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Reato di notte: è più grave?

18 Luglio 2021
Reato di notte: è più grave?

Aggravante della minorata difesa: ecco quando si applica, a quali condizioni e in che circostanze. 

Il reato di notte è più grave? Esistono alcune violazioni del Codice della strada che, se commesse di notte, vengono punite più severamente: la multa cioè è più alta. La stessa cosa succede, pressappoco, anche con i reati: compiere un crimine con il favore delle tenebre rende più difficile la difesa alla vittima, sicché scatta l’aggravante. Ma, a differenza delle sanzioni amministrative appena citate, in questo caso, non c’è alcun automatismo: il giudice penale, in altri termini, è chiamato a valutare caso per caso se davvero c’è quella che comunemente viene chiamata «minorata difesa». 

Sono queste le conclusioni cui sono pervenute le sezioni unite della Cassazione in una interessantissima sentenza. Ma procediamo per ordine e vediamo se, nel caso di reato commesso di notte, c’è aggravante della minorata difesa.

La minorata difesa per il reato commesso di notte

Per stabilire se il reato di notte è più grave dobbiamo prima partire da ciò che prevede la legge.

L’articolo 61 del Codice penale, dedicato alle «circostanze aggravanti comuni» stabilisce un aumento di pena per chi, nel commettere il reato, si è approfittato «di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la pubblica o privata difesa».

A lungo si sono contrapposti, in giurisprudenza, due diversi orientamenti. Uno più rigoroso (e risalente nel tempo), secondo cui «il tempo di notte» realizzerebbe, di per sé solo, automaticamente, tale aggravante ed un altro secondo cui, invece, il tempo di notte potrebbe rilevare in quanto con esso concorrono altre condizioni che consentano, attraverso una complessiva valutazione, di ritenere in concreto realizzata una diminuita capacità di difesa sia pubblica che privata. Insomma, secondo l’interpretazione più favorevole al reo, non sarebbe automatica l’aggravante ma andrebbe valutata caso per caso. 

La presenza di tale contrasto ha fatto sì che la stessa Cassazione [1] rimettesse la decisione definitiva alle Sezioni Unite.

Se si commette reato di notte la sanzione è più grave?

Nella pronuncia in commento, le Sezioni Unite hanno sposato l’orientamento più favorevole al reo. Non basta pertanto il reato di notte per far scattare una pena superiore. L’aggravante della minorata difesa deriva da un giudizio complessivo, si fonda cioè su una valutazione in concreto delle condizioni che hanno consentito di facilitare l’azione criminosa, sicché non vale ad integrare automaticamente la stessa la sola situazione astratta del tempo di notte. 

Dall’astratto passiamo al concreto e facciamo qualche esempio. 

L’elemento temporale, la notte, può non essere determinante, quando, per esempio e restando alla fattispecie del furto, il reato è stato commesso nel corso di una festa.

Dall’altro lato, i giudici hanno ritenuto sussistente l’aggravante della minorata difesa nel caso di furto commesso prima del sorgere del sole, in una villa isolata, disabitata di notte in quanto adibita a sede di uffici, con scarsissima illuminazione e fitta vegetazione, protetta da un impianto di videosorveglianza e da un sistema di allarme inidonei a costituire effettivo presidio difensivo [2].

In un’altra occasione, la Cassazione ha ritenuto aggravato un furto perpetrato in orario notturno, nei pressi di una fermata dei bus, in una zona a ridotto passaggio di persone, brandendo una spranga [3].

Ed ancora, l’aggravante della minorata difesa potrebbe scattare anche nel caso di un furto, effettuato in piena notte, di benzina asportata dal serbatoio di un autoarticolato parcheggiato in un’area di sosta retrostante un’area di servizio autostradale, scarsamente illuminata e non frequentata, mentre la persona offesa stava dormendo all’interno della cabina dell’automezzo [4].

Stesso discorso nel caso di un furto di merce contenuta in un autoarticolato parcheggiato nel piazzale di un’azienda, effettuato in piena notte nel mese di gennaio, in una situazione di buio assoluto, in assenza del proprietario e di altre persone nel luogo, pur esistendo nel piazzale un impianto di videoregistrazione che però non allertava il proprietario o le forze dell’ordine [5].

Particolarmente interessante è una sentenza del 2019 [6] applicata alla legittima difesa domiciliare. Secondo la Cassazione, per poter parlare dello stato di «minorata difesa» dell’aggredito e quindi applicare l’aggravante, non è sufficiente che l’azione aggressiva sia stata posta in essere di notte e in luoghi isolati; il giudice deve accertare se, in concreto, si sia realizzata una diminuita capacità di difesa che possa avere oggettivamente influito sull’errata valutazione dell’aggredito circa la necessità di reagire all’aggressione nel modo in cui lo ha fatto.

L’aggravante della minorata difesa per il reato commesso di notte

Secondo le Sezioni Unite, quindi, non è sufficiente che il fatto sia stato commesso di notte per concretizzare l’aggravante della minorata difesa. La situazione di particolare vulnerabilità della vittima va invece valutata caso per caso. Per le Sezioni Unite, le circostanze di tempo, di luogo o di persona, di cui l’agente ha approfittato per ostacolare la legittima difesa altrui, devono essere accertate sulla base di concreti e concludenti elementi di fatto, idonei a dimostrare «la particolare situazione di vulnerabilità – oggetto di “approfittamento” – in cui versava il soggetto passivo, non essendo sufficiente la idoneità astratta delle dette condizioni a favorire la commissione del reato».

Il fondamento dell’aggravante è stato individuato nel maggiore disvalore che la condotta assume quando il criminale approfitta delle facilitazioni offerte dal particolare contesto in cui l’azione si svolge. La categoria della circostanza (tempo, luogo, persona) però, spiegava già la relazione al Codice penale del 1933, che andava incrociata con l’effettiva potenzialità di ostacolo alla difesa altrui.


note

[1] Cass. sent. n. 10778/2021.

[2] Cass. sent. n. 12051/2021.

[3] Cass. sent. n. 34357/2020.

[4] Cass. sent. n. 17121/2020.

[5] Cass. sent. n. 7026/2020.

[6] Cass. sent. n. 49883/2019.


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