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Aprire un’impresa all’estero con il minimo investimento

14 Aprile 2015 | Autore:
Aprire un’impresa all’estero con il minimo investimento

Si può internazionalizzare la propria azienda senza dover assumere troppi rischi ed a costi ragionevoli.

 

Qualsiasi operatore economico che si appresti ad approcciare un Paese diverso da quello della propria residenza, deve effettuare alcune valutazioni di carattere generale: verificare il grado di apertura all’iniziativa economica straniera, valutare il rischio-Paese, individuare il livello di tassazione, conoscere il sistema amministrativo e burocratico del Paese di destinazione, verificare l’esistenza di norme specifiche sugli investimenti esteri, conoscere le regole locali.

Solo dopo questo studio approfondito il soggetto non residente, potrà valutare la struttura da impiantare nel Paese estero obiettivo dell’approccio.

Le alternative a disposizione sono le seguenti:

– Aprire un ufficio di rappresentanza;

– Aprire una succursale (branch);

– Aprire una società controllata estera (subsidiary);

– Costituire una rete di agenti indipendenti.

Analizziamo l’ufficio di rappresentanza.

Questa struttura è sicuramente quella più consona all’approccio a Paesi che possono essere interessanti, ma che non sono ancora ben conosciuti da chi vuole investire o delocalizzare la propria attività.

L’ufficio di rappresentanza rappresenta il primo ed il più immediato strumento che una società italiana può utilizzare per essere presente in un mercato ed in una giurisdizione estera.

Esso viene adottato quale strumento principale, per l’approccio ad un nuovo mercato, da parte di tutti quei soggetti che non hanno ancora la certezza che il Paese-obiettivo da essi prescelto per l’inizio di una attività aziendale o di una fase del processo produttivo, sia effettivamente recettivo oppure offra le necessarie e sufficienti garanzie per consentire l’effettuazione degli investimenti e delle spese necessarie per penetrare quel mercato.

In generale, per aprire un ufficio di rappresentanza, la giurisdizione del Paese estero richiede la presenza di alcuni elementi e pone alcune limitazioni.

Ogni Paese estero ha procedure diverse da seguire, ma, in generale, ognuna di esse prevede il deposito di una richiesta di autorizzazione, corredata da una serie di documenti necessari a identificare la società richiedente, la persona dell’amministratore e quelle dei soci, l’attività svolta, la storia dell’azienda, il suo grado di affidabilità, il Paese di provenienza ed una relazione sulle motivazioni per le quali si intende aprire l’ufficio proprio in quella giurisdizione.

L’ufficio di rappresentanza può tuttavia svolgere solo alcune attività.

Le attività che è possibile effettuare tramite un ufficio di rappresentanza sono le più disparate, tuttavia in genere, fra le altre, quelle che vengono più spesso svolte sono le attività di:

– promozione;

– pubblicità;

– networking;

– raccolta di informazioni sul mercato di destinazione;

– gestione delle risorse aziendali, spesso poste in mercati diversi;

– centralizzazione di funzioni amministrative e contabili;

– esternalizzazione di servizi infragruppo per la condivisione di costi comuni;

– preparazione alla penetrazione attiva nel mercato di riferimento;

– valutazione del grado di operatività imprenditoriale locale (burocrazia, limiti agli investimenti, normative particolari, ecc.);

– valutazione diretta del rischio-Paese e del livello di tassazione;

– valutazione delle opportunità di investimento;

– diffusione del marchio;

– diffusione della conoscenza della società e dei prodotti o servizi offerti;

– test dell’interesse dei consumatori e dei clienti;

– approfondimento della conoscenza del mercato (concorrenza, studio dei prezzi, organizzazione di una rete di assistenza e di vendita);

– predisposizione degli incombenti per l’apertura di strutture locali operative;

– studio del mercato target;

– esposizione della produzione (show-room);

– contatto con i distributori e/o i fornitori locali, ecc.

L’ufficio di rappresentanza non può svolgere alcuna attività imprenditoriale diretta, nelle fasi della produzione e/o della vendita, pertanto non consente di effettuare alcune operazione attiva, né consente di vendere prodotti o servizi, direttamente.

Sotto l’aspetto fiscale invece l’ufficio di rappresentanza è un centro di costo, un collettore di costi sostenuti in un Paese estero.

Per questo non è soggetto ad alcun obbligo fiscale in capo alla società italiana, ed i costi da esso prodotti in genere sono completamente deducibili da parte della capogruppo.

Invece il Paese di insediamento, non in tutte le giurisdizioni, ma in molte di esse, tassa la struttura della società estera applicando una percentuale, relativamente bassa, (di solito il 4%-8%) sul totale dei costi sostenuti dall’ufficio.

Tuttavia le società italiane che stabiliscono un ufficio di rappresentanza all’estero devono prestare molta attenzione ad evitare che esso possa essere considerato invece come una stabile organizzazione sul mercato di destinazione.

In tal caso esso diventerebbe, o potrebbe essere ritenuto, una realtà imprenditoriale (stabile organizzazione occulta) ed il Paese estero di insediamento potrebbe volerlo assoggettare a tassazione.

Particolare attenzione dovrà essere posta sotto questo aspetto, soprattutto qualora con il Paese di insediamento prescelto, l’Italia non avesse stipulato alcuna Convenzione contro le doppie imposizioni, in quanto si potrebbe verificare un caso di doppia imposizione.


note

Autore immagine: 123rf 


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1 Commento

  1. Salve vorrei sollevare una questione che è in argomento. Io abito a Trieste io devo pagare le tasse italiane e perché?
    secondo il trattato di pace del 1947 di Parigi art 21 comma 2 dice che l’italia perde la sovranità sul territorio libero di trieste e con il Memorandum di Londra del 1954 l’italia o meglio il Governo Italiano e non lo stato italiano riceve l’amministrazione civile provvisoria.
    Il porto Franco internazionale di Trieste unico in europa ed extra EU si possono aprire fabbriche manipolare il materie e rispedirle estero su estero senza pagare dogane.
    Che dite interessante andate a verificare i documenti e scoprirete che trieste è un paradiso fiscale internazionale legale meglio delle svizzera sotto diretto controllo diretto non dell’italia non dell’Unione europea ma direttamente dell’Onu ( unica nel mondo) e riconosciuto con la 16° risoluzione onu del 1947.
    Quindi devo pagare le tasse al italia? allora se un’azienda italiana mette la sede legale a trieste….. deve pagare le tasse all’italia?

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