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Ingiuria: cos’è e com’è punita?

29 Ottobre 2021 | Autore:
Ingiuria: cos’è e com’è punita?

Come tutelarsi in caso di offesa alla propria dignità? È possibile sporgere querela? A quale giudice rivolgersi? Quali sanzioni sono previste?

Un tempo, offendere una persona costituiva reato. Era sufficiente un semplice insulto, anche un gesto di scherno, per poter rischiare la condanna penale. A seguito di una legge del 2016, l’ingiuria oggi costituisce un semplice illecito civile. Chi lo commette, dunque, non rischia il carcere né che la propria fedina penale venga macchiata. Ciò che può succedere è di essere condannato al risarcimento dei danni e al pagamento di una sanzione economica da versare allo Stato. Con questo articolo vedremo cos’è e com’è punita l’ingiuria.

Sin da subito, possiamo dire che la persona ingiuriata può ottenere tutela solo in sede civile, citando in tribunale (o davanti al giudice di pace, a seconda dell’entità del risarcimento) la persona che si è macchiata dell’illecito. Se il giudice riconoscerà la responsabilità del convenuto, allora questi sarà condannato non solo al risarcimento, ma anche a pagare una determinata somma di danaro direttamente all’Erario. Insomma: anche se non è più possibile sporgere querela per ingiuria, è sempre consentito difendersi. Vediamo cos’è e com’è punita l’ingiuria a seguito dell’abrogazione del reato.

Ingiuria: in cosa consiste?

L’ingiuria consiste nell’offendere la dignità di una persona.

L’ingiuria, di norma, si concretizza in un’espressione offensiva rivolta direttamente alla vittima; più raramente, può consistere in un’azione fisica, come un lieve schiaffo o una spinta, cioè in un comportamento che è in grado di offendere l’onore di una persona.

L’ingiuria può essere commessa anche per telefono, mediante messaggi e chat, oppure tramite disegni offensivi. Anche lo sputare a terra in direzione di un soggetto, con lo scopo di offenderlo, è considerato ingiuria. Ciò che conta è che il destinatario della condotta offensiva sia la vittima.

In sintesi, l’ingiuria richiede due elementi essenziali:

  • l’offesa alla dignità;
  • la presenza della vittima a cui deve essere indirizzata direttamente l’ingiuria.

Qual è la differenza tra ingiuria e diffamazione?

L’ingiuria può essere facilmente confusa con la diffamazione, quest’ultima punita ancora come reato. In realtà, la differenza è semplice: mentre l’ingiuria è rivolta direttamente alla persona offesa, la diffamazione consiste nell’offendere una persona in assenza di quest’ultima. Insomma, la diffamazione presuppone l’assenza della persona insultata.

È reato insultare una persona?

Offendere una persona non costituisce reato, ma illecito civile. Questo significa che il colpevole può essere condannato a pagare il risarcimento alla vittima e, contemporaneamente, una sanzione pecuniaria allo Stato, ma non può essere condannato in sede penale.

Ingiuria: si può sporgere querela?

Non è possibile querelare una persona per ingiuria perché il fatto non costituisce più reato. Non ci si può quindi recare dai carabinieri o dalla polizia. La persona ingiuriata può però citare in tribunale chi l’ha offesa per chiedergli il risarcimento dei danni.

Ingiuria: qual è la sanzione prevista?

L’ingiuria, anche se non costituisce più reato, continua ad essere vietata. Oltre al risarcimento del danno a favore della persona offesa, all’esito della sentenza civile di condanna il colpevole può essere condannato dal giudice a pagare una sanzione pecuniaria da 100 a 8.000 euro in favore dello Stato. La somma è aumentata da 200 a 12.000 euro se l’ingiuria è consistita nell’attribuzione di un fatto determinato oppure se è stata commessa in presenza di più persone.

Senza il processo di risarcimento del danno, avviato dalla vittima, il colpevole non è tenuto a versare nulla alle casse pubbliche, né ovviamente a pagare il risarcimento.

Risarcimento per ingiuria: a quale giudice rivolgersi?

Nelle ipotesi in cui il danno lamentato dalla vittima sia inferiore a 5.000 euro, la causa andrà instaurata innanzi al giudice di pace. Per quelle di importo superiore, la competenza è del tribunale. L’atto introduttivo è un normale atto di citazione.

Come dimostrare l’ingiuria?

Trattandosi di un illecito civile come qualsiasi altro (alla pari di un sinistro stradale, di un danneggiamento, ecc.), l’ingiuria può essere dimostrata in giudizio con qualsiasi mezzo di prova.

Si potranno pertanto citare in tribunale i testimoni che hanno assistito all’offesa, oppure si potrà produrre una documentazione idonea a dimostrare l’azione ingiuriosa (fotografie, filmati, registrazioni vocali, screenshot, chat, email, ecc.).

Non è sufficiente, invece, la sola dichiarazione della vittima: non si può sperare nel risarcimento senza portare prove.

Ingiuria: a quanto ammonta il risarcimento?

Se il giudice ritiene provata l’ingiuria, condanna il responsabile a pagare il risarcimento a favore della vittima.

Il risarcimento del danno è quantificato caso per caso, sulla base di una serie di variabili come:

  • l’entità dell’offesa;
  • il contesto in cui è stata pronunciata l’ingiuria (ad esempio, se c’è stata provocazione o meno);
  • la durata dell’offesa;
  • la presenza di altre persone;
  • il tipo di lavoro della vittima e, quindi, la lesione della sua reputazione professionale.

Dopo quanto tempo si prescrive l’ingiuria?

L’ingiuria si prescrive in cinque anni. Il che significa che la vittima può agire entro tale termine per ottenere il risarcimento dei danni.

Per interrompere la prescrizione e farla decorrere daccapo, si può diffidare formalmente l’autore dell’illecito, esattamente come accade con il debitore quando lo si costituisce in mora per evitare che il proprio diritto di credito finisca estinto.

Una volta emessa la sentenza di condanna, la prescrizione diventa di dieci anni, come per ogni atto giudiziario. In pratica, una volta ottenuta la sentenza, il creditore ha dieci anni di tempo per agire contro il debitore e ottenere il risarcimento che gli spetta.



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