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Cosa succede se non si vota per anni

17 Ottobre 2021 | Autore:
Cosa succede se non si vota per anni

La partecipazione dei cittadini alla vita politica si realizza anche attraverso l’esercizio del diritto di voto.

Cosa succede se non si vota per anni? Dallo status di cittadino discende il diritto-dovere di partecipare alla vita del proprio Paese. La Costituzione italiana rende effettiva tale partecipazione mediante il riconoscimento dei diritti politici ed indica i doveri del cittadino verso lo Stato.

Tra i diritti politici costituzionalmente garantiti, si possono distinguere gli strumenti di democrazia diretta come il referendum abrogativo [1] o l’iniziativa di legge [2] e gli strumenti di democrazia rappresentativa come l’esercizio del diritto di voto, dal quale discende il diritto di eleggere i propri rappresentanti nelle istituzioni statali (vedi il Parlamento) e nelle autonomie locali (si pensi al sindaco) e di essere eletti (ad esempio, senatori).

Cosa succede se non si vota per anni? La decisione di un cittadino di astenersi dal voto senza esprimere alcuna preferenza, anche in più occasioni elettorali, non comporta l’applicazione di sanzioni a suo carico. Si tratta, infatti, di un dovere civico, quindi, di una sua facoltà liberamente attuabile. In ogni caso, da questa sua scelta possono derivare delle ripercussioni significative sul risultato finale delle elezioni in quanto può essere condizionato l’esito della votazione.

Inoltre, attraverso l’esercizio del diritto di voto, si selezionano le persone e gli obiettivi che si considerano validi per realizzare l’interesse comune. Se il cittadino rinuncia ad esprimere la propria volontà, lascia agli altri elettori la possibilità di decidere e di imporre le proprie idee.

Il diritto di voto nella Costituzione italiana

Al fine di permettere un’effettiva partecipazione allo Stato democratico, l’articolo 48 della Costituzione pone le basi per l’esercizio del diritto di voto, riconoscendo come elettori tutti i cittadini maggiori d’età, uomini e donne (corpo elettorale). A tal proposito, va comunque rilevato che per l’elezione al Senato il limite minimo di età è di 25 anni.

Il secondo comma del predetto articolo indica le caratteristiche del voto, ossia i requisiti fondamentali per garantire agli elettori di manifestare liberamente la propria volontà.

Quindi, il voto è:

  1. personale, nel senso che può essere espresso solo dall’elettore che non può delegare altri ad esercitare tale diritto in sua vece. Ad esempio, l’elettore deve entrare in cabina da solo tranne se affetto da determinate menomazioni (cecità, mutilazioni, ecc.), per le quali è ammessa la presenza di una persona autorizzata;
  2. uguale, cioè tutti i voti hanno lo stesso valore. Qualunque voto espresso e da chiunque espresso vale sempre “uno”;
  3. libero e segreto, perché dalla segretezza del voto discende anche la libertà. Solo se all’elettore è garantito il segreto, il suo voto può essere spontaneo e, di conseguenza, libero.

Altresì, l’articolo 48 della Costituzione considera l’esercizio del voto un dovere civico. Sul punto, è opportuno evidenziare che in sede di costituente si fronteggiarono due opposte visioni: da una parte c’erano coloro che volevano che il voto fosse obbligatorio, almeno moralmente, e dall’altra c’era chi riteneva che lo stesso dovesse essere libero. Alla fine, si decise di qualificarlo come dovere civico, ovvero come dovere di chi vuole essere un buon cittadino ma, comunque, libero nell’esercizio.

Ciò permise di irrogare sanzioni all’elettore astenuto: egli doveva darne giustificazione al sindaco entro un termine; quest’ultimo stilava poi l’elenco degli astenuti, che restava esposto per un mese nell’albo comunale; inoltre, la frase “non ha votato” veniva iscritta per la durata di cinque anni nei certificati di buona condotta degli elettori astenuti senza giustificato motivo.

Sebbene si trattasse di sanzioni simboliche, ciò ha contribuito a diffondere il senso di dovere civico del voto.

Questa norma è stata, poi, progressivamente, disapplicata finché una riforma elettorale del 1993 ha eliminato del tutto ogni riferimento all’obbligatorietà del voto [3].

Cosa succede se non si vota per anni?

Abbiamo detto finora che il voto è un dovere civico. Non si tratta cioè di un dovere giuridico, in quanto i cittadini non sono costretti a votare e se non esercitano tale diritto non vanno incontro a sanzioni.

Da ciò deriva che se un cittadino non si reca alle urne anche per anni, la sua scelta non sarà punita, essendo l’astensionismo ammesso. Al contempo l’elettore è libero di lasciare la scheda in bianco.

Tuttavia, l’astensionismo e la disaffezione dell’elettore a partecipare alle consultazioni elettorali assumono il significato di rinuncia all’esercizio della sovranità popolare: non votare significa ignorare volutamente il principio fondamentale su cui si fonda la democrazia che è quello della partecipazione alla vita pubblica.

Limitazioni all’esercizio di voto: quali sono?

Nell’ultimo comma dell’articolo 48 della Costituzione, sono previste alcune limitazioni all’esercizio del diritto di voto, per cui sono private dallo stesso le persone condannate per effetto di una sentenza penale irrevocabile o quelle moralmente indegne come ad esempio chi risulta sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza detentive o chi è stato condannato a una pena che importa l’interdizione dai pubblici uffici perpetua o temporanea, per tutto il tempo della sua durata.

Per quanto riguarda, invece, il limite posto dalla Costituzione per l’incapacità civile (interdetti e inabilitati), tale limite è stato superato grazie ad una legge del 1978 in virtù della quale gli interdetti e gli inabilitati per infermità di mente sono stati ammessi all’elettorato attivo [4].

Pertanto, i cittadini esclusi dal diritto di voto sono i minori di età, i condannati a pene gravi e i moralmente indegni.


note

[1] Art. 75 Cost.

[2] Art. 74 Cost.

[3] D. Lgs. n. 534 del 20.12.1993.

[4] L. n. 180/1978.


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1 Commento

  1. Tuttavia, l’astensionismo e la disaffezione dell’elettore a partecipare alle consultazioni elettorali assumono il significato di rinuncia all’esercizio della sovranità popolare: non votare significa ignorare volutamente il principio fondamentale su cui si fonda la democrazia che è quello della partecipazione alla vita pubblica.
    Per quel che mi riguarda gli ultimi 15 anni non hanno dato la possibilità di votare ai cittadini per cui ai cittadini non interessa più un piffero della vita pubblica i cui esiti sono già scontati. I cittadini di fatto sono stati messi in parcheggio e la rimarranno poiché questo serve a chi detiene il potere,, di fatto questa non è una Repubblica ma una monarchia mascherata da repubblica e non servono altre parole per esprimere tutto il mio dissenso.

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