Diritto e Fisco | Articoli

L’azienda può chiedere i danni per le dimissioni?

15 Luglio 2021
L’azienda può chiedere i danni per le dimissioni?

Che succede se il datore di lavoro costringe il dipendente a licenziarsi ma poi pretende il risarcimento per le dimissioni per giusta causa? 

Un nostro lettore ci fa presente di aver subito delle pressioni, da parte del datore di lavoro, a dimettersi. Questi, non volendo farlo e tuttavia non volendo andare a lavorare, si è “messo in malattia”. Durante questo periodo, l’azienda non gli ha corrisposto lo stipendio. A seguito di ciò, il dipendente si è dimesso per giusta causa ottenendo dall’Inps l’assegno di disoccupazione. L’azienda però non vuole riconoscergli il Tfr, sostenendo di voler compensare tale importo con i danni subiti per via del recesso del dipendente dal contratto di lavoro. Ci viene chiesto dunque se tale comportamento è legittimo o meno. L’azienda può chiedere i danni per le dimissioni? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Partiamo col dire che il datore di lavoro non può costringere il dipendente a dimettersi. Se davvero vuole interrompere il rapporto di lavoro, deve essere lui a licenziarlo. E il licenziamento, come noto, se non è giustificato da ragioni inerenti alla produzione e all’organizzazione dell’azienda, o da un illecito disciplinare del dipendente, è illecito e consente il risarcimento del danno. 

L’azienda che spinge il dipendente a dimettersi spontaneamente, magari rimanendo a casa senza lavorare, anche se non sta commettendo mobbing, sta comunque tentando di aggirare la normativa sui licenziamenti per evitare problemi giudiziari.

Una volta definito che l’atto di dimissioni deve essere per forza spontaneo – e peraltro è invalido se non eseguito attraverso l’apposita procedura telematica – è però bene ricordare che il dipendente, che si mette malato, deve comunque giustificare la propria malattia con un certificato medico. Il certificato medico falso, la malattia inesistente, sono cause di licenziamento per giusta causa. 

Tuttavia, quand’anche il licenziamento dovesse essere giustificato per una colpa del dipendente, il lavoratore maturerebbe comunque il diritto al Tfr, che non potrebbe essergli negato. Se poi l’azienda dovesse lamentare dei danni subìti a seguito del comportamento illegittimo del lavoratore, non potrebbe quantificarli da sé, trattenendo l’importo del Tfr, ma dovrebbe prima promuovere un giudizio contro il dipendente e lasciare che sia il giudice a definire il “se” e il “quanto” di tale licenziamento. Nel frattempo, però, il trattamento di fine rapporto di lavoro va ugualmente erogato.

È vero che una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che il dipendente che, immotivatamente, resta a casa senza andare a lavorare, al solo fine di farsi licenziare e così pretendere la disoccupazione, può essere condannato al risarcimento del danno nei confronti del datore, ma questo danno corrisponde solo al cosiddetto “ticket Naspi” ossia alla tassa di licenziamento che il datore stesso deve versare allo Stato.

Nel caso del lettore ci sembra però di capire che lo stesso abbia ottenuto il riconoscimento dall’Inps delle dimissioni per giusta causa, motivate appunto dall’atteggiamento ostruzionistico del datore di lavoro e dal mancato versamento dello stipendio. Ragion per cui sarà piuttosto il dipendente a maturare il diritto al risarcimento dall’azienda, risarcimento pari alla cosiddetta «indennità sostitutiva del preavviso». In buona sostanza, è il datore di lavoro ad aver causato un danno al dipendente, sia per averlo lasciato senza lavoro, sia per averlo costretto a interrompere tale rapporto senza il preavviso. Le sorti insomma si capovolgono e l’azienda, in un eventuale giudizio, non potrà che soccombere.  



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube