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Il furto in abitazione

18 Luglio 2021 | Autore:
Il furto in abitazione

Quali sono i luoghi di privata dimora? Quali beni possono essere rubati? Qual è il profitto del ladro?

Per la legge italiana, non tutti i furti sono uguali. Ad esempio, il furto di un’automobile parcheggiata in strada è punito più severamente di quello commesso da chi sottrae una borsa lasciata incustodita. Ancora più grave è il furto con scippo o quello commesso introducendosi nella dimora altrui. Con questo articolo ci occuperemo proprio di questo specifico reato, cioè del furto in abitazione.

Sin d’ora possiamo dire che quello in abitazione è una forma aggravata di furto. Secondo la legge, chi ruba entrando in casa altrui merita una punizione più severa rispetto alle altre ipotesi di furto. Il perché è evidente: il ladro non solo si appropria dei beni altrui, ma viola anche il domicilio privato. Questa condotta, peraltro, è particolarmente pericolosa anche per le possibili conseguenze che possono derivare: si pensi al malvivente che, spaventato dall’arrivo del padrone di casa, estragga l’arma, facendo precipitare la situazione. Cosa dice la legge a proposito del furto in abitazione? Scopriamolo insieme.

Il reato di furto

Sembra quasi superfluo definire il furto, tanto è comune questo reato. Il furto consiste nell’impossessarsi del bene altrui, sottraendolo a chi lo detiene, al fine di trarne un profitto per sé o per altri [1]. La pena prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 154 a 516 euro.

Il furto, dunque, consiste nell’appropriarsi di una cosa di altri. Per la precisione, deve trattarsi di un bene mobile: non è possibile rubare un appartamento, una casa o un terreno (per queste condotte è previsto il reato di invasione di terreni o di edifici).

Per legge, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico. Per un approfondimento su questo argomento, si invita alla lettura dell’articolo “Furto di energia elettrica: cosa si rischia“.

L’appropriazione deve avvenire coscientemente, cioè con dolo. Non commette furto chi prende per sbaglio la cosa altrui (ad esempio, l’ombrello di altri all’uscita di un locale).

Il furto deve essere commesso al fine di trarne un vantaggio, anche non necessariamente economico. Nel reato di furto, infatti, il profitto può consistere in una qualsiasi utilità, anche di natura non patrimoniale. Si pensi, ad esempio, a chi ruba un videogioco solo per potersi divertire.

Il furto in abitazione

Il furto in abitazione è una particolare forma di furto aggravato, punito con la reclusione da quattro a sette anni e con la multa da 927 a 1.500 euro [2].

Per la precisione, commette questo reato chi, al fine di rubare, si introduce in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora, oppure nelle pertinenze di essa.

Il furto in abitazione è un reato complesso, in quanto unisce le caratteristiche del classico delitto di furto con quello di violazione di domicilio.

Dunque, chi entra in casa altrui per rubare commette il grave delitto di furto in abitazione. Ma cosa si intende per privata dimora? Se è ovvio che in tale nozione rientri la casa, cioè il luogo in cui si vive, sorgono dubbi per tutti gli altri posti di proprietà privata ugualmente importanti, come ad esempio il proprio ufficio o i locali dell’azienda. Approfondiamo questo aspetto.

Privata dimora: cos’è?

Il furto in abitazione si commette non solo entrando in casa altrui, ma anche in altri luoghi. Secondo la Corte di Cassazione [3], il reato scatta in tutti quei casi in cui il furto interessi un luogo, anche se in una struttura lavorativa o produttiva, che sia inaccessibile al pubblico e in cui si svolgano in maniera costante atti di vita privata.

Di conseguenza, gli elementi richiesti dalla Suprema Corte al fine di qualificare un edificio come “privata dimora” ai fini del furto in abitazione sono:

  • la non apertura al pubblico;
  • il necessario consenso del titolare per l’accesso di terzi;
  • lo svolgimento non occasionale di atti di vita privata.

Commette dunque furto in abitazione chi entra, senza permesso e col fine di rubare, nell’ufficio di lavoro di un’altra persona, nel suo studio professionale oppure nel suo negozio. Secondo la Cassazione, è furto in abitazione anche quello commesso in un ristorante [4].

Come spiegato nell’articolo “Rubare in un box è furto in abitazione?“, è furto in abitazione anche il ladrocinio commesso nel garage o nel box di pertinenza dell’abitazione (con le eccezioni che vedremo nel prossimo paragrafo).

Secondo la Corte di Cassazione [5], integra il delitto di furto in abitazione anche la condotta di colui che commette il fatto all’interno di un campo di tennis inserito in un complesso alberghiero, considerato che esso costituisce pertinenza dell’albergo.

Quando non è furto in abitazione?

Secondo una recente sentenza della Cassazione [6], non c’è furto in abitazione se il delitto è avvenuto in un garage che si trova a molta distanza dall’immobile principale.

Secondo i Supremi giudici, la nozione di pertinenza di luogo destinato a privata dimora si riferisce a ogni bene idoneo ad arrecare una diretta utilità economica ovvero funzionale al bene principale, per essere destinato in modo durevole al servizio o all’ornamento di esso, resa possibile da una contiguità, anche solo di servizio tra bene principale e bene pertinenziale.

Questa caratteristica viene meno se il locale si trova distante dall’immobile principale, in quanto viene meno l’utilità a favore di quest’ultimo.


note

[1] Art. 624 cod. pen.

[2] Art. 624-bis cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 31345 del 22 giugno 2017.

[4] Cass., sent. n. 24763/2015.

[5] Cass., sent. n. 4569/2011.

[6] Cass., sent. n. 27326/2021.

Autore immagine: canva.com/


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