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Quando una persona muore in ospedale: cosa fare?

23 Ottobre 2021 | Autore:
Quando una persona muore in ospedale: cosa fare?

Chi si occupa delle pratiche burocratiche quando il decesso non avviene a casa? Quanto tempo occorre per avere a disposizione la salma?

Il momento non è certo dei più semplici ma, purtroppo, passato il primo momento bisogna farsi coraggio ed affrontare tutti gli aspetti burocratici legati alla morte di una persona cara. Se il decesso avviene in casa, i parenti si trovano in un contesto a loro familiare in cui, compatibilmente con la circostanza, occorre gestire la situazione. Ma quando una persona muore in ospedale, cosa fare? Bisogna chiamare qualcuno per portare via subito la salma o si deve aspettare un certo tempo prima di muovere il cadavere? L’agenzia di servizi funebri va allertata subito? Chi pensa al certificato di morte e agli altri adempimenti burocratici da rispettare?

Tempo fa, le regole erano molto più rigide: in caso di decesso in ospedale non era possibile portare la salma fuori dalla struttura sanitaria se non per il funerale. Oggi, c’è maggiore elasticità e la famiglia ha la possibilità di chiedere di allestire la camera ardente nel proprio domicilio oppure nei locali messi appositamente a disposizione dalle agenzie di pompe funebri per consentire l’ultimo saluto al defunto prima delle esequie. Quando è possibile farlo e chi ci deve pensare? Vediamo cosa fare quando una persona muore in ospedale.

Decesso in ospedale: che succede con la salma?

Di solito, quando una persona muore in ospedale, al Pronto soccorso o in un altro reparto della struttura sanitaria, la salma resta per circa due ore nel luogo in cui è avvenuta la morte. In quella camera, il medico compilerà il certificato con la constatazione di decesso, che riporterà data e ora. Il personale della struttura sanitaria si occuperà, quindi, delle pratiche burocratiche obbligatorie, ovvero della compilazione del modulo Istat da parte del medico e della successiva comunicazione all’ufficio di stato civile del Comune in cui si è verificato il decesso.

In questo lasso di tempo, di norma e tranne in situazioni eccezionali, è consentito ai parenti di restare accanto al defunto.

Decesso in ospedale: che succede nelle 24 ore successive?

Trascorse le due ore dal decesso e compilato il documento con la constatazione di morte, la salma può essere trasportata dai sanitari (e solo da loro) nella camera mortuaria, sempre che le circostanze non richiedano un esame autoptico sul cadavere. Qui resterà sotto osservazione per almeno 24 ore. Il personale è autorizzato alla preparazione e alla vestizione della salma: potrebbe essere richiesto ai parenti proprio per questo motivo di portare in ospedale i vestiti del defunto appena possibile.

Il certificato del medico necroscopo con cui si accerta la morte deve essere compilato e firmato non prima di 15 ore e non più tardi di 30 ore dall’ora del decesso. Tuttavia, è possibile accorciare i tempi attraverso un tanatogramma della salma, vale a dire un elettrocardiogramma che dura una ventina di minuti e che serve ad accertare l’assenza totale e continuativa di attività cardiaca.

Il cadavere deve restare nella camera mortuaria dell’ospedale per almeno 24 ore. Per nessun motivo è possibile consegnare la salma alla famiglia prima che sia trascorso questo tempo di osservazione.

Decesso in ospedale: cosa fare quando viene consegnata la salma?

Trascorse 24 ore da quando una persona muore in ospedale, la salma viene, dunque, consegnata alla famiglia affinché possa iniziare l’ultimo saluto al defunto secondo la volontà dei parenti. L’agenzia delle pompe funebri scelta dalla famiglia provvederà alla sistemazione del cadavere ed agirà come richiesto dai familiari del defunto.

È possibile appoggiarsi ad una delle sale del commiato dell’ospedale stesso, se esistente e disponibile, dove amici e parenti potranno recarsi per rendere omaggio alla salma negli orari di apertura al pubblico. Molto comune anche la scelta di chiedere all’agenzia che si occupa del servizio funebre di mettere a disposizione una delle loro sale del commiato. In questo caso, l’agenzia provvederà alla chiusura della bara ed al suo trasporto presso i locali in cui sarà allestita la camera ardente. C’è sempre la possibilità di chiedere il trasporto della salma a casa per dare l’ultimo saluto al defunto in un ambiente più familiare.

Decesso in ospedale: cos’è vietato fare?

Mentre ci sono alcuni aspetti, diciamo così, «negoziabili» quando una persona muore in ospedale (ad esempio, l’effettuare il tanatogramma per accorciare i tempi del certificato del medico necroscopo), ci sono invece delle cose che sono vietate per legge in queste circostanze. Una, l’accesso del personale delle pompe funebri all’interno della struttura sanitaria: l’agenzia potrà occuparsi della salma e sistemarla nella bara solo quando sarà stata trasferita nella camera mortuaria.

Il secondo divieto riguarda il personale sanitario: la legge impedisce a medici, infermieri o inservienti di suggerire alla famiglia l’agenzia a cui affidare il servizio funebre. Questo per evitare che si ripetano dei casi come quelli già accaduti in cui qualcuno, approfittando della confusione creata dalla perdita di una persona casa, spinge per scegliere in fretta una determinata agenzia. Il furbo di turno cercherà di convincere il parente del defunto che avrà un servizio professionale ed economico. Ma non gli dirà che, in realtà, la convenienza ce l’avrà lui grazie alla percentuale che riceverà dall’agenzia sul servizio prestato.



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1 Commento

  1. ogni cosa come tutte ha un suo tornaconto, la percentuale sulle onoranze funebri, lo sciacallaggio del tutto e altro, purtroppo e’ anche bene sapere queste cose e trovo questo sito di grande utilita’ e informazione giuridica su tanti punti veramente interessanti da quelli civili a quelli penale e amministrativi

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