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Aggressione con accoltellamento: Cassazione e ultime sentenze

15 Agosto 2021
Aggressione con accoltellamento: Cassazione e ultime sentenze

L’attenuante della provocazione; l’esimente della legittima difesa; lo stato d’ira; i disturbi psicotici; l’omicidio.

L’attenuante della provocazione

L’attenuante della provocazione e l’esimente della legittima difesa, pur avendo entrambe quale antecedente logico l’offesa ingiusta altrui, differiscono in quanto, solo ai fini della sussistenza della seconda, e non della prima, è necessario che l’offesa sia in atto; pertanto è legittimo il riconoscimento della provocazione anche quando, esauritasi l’offesa nel tempo permanga nell’autore del reato lo stato d’ira dalla medesima determinato.

(In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione con cui i giudici di merito avevano escluso la sussistenza di un’ipotesi di legittima difesa e riconosciuto la circostanza di cui all’art. 62 n. 2 cod. pen. in relazione alla condotta dell’imputato il quale, aggredito e accoltellato in bagno dalla moglie, dopo aver ingaggiato con lei un duello, era riuscito ad allontanarsi dall’abitazione, ma vi aveva fatto immediatamente rientro e, chiusa la porta d’ingresso ed alzato il volume del televisore, aveva affrontato la donna uccidendola).

Cassazione penale sez. I, 19/09/2018, n.53387

Legittima difesa: aggressione terminata con un accoltellamento

E’ regola di esperienza che colui che sia reiteratamente aggredito reagisca come possa, secondo la concitazione del momento, e non sia tenuto a calibrare l’intensità della reazione, finalizzata ad indurre la cessazione della avversa condotta lesiva, salva l’ipotesi di eventuale manifesta sproporzione della reazione (fattispecie relativa ad un’aggressione terminata con un accoltellamento da parte della persona fisicamente più debole a danno di quella più robusta).

Cassazione penale sez. V, 01/04/2016, n.36987

Accoltellamento mortale

Va esclusa nella specie, relativa ad un omicidio a seguito di rissa, l’ipotesi della legittima difesa atteso che l’accoltellamento mortale aveva assunto carattere del tutto sproporzionato rispetto all’offesa, avendo l’agente usato un’arma letale per respingere un eventuale attacco portato a mani nude, cui avrebbe potuto nuovamente rispondere con la semplice forza fisica o far desistere, lasciando il luogo. Non vi era peraltro prova che l’imputato avesse mai corso pericolo di vita ovvero avesse potuto correre pericolo di vita a seguito delle percosse della parte offesa.

Cassazione penale sez. I, 19/09/2014, n.44976

Tentato omicidio aggravato

E’ responsabile di tentato omicidio aggravato colui che, con atti idonei ed univoci – tanto sotto l’aspetto soggettivo quanto quello oggettivo – provi a cagionare la morte della vittima, profittando di una qualunque circostanza, casuale o provocata, che in qualche modo possa facilitare la realizzazione dell’evento delittuoso (nella specie, relativamente all’aggravante di cui all’art. 61 c.p. n. 5 – difesa minorata – , è stata riconosciuta la responsabilità per tentato omicidio aggravato in capo a due coniugi per aver accoltellato una donna alla spalla, mentre la stessa era intenta a raccogliere una cesta di verdura riposta nella sua auto all’interno del loro garage).

Cassazione penale sez. I, 20/11/2014, n.50903

Ferimento mediante accoltellamento: la responsabilità dei genitori

I genitori sono responsabili del fatto illecito compiuto dal minore (nel caso di specie ferimento mediante accoltellamento) qualora sia loro ascrivibile un evidente fallimento educativo e un difetto di vigilanza, a nulla valendo la circostanza che il minore al momento del fatto fosse quasi maggiorenne.

(Fattispecie in cui l’evento si consumava a notte fonda, dopo una serata passata a scorrazzare per la città in “dubbia compagnia” a bere alcolici e con un coltello in tasca).

Tribunale Rovereto, 19/07/2010

La sussistenza dell’aggravante

L’aggravante di cui all’art. 61, n. 4, c.p. ricorre quando le modalità della condotta esecutiva de delitto siano caratterizzate dalla volontà di infliggere un patimento ulteriore rispetto alle ordinarie modalità esecutive del reato e rivelino, senza inserirsi nel processo causale del reato, una particolare malvagità dell’agente: in questa prospettiva, corretta e congruamente motivata è l’affermata sussistenza dell’aggravante rispetto a un fatto omicidiario, commesso mediante accoltellamento, valorizzando negativamente le modalità dell’accoltellamento e il numero abnorme dei colpi inferti.

(Nella specie, trattavasi di venticinque coltellate, numero abnorme e tale per la Corte da integrare i parametri di riferimento dell’aggravante, delle quali in particolare una era stata inferta agli organi genitali della vittima, dimostrando quel “quid pluris” rispetto alla condotta delittuosa parimenti rilevante ai fini dell’aggravante) .

Cassazione penale sez. I, 10/03/2010, n.13524

Crisi psicotica e accoltellamento

È ipotizzabile nell’ordinamento penale italiano la responsabilità penale di natura colposa a titolo di «concorso» colposo nel delitto doloso sia nel caso di cooperazione che di cause indipendenti purché il reato del concorrente sia previsto anche nella forma colposa (nella specie, è stato ritenuto il concorso colposo del medico psichiatra che, curando incongruamente il paziente psichiatrico, aveva contribuito a scatenare una crisi psicotica da cui era derivato, da parte del paziente, l’accoltellamento mortale di un operatore della comunità dove questi si trovava ricoverato).

Cassazione penale sez. IV, 14/11/2007, n.10795

Omicidio tramite accoltellamento

Sussiste l’aggravante di cui all’art. 61 n. 4 c.p. ogni qual volta, nella commissione dell’evento criminoso, l’agente realizza un evento ulteriore rispetto alla condotta materiale del delitto, attraverso un gesto che non ha alcuna efficacia rispetto alla produzione dell’evento che si stava per realizzare e, in quanto condotta che arreca un dolore gratuito anche nella prospettazione dell’obiettivo atroce perseguito, non può non rivelare la sua indole particolarmente malvagia.

(Fattispecie di omicidio tramite accoltellamento in cui la vittima non moriva immediatamente e l’omicida, per ulteriore spregio durante l’agonia, metteva nella bocca sofferente della stessa un riccio di castagna).

Tribunale minorenni Milano, 11/04/2005

Danni riportati da un minore e risarcimento

L’istituto di istruzione ha il dovere di provvedere alla sorveglianza degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui essi gli sono affidati, e quindi fino al subentro, almeno potenziale, dei genitori o di persone da questi incaricate; tale dovere di sorveglianza, pertanto, permane per tutta la durata del sevizio scolastico, servizio che non può essere interrotto per l’assenza di un insegnante, non costituendo tale assenza fatto eccezionale, bensì normale e prevedibile.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva condannato un istituto tecnico statale a risarcire i danni riportati da un minore che, uscito anticipatamente dalla scuola per l’assenza dell’insegnante che avrebbe dovuto tenere lezione nell’ultima ora, era stato accoltellato da alcuni giovani rimasti sconosciuti).

Cassazione civile sez. I, 30/03/1999, n.3074

Accoltellamento da parte di un prossimo congiunto

L’esimente di cui all’art. 384 c.p., se ritenuta sussistente, elimina dal fatto il carattere dell’antigiuridicità. Sicché, ove quel fatto fosse presupposto per la realizzazione di un evento diverso non voluto, per tale evento l’autore del fatto non sarà responsabile a meno che non abbia colposamente ecceduto nella scriminante ex art. 55 c.p.

(Nella specie è stata annullata con rinvio la sentenza del giudice di merito che aveva ritenuto sussistente la scriminante dell’art. 384 in ordine al reato di frode processuale, consistita nell’occultamento del corpo ferito di una persona ritenuta morta a seguito di accoltellamento da parte di un prossimo congiunto, ma aveva ugualmente ritenuto sussistente la responsabilità per la morte ex art. 586, poiché l’occultamento del corpo era stato concausa della morte poi sopravvenuta).

Cassazione penale sez. I, 11/02/1991

Schizofrenico: l’accoltellamento letale ai danni della madre

Risponde di omicidio colposo il medico responsabile del servizio di igiene mentale il quale abbia, malgrado l’esplicita richiesta dei familiari, omesso di proporre un trattamento sanitario obbligatorio in regime di degenza ospedaliera, e si sia comunque astenuto dal prescrivere idonee misure terapeutiche alternative, nei confronti di schizofrenico resosi responsabile, due giorni dopo di un accoltellamento letale ai danni della madre.

Corte appello Perugia, 09/11/1984



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