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Come si calcola la tassa di successione?

18 Ottobre 2021 | Autore:
Come si calcola la tassa di successione?

L’operazione da fare per sapere l’imposta da pagare quando si riceve l’eredità. Le aliquote in base al rapporto di parentela. Chi non la deve versare.

Quando una persona viene a mancare e c’è di mezzo un’eredità, non sono solo i destinatari del patrimonio del defunto a ricevere la loro parte ma, tra gli eredi, si inserisce di diritto anche lo Stato. Si può dire, insomma, che lo Stato è un «legittimo discendente» di tutti i cittadini perché, con la sua presenza invisibile, partecipa ad ogni procedimento di successione e porta a casa la propria fetta nel suo consueto modo: attraverso le tasse. C’è chi eredita i soldi che c’erano sul conto del caro estinto, chi la barca, chi la seconda casa al mare o in montagna, chi l’abitazione principale, chi l’auto. E chi, come lo Stato, eredita dagli eredi: tutti loro dovranno dare al Fisco una parte del patrimonio ricevuto. Quanto? Come si calcola la tassa di successione?

L’equazione, detta in maniera molto semplice prima di approfondirla, è la seguente: patrimonio totale meno debiti e spese sanitarie degli ultimi sei mesi uguale a eredità su cui calcolare la tassa di successione, a seconda della tipologia di ciascun bene. Nel primo elemento, cioè nel patrimonio totale, rientrano tutte le proprietà del defunto: beni immobili e relativi diritti reali, partecipazioni, beni mobili, titoli, rapporti bancari in generale, ecc. Da qui, vanno tolti i debiti, cioè le passività lasciate, più quello che gli eredi hanno speso per conto del defunto negli ultimi sei mesi prima del decesso. Vediamo, però, nel dettaglio, quando è dovuta e come si calcola la tassa di successione.

Tassa di successione: quando si paga?

Che piaccia o meno (di solito non piace), la tassa di successione deve essere applicata su tutte le eredità ricevute in seguito al decesso di una persona. Ma non tutti gli eredi pagano allo stesso modo: aliquote e franchigie cambiano a seconda del grado di parentela. Nello specifico:

  • coniuge e familiari in linea retta (quindi figli, genitori, nipoti, nonni) pagano il 4% del valore dei beni ricevuti, tolti come detto prima gli eventuali debiti, calcolati su una franchigia di 1 milione di euro per ogni beneficiario. Significa che la percentuale non viene applicata se l’ammontare dell’eredità è inferiore a quella cifra;
  • fratelli e sorelle pagano il 6% del valore dei beni ricevuti, tolti i debiti, con una franchigia di 100mila euro per ogni beneficiario;
  • altri parenti fino al quarto grado pagano il 6% del valore dei beni ricevuti, tolti i debiti, ma senza alcuna franchigia. Significa che se, per assurdo, ricevono in eredità un bene che vale 1.000 euro, pagheranno 40 euro di tassa di successione;
  • tutti gli altri soggetti che ereditano pagano l’8% del valore dei beni ricevuti senza alcuna franchigia. Idem come sopra: su un’ipotetica eredità di 1.000 euro, pagano 80 euro di tassa di successione.

Gli eredi portatori di handicap devono applicare l’aliquota spettante a seconda del grado di parentela (il 4%, il 6% o l’8%) ma hanno ciascuno di loro una franchigia di 1.500.000 euro.

L’imposta deve essere versata all’ente di riscossione, in posta o in banca tramite il modello F24 allegato alla comunicazione dell’Agenzia delle Entrate entro 1 anno dall’apertura della successione.

Tassa di successione: quando non si paga?

Ci sono dei beni ricevuti in eredità su cui non si deve pagare la tassa di successione. Si tratta di:

  • polizze vita;
  • veicoli iscritti nel Pubblico registro automobilistico;
  • titoli di stato italiani e di altri paesi dell’Unione europea;
  • aziende, rami di azienda o quote di controllo in società di capitali, ma solo nel caso in cui i parenti in linea retta o il coniuge portino avanti l’attività per un periodo di almeno cinque anni dalla data del trasferimento;
  • trattamento di fine rapporto (Tfr) e prestazioni erogate dai fondi di previdenza complementare.

Tassa di successione: come si calcola?

Come abbiamo anticipato, la regola generale per calcolare la tassa di successione è quella di sommare tutti i beni e i diritti che formano il patrimonio attivo del defunto e detrarre debiti e spese sanitarie sostenute dagli eredi per conto del caro estinto negli ultimi sei mesi. Il risultato di questa sottrazione costituisce la base imponibile su cui applicare l’aliquota indicata sopra a seconda del grado di parentela degli eredi, tenendo conto dell’eventuale franchigia. Alla singola quota si arriva suddividendo il valore globale netto per le relative quote.

In particolare, i beni e i diritti che formano il patrimonio attivo del defunto sono:

  • beni immobili e diritti reali sugli immobili;
  • azioni, obbligazioni, titoli, quote sociali;
  • aziende;
  • navi e aerei;
  • pensioni e rendite;
  • crediti verso terzi;
  • denaro, preziosi e mobili fino al 10% del valore globale netto imponibile.

Rientrano, invece, nelle passività:

  • debiti del defunto al momento dell’apertura della successione;
  • spese mediche;
  • spese funerarie fino alla soglia di 1.032,91 euro (limite fiscalmente fruibile per la detrazione).

Tassa di successione: chi non la deve pagare?

Ci sono dei casi in cui la tassa di successione non deve essere pagata. Succede quando, contemporaneamente, si danno queste circostanze:

  • ricevono l’eredità il coniuge e/o i parenti in linea retta;
  • il patrimonio attivo del defunto non raggiunge i 100mila euro e non comprende beni immobili o diritti reali sugli immobili.


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