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Videosorveglianza in azienda: quando è legale

15 Luglio 2021 | Autore:
Videosorveglianza in azienda: quando è legale

Si può licenziare un dipendente sulla base di quanto scoperto dalle immagini registrate sul luogo di lavoro? Quali sono i limiti per il datore?

Il datore di lavoro può installare delle telecamere di sorveglianza all’interno dell’azienda ma con determinati limiti imposti dal nostro ordinamento e dal Regolamento europeo sulla tutela della privacy. Può, però, anche licenziare un lavoratore perché ripreso a fare quello che non deve senza sapere di essere finito nell’occhio del «Grande fratello». Lo ha stabilito una recente sentenza della Corte d’Appello di Venezia. Tra divieti e concessioni, dunque, la videosorveglianza in azienda quando è legale?

La legge impone la difesa della riservatezza del dipendente, il cui modo di lavorare non può essere controllato a distanza dal datore. Ma consente anche al titolare di intervenire con un provvedimento disciplinare (compreso il licenziamento) quando da un monitor si accorge che il lavoratore ha infranto le regole e sta creando un danno all’azienda. Vediamo dove si colloca la linea che separa la violazione della privacy dalla videosorveglianza legale in azienda.

Videosorveglianza in azienda: cosa dice la legge?

Secondo il nostro ordinamento, il datore di lavoro ha il potere di verificare il modo in cui un dipendente esegue la sua prestazione e di infliggere una sanzione disciplinare nel caso in cui il comportamento del lavoratore sia contrario alle direttive date e ai doveri contenuti nella lettera di assunzione e nella legge.

Quello che la normativa non consente è di verificare il modo di lavorare di un dipendente con qualsiasi mezzo, in particolare con sistemi di controllo audiovisivo. Da qui la domanda di fondo: la videosorveglianza in azienda è legale?

Telecamere con o senza audio sono di per sé consentite nel luogo di lavoro [1] a patto che vengano installate con una di queste finalità:

  • per tutelare il patrimonio dell’azienda;
  • per motivi di sicurezza;
  • per necessità organizzative, tecniche e produttive.

Non è, pertanto, legale installare delle telecamere per controllare le prestazioni lavorative dei dipendenti.

Per raggiungere gli scopi sopra indicati, la videosorveglianza in azienda è legale solo se prima di installare le telecamere il datore di lavoro sottoscrive un accordo con i rappresentanti sindacali aziendali o, nel caso in cui questi non esistessero, ottiene l’autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro.

Videosorveglianza in azienda: come può essere installata?

Ci sono altri vincoli che il datore di lavoro deve rispettare affinché la videosorveglianza in azienda sia legale e non violi la privacy dei dipendenti, come richiesto dal Regolamento comunitario in materia [2]. In pratica, sarà necessario impostare un’informativa che riporti in modo chiaro e specifico:

  • i dati del titolare;
  • la modalità, la finalità e la base giuridica del trattamento dei dati personali;
  • i contatti per raggiungere il Dpo (data protection officer, se presente);
  • i destinatari dei dati personali;
  • i tempi di conservazione dei dati;
  • i diritti che può esercitare l’interessato al trattamento.

Videosorveglianza in azienda: si può usare per licenziare?

Solo nel rispetto delle regole sopra elencate, cioè quando la videosorveglianza in azienda è legale da un punto di vista formale, un datore di lavoro può utilizzare le immagini riprese dalle telecamere in caso di procedimento disciplinare nei confronti del dipendente.

Così ha stabilito di recente la sentenza della Corte d’Appello di Venezia [3] con cui è stato dichiarato legittimo il licenziamento di una dipendente immortalata da alcune registrazioni a violare le procedure aziendali con condotte penalmente rilevanti, ovvero furto e appropriazione indebita.

E sono state proprio quelle immagini ad avere convinto i giudici circa le responsabilità della lavoratrice. Il contesto in cui si è svolta la vicenda era una casa da gioco. L’accusa rivolta alla dipendente, quella di essersi appropriata di denaro dalla cassa aziendale per colmare alcuni ammanchi a lei attribuibili nel pagamento delle vincite ai clienti e per ottenere delle plusvalenze a proprio vantaggio.

Per quanto riguarda la presenza di telecamere nei locali aziendali, l’accordo sindacale prevedeva che l’impianto di videosorveglianza dovrebbe essere «funzionale alle esigenze del gioco e di tutte le attività connesse, al fine di tutelare da eventuali contestazioni, di non sempre agevole soluzione, sia la clientela che gli impiegati della casa da gioco». Ma c’era scritto anche che «il sistema di controllo a distanza non comporta l’utilizzazione di dati ottenuti per fini di procedimento disciplinare, neanche quando occasionalmente si sia venuti a conoscenza di eventuali mancanze del lavoratore, se non per casi di particolare rilevanza o gravità sempre e comunque accompagnati da un’istruttoria da parte della direzione dei giochi».

In sostanza: le telecamere non devono servire a controllare il comportamento dei lavoratori tranne in casi eccezionali. È evidente che, secondo la Corte d’Appello di Venezia, rubare dalle casse dell’azienda è un caso veramente eccezionale, al punto di giustificare un licenziamento provato con le immagini della videosorveglianza.


note

[1] Art. 4 co. 1 legge n. 300/1970.

[2] Regolamento Ue n. 679/2016.

[3] Corte appello Venezia sent. n. 476/2021 del 28.06.2021 pubblicata il 05.07.2021.

Autore immagine: canva.com/


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