Diritto e Fisco | Articoli

Gli illeciti su Internet

30 Ottobre 2021 | Autore:
Gli illeciti su Internet

Quali sono i principali reati che si commettono navigando in Rete? Come difendersi dalle truffe online? Streaming e download sono legali?

Quante volte ti è capitato di leggere un commento ingiurioso in Internet? Ebbene, devi sapere che quella semplice espressione verbale costituisce un reato in piena regola. Quante volte hai effettuato il download di un programma senza averne il permesso? Anche questo è un reato. Infrangere la legge mentre si è sul web è davvero facile. Con questo articolo vedremo quali sono i principali illeciti su Internet.

Sin da subito va detto che molti di questi reati sono legati al cattivo utilizzo dei social network. Ad esempio, diffamazione e sostituzione di persona di persona sono quasi sempre riconducibili all’impiego dei social, così come il cyberbullismo (sebbene quest’ultimo non consista in un vero e proprio crimine). Ci sono poi le problematiche riguardanti lo streaming: è legale guardare prodotti coperti dal copyright? Se cerchi risposte a queste domande, sei nel posto giusto: vedremo insieme quali sono i più diffusi illeciti su Internet.

In quali casi un commento su Facebook è diffamazione?

Diffamare una persona in Rete è davvero facile. È sufficiente pubblicare un commento offensivo e il gioco è fatto.

La diffamazione online è particolarmente pericolosa perché chiunque può accedere al contenuto oltraggioso. In pratica, insultare qualcuno su Internet significa offenderlo pubblicamente, davanti a una platea indefinita di persone. È un po’ come urlare in una piazza gremita di gente.

Per commettere una diffamazione non è necessario usare parolacce: è sufficiente che il commento leda la reputazione della vittima. Ad esempio, il post su Facebook: «Non assumete come dipendente Tizio perché è un ladro» costituisce una diffamazione perché infanga il buon nome della vittima.

I commenti in chat sono diffamazione?

Perché ci sia diffamazione occorre che il commento irrispettoso sia visibile al pubblico o almeno da due persone, diverse dalla vittima. Ciò significa che il classico post sul proprio profilo, aperto al pubblico o solo agli amici, costituisce diffamazione. Lo stesso se il commento è condiviso in una chat di gruppo con almeno due persone diverse dalla vittima.

Al contrario, rivolgersi direttamente alla vittima non costituisce diffamazione, in quanto questo reato presuppone che la persona offesa sia assente al momento del fatto.

È possibile usare un profilo falso in Internet?

Chi si spaccia per un’altra persona, magari nascondendosi dietro un falso profilo social, commette il reato di sostituzione di persona. Lo stesso se si modificano solo alcuni aspetti della propria identità, ad esempio attribuendosi un lavoro diverso da quello reale oppure semplicemente definendosi single anziché sposato.

Non costituisce reato, invece, attribuirsi un’identità di pura fantasia, purché lo sia anche la propria foto profilo. La giurisprudenza ha stabilito infatti che associare ad un nome di fantasia un’immagine del profilo relativa ad una persona reale ed inconsapevole integra il reato di sostituzione di persona.

Spacciarsi invece per un personaggio storico deceduto non costituisce reato. E così, iscriversi a Facebook con il nome di Napoleone Bonaparte non è reato.

Usare invece un’identità falsa o attribuirsi caratteristiche inesistenti solamente per avere un rapporto sessuale può costituire il reato di violenza sessuale.

È reato contattare più volte la stessa persona?

Inviare continui messaggi ed email alla stessa persona può integrare il reato di stalking, anche quando si utilizzano più profili diversi, magari anche falsi.

Come difendersi dal bullismo in Internet?

Il bullismo non si commette più solo tra i banchi di scuola, ma anche in Internet. Si parla, in questi casi, di «cyberbullismo». Ne sono alcuni esempi le prese in giro dei compagni di scuola, le parole di scherno, le offese riguardanti il proprio aspetto fisico.

La vittima di bullismo online può inoltrare al gestore del sito Internet o del social network una richiesta di immediato oscuramento, rimozione o blocco dei contenuti lesivi. L’istanza di oscuramento del sito web può essere avanzata direttamente dalla vittima che abbia almeno quattordici anni oppure dai genitori.

Il materiale non viene cancellato ma ne viene reso impossibile l’accesso agli utenti: in questo modo, i contenuti potranno sempre essere utilizzati come prova sia dalla persona offesa che dalle autorità.

Nel caso in cui il responsabile del trattamento dei dati non provveda entro quarantotto ore a rimuovere i contenuti offensivi, è possibile fare reclamo all’Autorità garante per la protezione dei dati personali, che provvederà entro due giorni.

Il reclamo al Garante della privacy si può presentare anche quando è impossibile identificare il responsabile del trattamento dei dati personali della pagina internet. L’intervento del Garante contro atti di cyberbullismo può essere chiesto compilando ed inoltrando il modulo presente sul sito istituzionale dell’autorità medesima.

Scaricare programmi da Internet è illegale?

Scaricare un programma da Internet è illecito, se non si ha il permesso del titolare oppure non si è acquistato il prodotto. Non è illegale il download di programmi liberi (software open source), cioè non a pagamento.

Scaricare un software senza permesso costituisce una violazione del copyright, cioè del diritto d’autore che tutela gli interessi (economici e non) di chi ha partorito l’opera grazie al proprio ingegno.

Secondo la legge, il download di un file protetto da copyright è punibile con una mera sanzione economica: 154 euro, aumentabile fino a 1032 nel caso in cui il materiale scaricato sia ingente. A ciò si aggiunge la confisca del materiale illecito.

File sharing: quando è illegale?

Il pirata online che non si limita a scaricare un file ma a condividerlo rischia una sanzione penale. Si tratta del fenomeno del file sharing. La legge dice che, chi diffonde illegalmente, a scopo di lucro, opere protette da copyright, è soggetto alla reclusione da sei mesi a tre anni e alla multa da 2.582 a 15.493 euro.

Sia chiaro: i software che consentono la condivisione con gli altri utenti non sono di per sé illegali, lo è l’utilizzo che di essi viene fatto. È l’oggetto della condivisione ad essere illecito.

Se, al contrario, l’operazione di file sharing è compiuta senza perseguire alcuno scopo di lucro, si commette sempre reato, ma la sanzione consiste nell’applicazione di una semplice multa che va da 51 a 2065 euro.

Guardare una partita o un film in streaming è legale?

Il problema dello streaming si pone solamente in riferimento al cosiddetto «streaming illegale», cioè a quello che consente di vedere programmi ed eventi la cui riproduzione pubblica non è autorizzata.

Lo streaming di programmi accessibili a tutti (ad esempio, perché visibili in chiaro in televisione) non è illegale. Diverso è invece il caso dello streaming che offre gratuitamente contenuti coperti dal diritto d’autore che, in realtà, andrebbero pagati. Si pensi, ad esempio, a chi riesce a vedere gratuitamente e in streaming una partita di calcio o un film riservato agli abbonati Sky. Oppure, si pensi allo streaming dei film appena usciti al cinema.

È reato guardare lo streaming illegale? Sul punto, non c’è unanimità di vedute. Secondo alcuni, chi guarda in streaming un film è punibile, per il solo fatto della visione, con la sanzione amministrativa prevista per il download per uso personale, cioè con la sanzione pecuniaria pari a 154 euro.

Secondo altri, invece, chi si limita a guardare lo streaming illegale non rischia nulla. Facciamo un esempio per spiegare perché questa condotta non è punibile.

Mario gestisce un bar; per intrattenere i clienti, trasmette nella tv del locale partite di calcio e film in streaming senza avere l’autorizzazione delle pay tv. Se guardare contenuti protetti in streaming fosse un illecito, allora dovremmo ammettere che anche i clienti del bar debbano rispondere del fatto.

Diversamente dall’utente che si limita a guardare film in streaming, colui che gestisce la piattaforma Internet che offre il film in streaming commette reato. La legge dice che chi diffonde illegalmente a scopo di lucro opere protette da copyright è soggetto alla reclusione da sei mesi a tre anni e alla multa da 2.582 a 15.493 euro; se la diffusione illegale è compiuta senza perseguire alcuno scopo di lucro, la sanzione consiste nell’applicazione di una semplice multa che va da 51 a 2065 euro.

Scaricare un film in streaming è reato?

Diversa è la condotta dell’utente che scarica un film in streaming. Il download non autorizzato di un film in streaming è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 154 euro, aumentata fino a 1032 euro nel caso in cui il materiale scaricato sia ingente; a ciò si aggiunge la confisca del materiale illecito.

Chi scarica un film in streaming per poi diffonderlo commette invece un reato, punito esattamente come colui che gestisce una piattaforma in streaming, in quanto si tratta della stessa condotta di diffusione illegale di opera protetta da copyright.

Entrare nel profilo altrui è reato?

Accedere al profilo personale di un’altra persona senza il consenso di quest’ultima costituisce il reato di accesso abusivo a un sistema informatico, punito con la reclusione fino a tre anni.

Come difendersi dalle truffe online?

Internet è lo strumento privilegiato per commettere numerose truffe. Si pensi, ad esempio, alle vendite con tanto di promessa di spedire il bene (telefonino, tablet, ecc.) non appena ricevuto il pagamento, promessa puntualmente non rispettata.

La prima cosa a cui fare attenzione per evitare di incappare in un raggiro è il tipo di offerta: se si presenta incredibilmente vantaggiosa, allora occorre non fidarsi. Nessuno vende un telefono di ultima generazione a pochi euro.

Molti truffatori si fanno pagare prima di far vedere la merce all’acquirente. In questi casi, chi acquista online deve effettuare il pagamento in maniera sicura e tracciabile: bonifico, carta di credito, assegno, ecc.

Una modalità sospetta di pagamento potrebbe essere la ricarica della carta prepagata (ad esempio, della Postepay). Sebbene anche questo tipo di pagamento sia tracciabile, non va dimenticato che le carte prepagate, non poggiandosi su un conto, sono molto meno sicure per risalire al loro titolare, in quanto esse, una volta utilizzate per scopi illeciti, vengono poi gettate.

Cos’è il phishing?

A proposito di truffe online, la più nota in assoluto è quella che prende il nome di «phishing». Il phishing consiste nell’invio di una comunicazione (in genere tramite e-mail), contenente il logo contraffatto di una banca o delle poste, nella quale si invita il destinatario a fornire dati riservati (numero di carta di credito, password di accesso al servizio di home banking, ecc.), motivando tale richiesta con ragioni di ordine tecnico (disattivazione conto oppure account, ecc.).

Solitamente nel messaggio, per rassicurare l’utente, è indicato un link che rimanda solo apparentemente al sito web dell’istituto di credito o del servizio a cui si è registrati. In realtà, il sito a cui ci si collega è stato preparato in modo da assomigliare a quello originale. Qualora l’utente inserisca i propri dati riservati, questi saranno nella disponibilità dei truffatori.

Anche in questo caso, occhio all’e-mail sospetta. Innanzitutto, la maggior parte delle comunicazioni di questo tipo viene inserita automaticamente dalla casella di posta elettronica all’interno della cartella dedicato allo spam, cioè alle comunicazioni spazzatura inviate in serie a una molteplicità di destinatari.

In secondo luogo, è possibile notare tanti piccoli difetti all’interno del messaggio: errori grammaticali, riferimenti a situazioni inesistenti (tipo conti correnti mai aperti), il logo dell’istituto di credito non perfettamente identico all’originale.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Salve, avrei un dubbio sui “film in streaming”. L’altro giorno tramite un link, per sbaglio sono un finito su un sito che probabilmente ospitava tali prodotti. Mi sono ritrovato la comunicazione della Gdf con la famosa dicitura “il suo IP é a disposizione dell’autorità giudiziaria”. La mia domanda è: Tale frase si riferisce a tutti coloro che hanno avuto accesso al sito dopo il sequestro o è rivolto a chi ha usufruito del sito prima del sequestro?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube