Tassa sul risparmio: chi dovrà pagare

19 maggio 2014


Tassa sul risparmio: chi dovrà pagare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 maggio 2014



Dal 1° luglio l’aliquota sulle rendite finanziarie aumenta dal 20 al 26%: si pagherà senza distinzione di reddito o di ricchezza.

Dal prossimo primo luglio scatterà la nuova tassa su chi conserva i soldi in banca. È stata chiamata “tassa sulle rendite finanziarie” e colpisce gli interessi che il risparmio produce. In particolare, l’aliquota – che sino ad oggi è stata pari al 20% degli interessi – passerà al 26%.

La tassa graverà però non solo sugli interessi dei conti e depositi, ma anche sulle cedole delle obbligazioni, sui dividendi delle azioni e sui capital gain realizzati sulle vendite di titoli.

Chi invece ha investito i propri risparmi in titoli di stato come BoT e BTp potrà stare tranquillo: in tali casi l’imposta resta fissa al 12,5%.

Ma quanto, concretamente, inciderà l’aumento della tassazione e chi davvero pagherà di più?

Le stime – elaborate dal Centro studi Sintesi – mostrano come la tassazione si sposterà in relazione alle modalità di investimento della popolazione. Per cui, in media, un cittadino di Milano pagherà circa 14,60 euro in più all’anno, mentre un correntista di Crotone circa 5 euro.

La città più tassata è Milano, seguita a ruota da Piacenza, Parma, Bolzano, Rimini, Roma, Isernia, Sondrio, Aosta, Bologna, Cuneo, Avellino, Belluno, Como, Genova, Vercelli, Macerata, Ancona, Modena: queste ultime con un rincaro medio annuo di circa 12 euro.

Fanalino di coda della classifica è Crotone, preceduta da Carbora Iglesias, Oblia, Trapani, Siracusa, Medio Campidano, Barletta, Andria, Trani, Ragusa, Vibo Valentia, Ogliastra, Catania, Palermo, Oristano, Brindisi, Enna, Agrigento, Caltanissetta, Taranto, Cagliari, Reggio Calabria (queste ultime con rincari fino a massimo 7 euro annui).

Insomma, Piemonte ed Emilia restano i più tassati. Calabria, Puglia e le isole le meno.

La differenza si spiega in base alla distribuzione degli investimenti del portafoglio dei contribuenti. In Lombardia, infatti, vi è la più alta incidenza di azioni e fondi d’investimento. Al contrario, le famiglie delle Regioni del Sud conservano la maggior parte del denaro sui conti correnti, sui libretti postali e sui depositi a risparmio.

Per esempio: se una famiglia meridionale ha un portafoglio costituito al 70% da risparmi in banca e il 30% investito in obbligazioni e azioni, nelle regioni più ricche il rapporto tende a rovesciarsi.

L’iniquità della tassazione

La tassazione andrà a colpire indistintamente tutte le famiglie, anche quelle con redditi bassi. Essa, infatti, non è progressiva, cioè non aumenta con l’aumento del risparmio, ma viene applicata con la stessa percentuale per qualsiasi correntista: sia per chi ha un risparmio di 500 euro che per chi ha un investimento di 5 milioni di euro (leggi l’articolo “Chi pagherà la tassa sulle rendite finanziarie”).

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Autore immagine: 123rf. com

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