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Diniego sanatoria edilizia: che fare? 

18 Luglio 2021 | Autore:
Diniego sanatoria edilizia: che fare? 

Quali rimedi se il Comune respinge la domanda e rifiuta il rilascio della concessione in sanatoria? Come dimostrare che il diniego è illegittimo?

Anni fa, avevi commesso un piccolo abuso, realizzando una veranda senza il permesso di costruire. Poi, hai deciso di sanare quell’irregolarità, per metterti al riparo da un probabile ordine di demolizione ed anche nella prospettiva di lasciare, un domani, l’immobile “pulito” ai tuoi eredi o di renderlo più facilmente commerciabile. Così hai presentato al tuo Comune un’istanza di permesso in sanatoria, ma è stata respinta. Che fare contro il diniego di sanatoria edilizia? 

In questo articolo vedrai che si possono fare molte cose, ma prima di tutto bisogna verificare la cosiddetta «doppia conformità» ai regolamenti urbanistici ed edilizi: l’opera realizzata abusivamente non deve contrastare con i piani regolatori, altrimenti non può essere sanata. Poi, occorre controllare come è stata trattata in Comune la tua richiesta di permesso in sanatoria: può esserci stato un rigetto esplicito, più o meno motivato, e in tal caso bisogna stabilire se le motivazioni sono congrue o se invece si prestano a rilievi. In altri casi, il Comune omette di provvedere sull’istanza e, allora, va applicata la disciplina del silenzio-rigetto della Pubblica Amministrazione, a meno che non si tratti di Scia in sanatoria. 

Come vedi, le alternative sono molteplici. Ciò premesso per inquadrare gli argomenti, vediamo adesso in dettaglio che fare contro il diniego di sanatoria edilizia. 

La doppia conformità ai regolamenti urbanistici ed edilizi 

La legge [1] stabilisce la regola della doppia conformità ai regolamenti urbanistici ed edilizi: le trasformazioni abusive che il cittadino richiede di sanare devono essere conformi alla disciplina vigente sia al momento della loro realizzazione, sia al momento della presentazione della domanda di sanatoria. 

Così il Comune compie una doppia verifica (tecnicamente chiamata «accertamento di conformità») per riscontrare se l’opera abusiva non è in contrasto né con le previsioni del piano regolatore vigente all’epoca in cui l’abuso fu compiuto, né con quelle attuali. Se emerge una divergenza dal vecchio o dal nuovo strumento urbanistico-edilizio, il diniego di sanatoria sarà legittimo: nel primo caso perché il permesso di costruire, ove fosse stato chiesto all’epoca, non sarebbe stato concesso; nel secondo caso perché l’opera non potrebbe essere assentita adesso, in base alle previsioni ora vigenti. 

Permesso in sanatoria: come si ottiene?

Una volta verificato che l’opera abusiva è conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia attuale e previgente, per sanare l’abuso occorre presentare una domanda di sanatoria all’ufficio comunale competente. Non c’è un limite di tempo, quindi è possibile sanare anche abusi molto antichi; l’unica preclusione consiste nel fatto che la domanda non è più proponibile (o, se già proposta, non è accoglibile) se nel frattempo il Comune: 

  • ha intimato al responsabile, con ingiunzione, di procedere alla demolizione del manufatto abusivo [2]; 
  • ha emanato ordinanza di demolizione delle opere [3]; 
  • ha irrogato le sanzioni amministrative nei confronti del responsabile dell’abuso o del proprietario dell’immobile [4]. 

Per ottenere il permesso in sanatoria è anche necessario versare al Comune il contributo di costruzione, che dovrà essere pagato, a titolo di oblazione, in misura doppia, altrimenti il provvedimento non può essere rilasciato [5]; se l’intervento abusivo era stato realizzato in parziale difformità, l’oblazione è calcolata con riferimento alla parte di opera difforme dal permesso di costruire. Leggi anche “Come chiedere una sanatoria in Comune. 

Diniego di permesso in sanatoria: rimedi 

La richiesta di permesso in sanatoria deve essere valutata dal dirigente o dal responsabile dell’ufficio tecnico comunale, che è tenuto a fornire una risposta entro 60 giorni, ma con un’importante particolarità: decorso questo termine, la richiesta si intende respinta [6]. È il cosiddetto silenzio-rigetto, un rifiuto implicito di provvedere dal quale comunque si può evincere una volontà negativa.

A questo punto, il privato può ricorrere al giudice amministrativo, da individuarsi nel Tar (Tribunale amministrativo regionale) competente per il territorio dove è ubicato l’immobile, entro i successivi 60 giorni, che decorrono, rispettivamente: 

  • dalla data di comunicazione al richiedente del provvedimento di diniego di rilascio del permesso in sanatoria; 
  • dalla scadenza degli originari 60 giorni concessi al Comune per provvedere, in caso di silenzio-rigetto. 

Tieni presente che se era stata presentata una Scia in sanatoria [7], cioè la Segnalazione certificata di inizio attività (consentita per i lavori di manutenzione straordinaria, restauro e ristrutturazione “leggera”) la giurisprudenza amministrativa più recente [8] considera il silenzio del Comune non come rigetto, ma come assenso all’istanza presentata dal privato, con la conseguenza che, dopo la scadenza dei 60 giorni, l’Amministrazione non può più emanare provvedimenti inibitori, per espresso divieto di legge [9]: perciò, in questi casi, il permesso in sanatoria si intende rilasciato. Eventuali provvedimenti negativi successivi emessi dal Comune possono essere impugnati, sempre al Tar competente ed entro 60 giorni dalla loro emanazione e comunicazione, facendo valere la formazione del silenzio assenso.

Una nuova sentenza del Tar Campania [10] ha confermato questa impostazione, ed ha aggiunto che il recente “Decreto Semplificazioni” [11] ora consente le modifiche ai prospetti degli edifici, in quanto esse rientrano nella manutenzione straordinaria e non più negli interventi di ristrutturazione edilizia (abbiamo parlato di queste novità nell’articolo “Sanatoria più facile per gli abusi edilizi“).  

Perciò, in tali casi, il diniego alla sanatoria espresso dal Comune è illegittimo e potrà essere impugnato con successo al Tar se si accerta che: 

  • l’intervento è conforme alla normativa urbanistica ed edilizia, secondo la regola della doppia conformità; 
  • non riguarda immobili soggetti agli speciali vincoli paesaggistici o dei beni culturali; 
  • non pregiudica il decoro architettonico dell’edificio. 

Per altre informazioni leggi anche gli articoli “Abuso edilizio: condizioni sanatoria” e “Come sanare immobile abusivo“.


note

[1] Art. 36, co.1, D.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia);

[2] Art. 31, co.3, D.P.R. n. 380/2001.

[3] Art. 33 co.1 e 34, co.1, D.P.R. n. 380/2001.

[4] Art. 16 D.P.R. n. 380/2001.

[5] Art. 36, co.2, D.P.R. n. 380/2001.

[6] Art. 36, co.3, D.P.R. n. 380/2001.

[7] Art.37 D.P.R. n.380/2001.

[8] Cons. St. sent. n. 1534/2014; Tar Calabria, n. 1805/2019; Tar Campania, n. 5789/2019.

[9] Art. 19 L. n.241/1990.

[10] Tar Campania, Sez. Salerno, sent. n. 1704 del 12.07.2021.

[11] Art. 10, comma 1, lett. b), D.L. n. 76/2020, conv. in L. n. 120/2020.

 

Autore immagine: pixabay.com


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