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Il Fisco può ipotecare il fondo patrimoniale? 

16 Luglio 2021 | Autore:
Il Fisco può ipotecare il fondo patrimoniale? 

L’Agenzia Entrate Riscossione può iscrivere il vincolo sui beni immobili del debitore solo in alcuni casi. 

Hai deciso di costituire un fondo patrimoniale per mettere al riparo la tua casa e altre proprietà immobiliari dalle pretese del Fisco e dei creditori privati. Ma un giorno scopri di non essere completamente al sicuro: ti è arrivato un preavviso di iscrizione ipotecaria da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione che colpisce proprio quei beni. Ora temi che la tua corazza possa avere qualche buco o, addirittura, non sia servita a nulla e ti domandi se il Fisco può ipotecare il fondo patrimoniale. Se ciò non è possibile, si sarà trattato di un errore e così sarà sufficiente ricordare all’Amministrazione che quei beni erano stati regolarmente inseriti nel fondo, come risulta nell’atto pubblico che avevi stipulato dal notaio. 

Questa soluzione è troppo facile e non funziona. Devi sapere che il fondo patrimoniale non offre una protezione totale e assoluta contro le aggressioni – ovviamente legali – che i creditori, pubblici e privati, possono intraprendere sui beni del debitore. Il fattore chiave sta nel motivo per il quale è sorto il debito: può trattarsi dei bisogni della famiglia o di altre esigenze. Il fondo patrimoniale copre solo queste ultime ed evita il pignoramento, come dice la legge [1], per «i debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia». 

Negli altri casi, il Fisco può ipotecare il fondo patrimoniale in vista dell’esecuzione coattiva sui beni in esso contenuti; ma il contribuente può bloccare l’iscrizione ipotecaria, se riesce a dimostrare che l’Agente di riscossione conosceva l’estraneità dei debiti ai bisogni della famiglia, come ha affermato di recente la Corte di Cassazione [2]. È una prova non facile da fornire; inoltre, la nozione di «bisogni della famiglia» è molto generica e si presta a diverse interpretazioni. Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona il meccanismo del fondo patrimoniale e qual è la sua azione protettiva nei confronti delle ipoteche. 

Fondo patrimoniale: cos’è e a cosa serve?

Il fondo patrimoniale è un istituto previsto dal Codice civile [3] per creare un complesso di beni non aggredibili dai creditori, come le banche, le società finanziarie ed anche il Fisco. Viene costituito da uno o entrambi i coniugi con atto pubblico (o anche con testamento) nel quale occorre indicare i beni da inserire nel fondo.

Il vantaggio del fondo patrimoniale sta nel fatto che gli immobili che fanno parte del fondo non potranno essere aggrediti dai creditori, compreso il Fisco, per i debiti che essi sapevano essere estranei a tali esigenze familiari. Esso infatti crea uno schermo giuridico.

In tal caso, gli immobili che fanno parte del fondo non potranno essere sottoposti ad azioni esecutive, e, perciò, non potranno essere pignorati e neppure ipotecati. Ma c’è una fondamentale condizione affinché questa protezione possa operare: il debito deve essere insorto per esigenze estranee ai bisogni della famiglia. Ciò equivale a dire che se i debiti erano insorti per esigenze familiari, i creditori potranno tranquillamente soddisfarsi anche sui beni presenti nel fondo patrimoniale.

I bisogni della famiglia

La nozione di “bisogni della famiglia” è centrale per individuare quando un bene immobile confluito nel fondo può essere sottoposto a pignoramento o ad ipoteca. La giurisprudenza estende i bisogni familiari a «tutte le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi».

In questo modo, l’operatività del fondo patrimoniale viene notevolmente ristretta, perché esso avrà efficacia solo per i debiti che risultano chiaramente contratti per esigenze extrafamiliari, come quelli per l’acquisto di beni di lusso o per esigenze voluttuarie. Soltanto se il creditore conosceva questi motivi, e dunque sapeva che il debito era stato assunto per scopi diversi dal soddisfacimento dei bisogni della famiglia, il vincolo del fondo torna ad operare ed egli non potrà pignorare o ipotecare i beni presenti in esso; ma tocca al debitore dimostrare questa consapevolezza.

A livello pratico e a fini fiscali, assumono particolare rilievo i debiti lavorativi: pensa al titolare di un’attività imprenditoriale, professionale o artigianale che non ha versato i tributi dovuti e, per questo, riceve avvisi di accertamento dagli Enti impositori e cartelle o intimazioni di pagamento dall’Agente di riscossione. Se questi atti impositivi non vengono saldati o impugnati, scattano le misure di riscossione coattiva, a partire dall’iscrizione ipotecaria.

L’ipoteca fiscale: condizioni

L’ipoteca è un vincolo giuridico che il creditore appone sui beni del debitore, per poterli sottoporre ad espropriazione forzata se il suo credito non sarà soddisfatto entro i termini intimati. Esistono quattro tipi di ipoteca:

  • legale, se è stabilita direttamente dalla legge, come nel caso delle compravendite immobiliari, a garanzia del pagamento del prezzo;
  • volontaria: quando deriva da un contratto, come un mutuo ipotecario destinato a finanziare l’acquisto di una casa;
  • giudiziale: se deriva da una sentenza di condanna al pagamento di una somma o al risarcimento di danni;
  • fiscale (detta anche esattoriale), che viene iscritta dall’Agente della Riscossione per garantire il recupero delle somme iscritte a ruolo, quando l’ammontare dei debiti supera i 20mila euro (ma fino a 120mila euro il bene ipotecato non potrà essere pignorato: per saperne di più leggi  “Ipoteca fiscale: cos’è e come funziona“).

Il preavviso di iscrizione ipotecaria

L’iscrizione dell’ipoteca fiscale deve essere preceduta da un preavviso al contribuente, concedendogli un termine di 30 giorni per adempiere al pagamento del dovuto. L’iscrizione ipotecaria potrà avvenire solo alla scadenza di questo termine (senza nessun ulteriore avviso) e l’espropriazione forzata può essere avviata dopo sei mesi, salvi casi di particolare urgenza.

L’iscrizione ipotecaria eseguita dall’Agente di riscossione senza questo preavviso è illegittima [5], ma il contribuente interessato deve eccepire il vizio impugnandola davanti al giudice tributario per ottenerne l’annullamento: dunque, l’iscrizione è nulla se non è comunicata preventivamente all’interessato.

L’ipoteca iscritta sui beni del fondo patrimoniale è valida?

Tirando le somme di quanto abbiamo detto, possiamo constatare che si può iscrivere ipoteca sui beni del fondo patrimoniale anche quando il creditore procedente è un soggetto pubblico, come un Ente impositore rappresentato dall’Agenzia Entrate Riscossione. L’ipoteca fiscale iscritta sui beni immobili che compongono il fondo patrimoniale è valida a condizione che il debito da cui scaturisce sia stato assunto:

  • in qualsiasi caso, per motivi rientranti nei bisogni della famiglia;
  • per motivi estranei ai bisogni della famiglia, ma dei quali l’Agente di riscossione non era a conoscenza.

La prova di questa conoscenza grava sul debitore che intende far valere l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria: come ha affermato in varie occasioni la Corte di Cassazione [6], tocca a lui dimostrare, con argomenti convincenti, che il debito era stato contratto per scopi estranei ai bisogni familiari e che il creditore conoscesse tale circostanza.

Nell’ultima pronuncia intervenuta sul tema [2], la Suprema Corte ha ritenuto valida l’iscrizione ipotecaria sui beni del fondo patrimoniale proprio perché il contribuente non era riuscito a dimostrare che il Fisco fosse consapevole dell’estraneità dei debiti tributari ai bisogni della famiglia. In conclusione, la prova della consapevolezza del creditore deve essere sempre fornita da chi si oppone all’iscrizione ipotecaria o ai successivi pignoramenti che traggono origine da essa.


note

[1] Art. 170 Cod. civ.

[2] Cass. ord. n. 20008 del 14.07.2021.

[3] Artt. 167 e ss. Cod. civ.

[4] Cass. ord. n. 2904 del 08.02.2021.

[5] Art. 77, co.2 bis, D.P.R. n. 602/1973.

[6] Cass. ord. n. 6380 del 08.03.2021, n. 10166 del 28.05.2020 e n. 19758 del 23.07.2019.


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