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Padre violento e prevaricatore: può riconoscere un figlio?

19 Luglio 2021
Padre violento e prevaricatore: può riconoscere un figlio?

L’interesse del minore deve essere valutato anche nella fase del riconoscimento.

Da qualche mese, hai scoperto di essere incinta. Con il tuo compagno, però, le cose non stanno andando per il verso giusto. Spesso, è irascibile, tratta male te ed i tuoi genitori. Inoltre, ti fa pesare questa gravidanza. Per essere più serena, hai deciso di lasciarlo definitivamente. Tuttavia, lui ha minacciato più volte di avere dei diritti sul bambino. In questo articolo, faremo il punto della situazione sul padre violento e prevaricatore: può riconoscere un figlio? Se la coppia non è unita in matrimonio, ciascuno, congiuntamente o disgiuntamente, deve dichiarare di essere il genitore del nascituro. Tale adempimento ha lo scopo di far sorgere il rapporto di filiazione e i diritti ad esso connessi.

Secondo la giurisprudenza, però, è necessario accertare se il riconoscimento corrisponde effettivamente all’interesse del minore. Per questa ragione, occorre dare la giusta rilevanza all’abituale condotta del padre biologico nei confronti della madre e dei suoi familiari. L’argomento ti interessa? Allora ti consiglio di metterti comodo e di proseguire nella lettura.

Quando si deve riconoscere un figlio?

Prima di affrontare il tema principale, devi sapere che il riconoscimento di un figlio è un atto necessario solamente nell’ipotesi in cui i genitori non siano sposati. In tal caso, infatti, non vige la presunzione di paternità (come invece accade per le coppie unite in matrimonio) in base alla quale si considera padre del bambino il marito della donna che partorisce.

Invece, i genitori conviventi e non sposati devono riconoscere il bambino come proprio, altrimenti la filiazione non avrà alcun effetto nel nostro ordinamento.

Oggi, inoltre, possono essere riconosciuti anche i figli incestuosi (cioè quelli concepiti da genitori legati da un rapporto di parentela o di affinità). In tal caso, è il giudice a concedere l’autorizzazione onde evitare pregiudizi a danno del minore.

Qual è la procedura per riconoscere un figlio?

Il genitore che intende riconoscere un figlio come proprio può farlo in qualsiasi momento attraverso una delle seguenti modalità:

  • nell’atto di nascita;
  • in una dichiarazione resa davanti all’ufficiale dello Stato civile;
  • in un atto pubblico in presenza del notaio;
  • in una domanda al giudice tutelare;
  • in una qualsiasi forma di testamento: in tal caso, gli effetti decorrono dalla morte del testatore.

Chi effettua il riconoscimento deve aver compiuto almeno 14 anni e non deve essere infermo di mente. Inoltre, va ricordato che si tratta di un atto irrevocabile e frutto di una libera scelta, quindi non bisogna essere costretti con la violenza fisica o psicologica.

Va precisato, altresì, che il riconoscimento può essere congiunto, se effettuato contemporaneamente dalla madre e dal padre, oppure disgiunto se effettuato in momenti diversi. Se il figlio è riconosciuto da un solo genitore, quest’ultimo dovrà dare il suo consenso affinché l’altro effettui tale adempimento in un momento successivo. In caso contrario, è possibile rivolgersi al giudice tutelare, il quale, una volta valutato positivamente l’interesse del minore, concede l’autorizzazione. A tal fine, il figlio di 12 anni può essere ascoltato (anche se di età inferiore, purché dotato di discernimento).

L’autorizzazione al riconoscimento è negata solo qualora ricorrano motivi particolarmente gravi, ad esempio se il genitore è dipendente da alcol e droga.

Padre violento e prevaricatore: può riconoscere un figlio?

Come ti ho già anticipato poc’anzi, l’interesse superiore del minore deve essere preso in considerazione anche nel caso in cui un genitore intenda riconoscere il figlio. Secondo una recente pronuncia della Corte di Cassazione [1], se il padre naturale è abitualmente violento e prevaricatore verso la madre ed i suoi familiari, allora il riconoscimento deve essere valutato attentamente per verificare che risponda effettivamente all’interesse del figlio.

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, un papà egiziano aveva cercato di far interrompere la gravidanza della compagna e, una volta nata la bambina, voleva portarla nel proprio Stato d’origine per farla educare dalla nonna secondo la religione musulmana.

In particolare, gli Ermellini hanno sostenuto che è ormai superato l’orientamento in base al quale il riconoscimento è sempre un vantaggio per la prole. Pertanto, l’interesse superiore del minore deve essere accertato caso per caso al fine di garantire al minore una «crescita armoniosa e serena» ed operare un bilanciamento tra la stabilità dei rapporti familiari e la verità biologica.

Cosa cambia dopo il riconoscimento di un figlio?

Una volta riconosciuto, il figlio:

  • assume il cognome paterno, qualora sia stato riconosciuto contemporaneamente da entrambi i genitori, oppure il cognome del genitore che lo ha riconosciuto per primo. In mancanza di riconoscimento, prende il cognome che gli ha dato l’ufficiale di Stato civile;
  • deve essere mantenuto, educato ed istruito;
  • vanta diritti successori.

Invece, per quanto riguarda la responsabilità genitoriale, intesa come complesso di poteri da esercitare nell’interesse della prole, questa spetta alla madre ed al padre in caso di riconoscimento congiunto oppure al genitore che ha riconosciuto il figlio.

Si può impugnare il riconoscimento del figlio?

Il riconoscimento del figlio può essere impugnato in una delle seguenti ipotesi:

  • per difetto di veridicità: vuol dire, in pratica, che il bambino non è stato procreato da chi ha dichiarato di essere il genitore;
  • per violenza esercitata sull’autore del riconoscimento;
  • per incapacità derivante da interdizione giudiziale: nel senso che la persona che effettua il riconoscimento non era in grado di valutarne le conseguenze.

Possono impugnare il riconoscimento il genitore, il figlio (maggiorenne oppure il genitore o il tutore se minorenne) e chiunque abbia interesse (per esempio, gli eredi dell’autore del riconoscimento).


note

[1] Cass. ord. n. 18600/2021 del 30.06.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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