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Prescrizione presuntiva: quando si applica? 

17 Luglio 2021 | Autore:
Prescrizione presuntiva: quando si applica? 

I casi in cui, decorso un breve termine, un debito si considera per legge già pagato; cosa può fare il creditore che non ha ottenuto il dovuto.  

Sapevi che i crediti dei professionisti scadono dopo soli tre anni? E quelli degli albergatori dopo appena sei mesi? E quelli dei farmacisti dopo un anno? Non fregarti le mani troppo presto: il meccanismo non è automatico, altrimenti sarebbe troppo facile non pagare un medico, un avvocato o un ingegnere aspettando semplicemente che il tempo passi.

In realtà la maggior parte delle prestazioni professionali e commerciali si pagano subito, appena vengono rese (ma non sempre è così). Perciò la legge prevede un meccanismo semplificato per accertare se il debito è stato estinto oppure vive ancora. Questo metodo si chiama prescrizione presuntiva e in questo articolo ti spiegheremo quando si applica e come funziona. Scoprirai che la prescrizione presuntiva è molto diversa dalla “classica” prescrizione – chiamata estintiva – che comporta la perdita irrimediabile del diritto dopo un certo periodo di tempo in cui il suo titolare non lo ha esercitato.  

La finalità della prescrizione presuntiva è quella di snellire i rapporti quotidiani, evitando lunghi accertamenti giudiziari. Ecco, in estrema sintesi, quando si applica: se trascorre un certo termine senza che il creditore abbia chiesto il pagamento, si presume – fino a prova contraria – che egli abbia già ottenuto dal suo cliente ciò che gli spetta. Ma non è ancora detta l’ultima parola: quando è scattata la prescrizione presuntiva il creditore che vanta ancora il saldo del dovuto ha ancora dei mezzi di prova a sua disposizione, che però sono molto limitati e scarsamente efficaci. 

Prescrizione presuntiva: cos’è 

La prescrizione presuntiva è la supposizione che il debito sia già stato pagato. È un istituto previsto dalla legge [1] in via eccezionale e soltanto per alcune categorie di debiti che tra poco ti indicheremo. 

L’idea di fondo è che nella vita quotidiana c’è una serie di prestazioni che di solito vengono pagate rapidamente e senza particolari formalità o problemi, appena vengono eseguite: per esempio, una cena al ristorante, un breve soggiorno alberghiero, l’acquisto di medicinali in farmacia, le ripetizioni impartite da un insegnante agli studenti. 

Perciò la legge ritiene, fino a prova contraria, che se è passato un certo periodo di tempo, durante il quale il creditore non ha intrapreso nessuna azione o iniziativa per ottenere il pagamento, ciò vuol dire che era stato pagato in partenza e quindi il debitore aveva regolarmente adempiuto la sua obbligazione. Se così non è, toccherà al creditore provare che ciò non è accaduto.

Prescrizione presuntiva: quando scatta 

I termini della prescrizione presuntiva sono diversi in base al tipo di prestazione e alla categoria dei commercianti, o dei professionisti, che l’hanno resa ai loro clienti. Le fasce sono tre, dalla più breve, di soli sei mesi, alla più lunga, che arriva a tre anni. Ecco quando scatta la prescrizione presuntiva: 

  • il diritto degli albergatori e dei ristoratori si prescrive presuntivamente in sei mesi; 
  • il credito dei commercianti per le merci vendute a privati, quello dei farmacisti per il prezzo dei medicinali e quello degli insegnanti per la retribuzione delle lezioni si prescrive in un anno; 
  • il diritto dei professionisti (sono compresi in questa categoria tutti i prestatori d’opera intellettuale) per il compenso e per il rimborso delle spese sostenute si prescrive in tre anni. 

Prescrizione presuntiva: come si applica 

Come hai appena visto, la prescrizione presuntiva ha un decorso molto più breve di quella ordinaria (ad esempio, una fattura commerciale non pagata ha un termine di prescrizione di 10 anni). 

La prescrizione presuntiva, però, a differenza di quella estintiva (che una volta maturata è inevitabile), ammette la prova contraria, ma con importanti limiti. Infatti, quando il decorso del termine è completato, non è più il debitore a dover eccepire che il debito è stato estinto, o non era insorto affatto, ma è il creditore che deve dimostrare che la prestazione in suo favore non è stata eseguita, cioè che il pagamento del prezzo pattuito con il cliente non è avvenuto. 

Ma il creditore non può più dimostrare la sussistenza del debito con i consueti mezzi di prova vigenti nel processo civile (come le testimonianze e i documenti), ed ha a disposizione solo queste due possibilità: 

  • deferire alla controparte il giuramento decisorio [4], una dichiarazione solenne resa davanti al giudice e dalla quale dipenderà l’esito della causa: se il debitore affermerà di aver già pagato, opererà la prescrizione presuntiva e il debito sarà considerato estinto; altrimenti, se confesserà di non aver pagato, vincerà il creditore e avrà diritto a ricevere il dovuto;
  • ottenere dal debitore l’ammissione, nel corso del giudizio, che l’obbligazione non è stata estinta e che quindi il debito verso il creditore sussiste ancora e va saldato [5]. 

È evidente che si tratta di strumenti molto limitati e, in concreto, offrono al creditore risultati ben difficili da raggiungere: è raro che il debitore chiamato in causa ammetta (se non per sbaglio) di non aver pagato, ed è possibile che dichiari il falso anche sotto giuramento davanti al giudice; ma va ricordato che il falso giuramento costituisce reato, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni [6].  

Quando la prescrizione presuntiva non decorre 

Mentre per le prestazioni commerciali o alberghiere è facilissimo individuare il momento iniziale di decorso del termine di prescrizione presuntiva (ad esempio, nella compravendita al momento di consegna dei prodotti e in un soggiorno alberghiero all’atto del check out), per quelle professionali possono esserci delle incertezze, specialmente quando la prestazione è di lunga durata o l’incarico è complesso. Pensa ad un architetto che deve elaborare un progetto, depositarlo al Comune per l’approvazione, ed infine dirigere la sua realizzazione; oppure ad un avvocato che riceve il mandato dal cliente per assisterlo in una causa articolata, che si svolge in più gradi di giudizio.

A tal proposito la Corte di Cassazione, in una recente ordinanza [7], ha affermato che la decorrenza della prescrizione presuntiva parte dall’ultima prestazione eseguita, e non dalle precedenti o dalla prima, se l’incarico affidato perseguiva uno scopo unico. Nella vicenda decisa dalla Suprema Corte, si trattava di un progetto edilizio che, dopo un lungo iter burocratico, si era concluso con il rilascio del permesso di costruire; perciò le prestazioni professionali svolte non sono state considerate autonome, bensì tutte collegate tra loro, e così si è constatato che nel momento in cui il professionista aveva esercitato la sua azione di recupero del credito la prescrizione presuntiva non era ancora maturata.


note

[1] Artt. 2954 e ss. Cod. civ.

[2] Art. 2960 Cod. civ.

[3] Art. 2959 Cod. civ.

[4] Art. 371 Cod. pen.

[5] Cass. ord. n. 20330 del 16.07.2021.


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