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Tutte le volte in cui puoi essere spiato legalmente

14 Luglio 2021
Tutte le volte in cui puoi essere spiato legalmente

Intercettazioni, trojan, registrazioni e telecamere: tutte le volte in cui qualcuno può vedere ciò che fai.

Chissà quante volte abbiamo detto al telefono «Ne parliamo di persona…», con ciò intendendo tacitamente di non voler lasciare, alla mercé delle linee telefoniche, informazioni riservate e, spesso, ai confini con la legalità. La paura di essere spiati, controllati, pedinati, intercettati, ci fa prendere a volte tutte tutte le precauzioni per vivere tranquilli e portare a termine i nostri intenti.

Ma in quali casi si può essere spiati? E soprattutto: è lecito spiare? Chi può farlo ed in quali occasioni? Facciamo il punto di ciò che prevede la legge, in modo da comprendere quando tenere il massimo riserbo sui nostri pensieri e quando invece sbandierarli ai quattro venti.

Controlli a casa

Finché siete a casa vostra, le possibilità di essere spiati sono estremamente rare. Intanto, nessun privato può piazzare un microfono o una microspia a casa vostra, neanche se si tratta del vostro convivente. Lo può fare solo la polizia.

Ma affinché la polizia possa intercettare ciò che dite a casa, con telecamere o microfoni, ci devono essere gravi indizi di reati gravi, puniti con l’ergastolo o con la reclusione superiore a 5 anni. Oppure quando si tratta di procedimenti in materia di droghe, armi, contrabbando, usura, detenzione di materiale pedopornografico.

Più facili sono i controlli nelle adiacenze di casa che possono avvenire senza tutte queste garanzie. La polizia può, ad esempio, nascondere una telecamera sul pianerottolo. Secondo la Cassazione [1], il pianerottolo non si può considerare una «privata dimora» ma solo una parte comune dell’edificio condominiale. 

Lo stesso dicasi se siete nel giardino della vostra villetta: eventuali videoregistrazioni a fini investigativi sono consentite quando l’azione può essere liberamente osservata da estranei senza ricorrere a particolari accorgimenti. Si pensi al giardino di una villetta privo di recinzioni, muri o altre barriere. 

Sempre secondo la Cassazione, sono legittime le videoriprese del pianerottolo di un’abitazione privata e dell’area antistante a un garage condominiale.

Controlli sui computer e sugli smartphone

La polizia può usare dei trojan horse, che si inseriscono nei vostri computer o negli smartphone e che consentono di intercettare le conversazioni o il traffico su Internet, le e-mail inviate e anche i messaggi. Ma, se siete a casa vostra, le autorità possono controllare ciò che dite o che fate solo nei casi appena elencati, ossia quando c’è il rischio di reati particolarmente gravi. 

Di regola, l’intercettazione può essere disposta dal pubblico ministero solo a seguito di autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, che provvede con decreto motivato, solo quando vi siano gravi indizi di reato e sia assolutamente indispensabile per la prosecuzione delle indagini.

Controlli fatti da privati

Anche un privato cittadino può controllarvi. Può pedinarvi, ad esempio, o può registrare ciò che dite. È possibile infatti registrare una conversazione, a vostra insaputa e quindi senza il vostro consenso, purché non vi troviate a casa vostra o nella vostra auto, e sempre che colui che registra è fisicamente presente in quel momento. Non potrebbe questi nascondere un registratore e andare via.

Un privato potrebbe anche registrare una conversazione telefonica che avete con lui e, in questo caso, non deve chiedere l’autorizzazione alla polizia, neanche se voi state parlando da casa vostra. Il file ovviamente potrà essere utilizzato contro di voi in un processo civile (pensate al caso in cui abbiate ammesso di avere un debito nei confronti di una persona) o in un processo penale (pensate ad esempio a una minaccia). 

Il privato, dicevamo, può anche pedinare e, nel corso di questo pedinamento, può fotografarvi. Questo comportamento non è reato, sempre che non sfoci in una vera e propria molestia. Quindi, se vedete che una persona vi sta alle calcagna e credete che solo per questo potete denunciarlo per stalking, vi state sbagliando di grosso.

Controlli fatti dal datore di lavoro

Anche il vostro datore di lavoro può mettersi alle vostre calcagna e controllarvi. Ma solo se avete finito il turno e avete varcato i cancelli dell’azienda. Finché state lavorando, la videosorveglianza, oltre ad essere segnalata e ad aver ricevuto il consenso dei sindacati o dell’Ispettorato del lavoro, può avvenire solo per ragioni organizzative, per tutelare il patrimonio aziendale o per la sicurezza vostra e dei clienti. Non certo per vedere cosa state facendo, cosa state dicendo, se state lavorando o state rispondendo a un messaggio sul cellulare.

Diverso è il discorso non appena finite di lavorare. Il vostro capo può farvi spiare da un investigatore privato. Ciò di solito succede quando vi prendete qualche giorno di malattia, mentre poi ve ne andate allegramente a zonzo per la città, oppure quando usufruite dei permessi per l’assistenza ai disabili (i famosi permessi previsti dalla legge 104) solo per farvi una scampagnata con gli amici. 

Inutile dire che le registrazioni del vostro comportamento possono integrare una giusta causa di licenziamento. 

La Cassazione ha ritenuto legittima anche la foto scattata dal collega di lavoro che abbia visto una persona del proprio reparto passeggiare per il corso quando invece doveva essere a letto, affetto da una grave lombosciatalgia. 

Banche dati pubbliche

Chiunque può sapere dove vive una persona, ossia dove ha la residenza, presentando una richiesta al Comune (anche via Pec). Tale istanza, peraltro, non va neanche motivata né il diretto interessato verrà mai informato di ciò. Il Comune è tenuto a rispondere e a fornire il relativo certificato, senza che ciò possa essere considerata una violazione della privacy.

Come l’Anagrafe, esistono altre banche dati che possono dire molto di voi a chi vuole spiarvi. Ad esempio, ci sono le visure immobiliari che dicono quante e quali case avete, eventuali terreni, dove sono collocati, con chi confinano e quanto valgono; rivelano se tali immobili sono pignorati o ipotecati, se su di essi pende una causa.

E poi, non in ultimo, c’è l’Anagrafe tributaria, un maxi archivio dell’Agenzia delle Entrate a cui può accedere chiunque vanti un credito nei vostri confronti e abbia già intrapreso la procedura giudiziale. In tale database, vengono contenute una serie di notizie estremamente delicate sulle vostre finanze: presso quale banca avete il conto corrente, chi è il vostro datore di lavoro, se avete una pensione, da quali fonti provengono i vostri redditi e così via.

Da quanto si è appena visto, si comprende bene che la vostra privacy finisce laddove iniziano i diritti delle altre persone. 


note

[1] Cass. sent. n. 38230/2018.

Autore immagine: depositphotos.com


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