchi terroni» non è reato, e così via. 

Offendere il Papa è reato

Il Papa è il rappresentante di uno Stato diverso dall’Italia, quello del Vaticano. Ma in forza di una serie di accordi tra il nostro Stato e la Santa Sede, diverse norme tutelano le rappresentanze di quest’ultima: primo tra tutti, appunto, il Sommo pontefice. La legge che vieta di offendere il Papa è del 1929: la punizione è la stessa di quella prevista per il Presidente della Repubblica a cui il Papa – come istituzione – viene equiparato: fino a 5 anni di reclusione.

Peraltro, l’articolo 403 del Codice penale punisce le offese alla religione di Stato, ossia il cattolicesimo. Questo significa che chi calpesta l’ostia o compie azioni dissacranti contro di essa può subire una multa da mille a 5mila euro. E siccome la norma sanziona anche le offese alle persone che praticano un qualsiasi culto religioso, dire a qualcuno in pubblico che è uno sfigato perché la domenica va a Messa o perché rispetta i precetti del Corano o il riposo del sabato in quanto ebreo, rientra in questa fattispecie. 



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