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Corteggiamento ossessivo: è reato? 

14 Luglio 2021 | Autore:
Corteggiamento ossessivo: è reato? 

Le avances troppo insistenti non danno solo fastidio: se turbano chi non le gradisce e le respinge scatta il reato di molestie o di stalking.

Si dice che corteggiare una donna è come ballare il tango: bisogna mantenere le distanze e fare i passi giusti. Alcuni però interpretano il corteggiamento come un inseguimento o una caccia ossessiva alla preda da conquistare, con tutti i tentativi di seduzione possibili. Bisogna capire dov’è il limite; quando le avances risultano sgradite e vengono respinte è necessario fermarsi, evitando di insistere. Non c’è solo il rischio di essere considerati fastidiosi, o ridicoli, ma qualcosa di peggio: si può finire in carcere.

Ma allora il corteggiamento ossessivo è reato? In parecchi casi, sì. Molto dipende da come lo percepisce chi è costretto a subire queste continue “attenzioni” spesso non volute e, anzi, apertamente respinte. Considera che bisogna sempre rispettare la volontà altrui. La persona bersagliata da chiamate e attenzioni non richieste potrebbe sentirsi minacciata nella propria sfera intima. A quel punto, vedrà il suo corteggiatore non certo come un galante ammiratore, ma piuttosto come un pericolo da evitare. Se ciò accade, il comportamento petulante e insistente perde qualsiasi fascino agli occhi della donna troppo corteggiata e, soprattutto, assume rilievo penale.

La Cassazione si è pronunciata in varie occasioni sul corteggiamento ossessivo e, a seconda dei casi, lo qualifica come reato di molestie o di stalking, cioè di atti persecutori, che è punito molto severamente. E allora non contano le buone intenzioni, il movente d’amore o il garbo delle proposte: quello che conta è che la vittima è sconvolta, prova ansia, stress e paura ed è costretta a cambiare i suoi comportamenti, per evitare quella presenza che la turba. 

Stalking: cos’è e quando è reato?

Lo stalking è una serie di «atti persecutori» che diventano reato [1] quando consistono in «condotte reiterate» di minacce o di molestie che provocano alla vittima almeno uno dei tre seguenti stati: 

  • un «perdurante e grave stato di ansia o di paura»; 
  • un «fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva»; 
  • la costrizione «ad alterare le proprie abitudini di vita». 

Come vedi, per realizzare questo reato la condotta persecutoria dello stalker deve essere ripetuta per un apprezzabile periodo di tempo (per la giurisprudenza è sufficiente anche un solo giorno, se le azioni sono particolarmente intense) ed è anche necessario che l’azione si ripercuota negativamente sulla psiche della vittima e sui suoi comportamenti, cambiando lo svolgimento delle sue attività consuete per sfuggire al persecutore. 

Corteggiamento insistente: molestie o stalking?

Il corteggiatore invadente e petulante cerca tutti i modi possibili per approcciare il bersaglio delle sue pretese. Di solito, lo fa inviando in continuazione messaggi alla vittima, telefonandole in qualsiasi orario, seguendola nei suoi spostamenti, appostandosi sotto casa o nei pressi del luogo di lavoro e in altri punti (negozi, palestre, scuole, ecc.) dove sa di poterla incontrare. 

Il corteggiatore molesto può essere un perfetto sconosciuto, come nel caso di chi prende di mira un personaggio del mondo dello spettacolo; oppure è un collega di lavoro, un conoscente occasionale o anche una persona che ha avuto in passato una relazione con la vittima e non si rassegna alla fine del rapporto. Nei casi più gravi, il corteggiatore respinto passa alle minacce nei confronti della vittima e delle persone a lei vicine. 

Il corteggiamento troppo assiduo e che viene percepito dalla vittima come insistente può integrare, a seconda dei casi, il reato di molestie o quello di stalking. Lo stalking è un reato più grave di quello di molestie [2], per le quali basta arrecare un semplice «disturbo» alla quiete ed alla tranquillità altrui, ad esempio inviando raffiche di messaggi o di telefonate ad una determinata persona, arrecandole solo fastidio e non anche un turbamento della psiche o una modifica delle abitudini di vita.

Vincenzo aspetta tutte le mattine Elena quando esce di casa e tenta di abbordarla. La segue durante il tragitto, la aspetta all’uscita dal lavoro, la tempesta di messaggi e di telefonate e le fa continuamente proposte che Elena respinge sempre con fermezza. La donna è costretta a cambiare le sue abitudini: deve farsi accompagnare e venire a prendere dal marito e, quando esce da sola, cerca di cambiare orari e percorsi per non incontrare quell’uomo non più solo molesto, ma che ormai la perseguita. Vincenzo sta commettendo il reato di stalking. 

Le differenze tra molestie e stalking sono profonde, perché per commettere il reato di molestie basta una singola azione (purché compiuta «per petulanza o per altro biasimevole motivo»), mentre gli atti persecutori devono essere ripetuti e provocare nella vittima almeno una delle tre conseguenze dannose che ti abbiamo indicato.

Quindi, il reato di molestie è molto più lieve ed è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro, mentre la pena per lo stalking parte da sei mesi di reclusione ed arriva a cinque anni (aumentati se il reato è commesso dal coniuge o da persona legata affettivamente alla vittima o mediante strumenti informatici e telematici). 

Corteggiamento ossessivo: quando diventa stalking?

Ormai, è chiaro il discrimine tra molestie e stalking: quando il corteggiamento è petulante ma viene percepito come un semplice fastidio, c’è il reato di molestie, mentre quando diventa ossessivo e pressante si realizza un’intrusione nella sfera di libertà e di tranquillità psicologica della persona che lo subisce e scatta il più grave reato di stalking. Se gli approcci non rimangono verbali ma diventano fisici, ad esempio baciando o toccando le parti intime di una donna senza il suo consenso, c’è anche il reato di violenza sessuale.

Nella più recente pronuncia sul tema, la Corte di Cassazione [3] ha qualificato senza esitazioni come stalking la condotta di un uomo che aveva perseguitato una donna con «ripetute chiamate telefoniche e ripetuti messaggi, e pedinamenti anche in auto», e «presentandosi sul luogo di lavoro». Questo corteggiamento ossessivo aveva provocato alla donna «un perdurante stato di ansia, di stress e di paura», costringendola a «cambiare le abitudini di vita, anche in ambito professionale».  

Inutile la difesa dell’ammiratore imputato, che sosteneva di aver realizzato «un corteggiamento improntato alla cortesia, mai invasivo o molesto»: la Suprema Corte lo ha qualificato, invece, come un «comportamento ossessivo, intrusivo, petulante, molesto e da lei non tollerato», come dimostrava il fatto che «aveva apertamente, e in plurime occasioni, respinto le avances». C’era stata, quindi, una «intromissione continua, effettiva e sgradita nella vita della persona offesa e lesione della sua sfera di libertà». 

Insomma, di fronte a un rifiuto apertamente manifestato è bene fermarsi e interrompere un corteggiamento sgradito a chi lo riceve, prima che assuma rilevanza penale. Leggi anche l’articolo “Quando il corteggiamento insistente diventa stalking” e la rassegna di giurisprudenza in “Quando il corteggiamento diventa reato“.


note

[1] Art. 612 bis Cod. pen.

[2] Art. 660 Cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 26529 del 12.07.2021.


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5 Commenti

  1. Un giorno, ho incontrato un ragazzo nella comitiva con cui uscivo. Il cugino di una mia amica. Abbiamo iniziato a ridere e scherzare. Fino a lì, nessun problema. Poi, ha iniziato a contattarmi ossessivamente sui social. E’ venuto a scoprire i miei orari di lavoro e a fine turno me lo ritrovavo di fronte alla mia auto. Poteva essere carino il corteggiamento, peccato che io gli avessi detto chiaramente che non ero interessata e che tutte quelle attenzioni mi creavano disagio. Lui ha continuato ed ha insistito finché un bel giorno sono andata dalle autorità a denunciare il fatto….

  2. Il mio ex è tornato alla riscossa dopo anni che non ci sentivamo più. Ha scoperto della rottura con mio marito e quindi si è sentito “in dovere” di chiedermi come stessi. Nonostante non rispondessi ai suoi messaggi e alle sue telefonate, lui insisteva e puntualmente trovavo sotto casa bigliettini. Un bel giorno, anche per frenare questo corteggiamento, gli ho detto chiaro e tondo che non avevo alcuna intenzione di rimettermi con lui e che volevo stare sola e ritrovare il mio equilibrio. Sembrava che avesse capito… Poi, ho saputo che è andato a parlare con la mia famiglia dicendo che voleva starmi vicino, ecc. Non ci ho visto più dalla rabbia così sono esplosa e gli ho fatto passare ogni minima intenzione di riavvicinarsi a me. Certe volte bisogna essere drastici

  3. Nell’immaginario collettivo sono sempre gli uomini ad essere quelli pressanti, ossessionati, invadenti. Eppure, devo dire che psicopatiche le ho trovate tutte io?! Già ne ho beccate due: una è la mia ex e un’altra una ragazza con cui ho iniziato una frequentazione, finita nel giro di poco tempo dopo essermi accorto che era da manicomio. Gelosia a mille, incapacità di crearsi una propria indipendenza (non dico economica, ma proprio nella quotidianità), impossibilità a poter trascorrere weekend separati (dovevamo stare sempre e per forza appiccicati e non potevo vedermi con gli amici). Insomma, stalker nell’anima che al mio posto nessuno avrebbe sopportato

  4. Ma se una persona dice “NO”, perché insistere? perché esagerare sempre e continuare ad umiliarsi e a creare disagi nella vita dell’altra persona? Bisogna fermarsi un attimo e pensare se quel determinato comportamento può far piacere all’altra persona oppure se si sta creando un fastidio che ovviamente non porta da nessuna parte. Non è che agendo d’impulso si ottiene qualcosa. Non è che continuando senza sosta si arriva al cuore della persona che ci interessa. Insomma, bisogna sempre calibrare tutto…

  5. C’è una tizia che ha iniziato a seguirmi sui social. Mette like a tutte le mie foto, commenta, mi tagga in suoi post, dice agli altri che ci stiamo frequentando, quando in realtà ci siamo visti un paio di volte insieme ad alcuni amici in comune. Dopo averle detto che non può andare a dire in giro cose false, perché io non sono interessato (ho cercato di non essere scortese), lei si è un attimo ridimensionata. Però, quanto tempo c’è voluto… E poi un giorno sono arrivato anche a risponderle male, ma lei mi chiamava e messaggiava in continuazione mettendomi in difficoltà anche con una ragazza che avevo conosciuto e davvero stavo frequentando.

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