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Quali sono i reati che commettono i giovani

19 Luglio 2021
Quali sono i reati che commettono i giovani

Tutte le condotte che i ragazzi – minorenni e maggiorenni – commettono e che possono portare a una denuncia e a un procedimento penale.

Quali sono i reati che commettono di più i giovani? Al di là dei casi, purtroppo non rari, di delinquenza giovanile – conseguenza anche dello sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali – capita spesso che i ragazzi commettano reati minori per incoscienza, ineducazione, mancanza di senso civico e, a volte, ignoranza. La percezione della legalità si acquisisce molto tardi nel nostro Paese: colpa delle scuole, della società e anche delle famiglie. Sicché non è raro che, anche in età minorile, si violino le norme penali senza aver la consapevolezza piena di commettere un crimine. Ecco perché una delle chiavi di ricerca più frequenti su Google è «È reato fare/dire…?». 

I giovani hanno un modo di comportarsi dettato meno dall’odio, dalla cattiveria e dalla furbizia e più dall’ignoranza, dall’istinto e dall’irrazionalità.

Per fortuna, nei ragazzi non è ancora diffusa la percezione del «cavillo» come nei più adulti: il voler “fare” a tutti i costi senza subire le conseguenze. Un esempio su tutti: «Come non pagare le tasse», «Come non pagare una multa», «Come non pagare la cartella esattoriale», «Come sfuggire ai controlli del Fisco»: un modo di pensare, questo, appartenente a chi ha un’età più avanzata e che interviene o quando già l’illecito è stato commesso o quando non si ha tanto a cuore la legalità del proprio operato quanto la possibilità di non rischiare le sanzioni. Ma il rischio è che, se non si interviene subito, educando i bambini alla legalità, prima o poi si comporteranno anche loro esattamente in questo modo. 

Ma torniamo al tema principale: quali sono i reati che commettono i giovani? In passato, il ventaglio dei piccoli reati commessi dagli adolescenti era ampio; col tempo, però, alcune di queste condotte sono state depenalizzate (si pensi agli atti osceni in luogo pubblico commessi dalla coppietta che si apparta in auto): sicché, pur restando comunque vietate, oggi vengono punite con semplici sanzioni amministrative. Un sollievo per la fedina penale, ma non per le tasche del colpevole o, nel caso di minorenne, dei suoi genitori, tenuti a pagare per quest’ultimo la multa allo Stato.

Cerchiamo allora di fare un quadro dell’attuale situazione, tenendo conto anche delle statistiche riportate dall’Istat. Statistiche dalle quali emergono a sorpresa due dati interessanti, che rompono alcuni dei più classici luoghi comuni. Il primo: le querele e le denunce penali riguardano, in termini relativi, più i ragazzi italiani che quelli stranieri per i quali, addirittura, si registra un leggero calo dal 2017. Il secondo: le persone a rischio criminalità, per la Regione in cui vivono, non sono collocate nella parte bassa dello stivale; al primo posto, c’è il Lazio, seguito dalla Campania, Umbria, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Liguria, Toscana. Solo tredicesima è la Sicilia e quindicesima la Calabria. 

Detto ciò, occupiamoci dei reati minori più di frequente commessi dai giovani.

Prima di iniziare a vedere quali sono i reati che commettono i giovani vogliamo però ricordare che anche i minorenni sono responsabili penalmente se hanno compiuto 14 anni: essi subiscono tutte le conseguenze sanzionatorie applicabili ai maggiorenni. E ciò vale anche se hanno bevuto e sono ubriachi: perché chi si mette consapevolmente nella condizione di incapacità di intendere e volere è ugualmente responsabile. 

Reati su Internet

Al primo posto, non potevano mancare i reati commessi su Internet. Non c’è da meravigliarsene: sono loro, i più giovani, gli “smanettoni” capaci di aggirare i sistemi di sicurezza, violare le protezioni, eseguire furti d’identità, hackerare i siti, “mandare giù” le relative pagine e così via. 

Si tenga conto che guardare film in streaming, per quanto protetti dal diritto d’autore, non costituisce illecito: il reato scatta solo se il contenuto viene condiviso con altri utenti. Invece, il semplice download di opere protette dal copyright rientra nell’illecito amministrativo. Il penale scatta solo quando c’è un fine di lucro, ossia quando si guadagna dalla diffusione dell’opera altrui come nel caso di chi mette a disposizione, su Torrent, un link a pagamento per scaricare un film, un videogame o un album musicale.

Sempre nell’ambito dei reati commessi sul web, quello più frequente è la diffamazione: le offese a mezzo social sono ancora oggi una delle più ricorrenti causa di querela alla polizia postale. Facciamo un esempio: se su un post parlate male di un vostro amico state commettendo diffamazione. Lo stesso dicasi se lo offendete in una chat. Se però vi rivolgete direttamente a lui, perché è con lui che state in quel momento parlando, commettete ingiuria che non è un reato ma un illecito civile.

Segue a ruota il reato di cyberstalking, gli atti persecutori consumati tramite i social. Pensate al caso di un ragazzo che faccia insistentemente la corte a una ragazza, che le scrive più volte, che le manda messaggi, nonostante il suo “no” (esplicito o implicito). Il fatto di non ricevere risposta e di incutere uno stato di agitazione nella vittima o di timore per la propria incolumità, o ancora il fatto di costringerla a bannarvi o a sospendere il proprio account, fa scattare la forma aggravata dello stalking. 

E poi c’è la sostituzione di persona che ricorre quando un utente si finge un’altra persona (ad esempio carica una fotografia non propria o utilizza un nome diverso) oppure quando si spaccia per una persona con caratteristiche diverse da quelle proprie come nel caso di chi dice di avere un’età più giovane, di essere single quando invece non lo è, di avere un lavoro che non ha, e così via. 

Sempre sul web, si commette spesso il revenge porn: è il caso di chi diffonde delle foto di nudo o di sesso esplicito ottenute inizialmente col consenso dell’altra parte ma poi messe in circolo abusivamente.

La pedopornografia è altrettanto diffusa: è il caso di chi riceve e salva sul proprio dispositivo immagini di nudo da un minorenne, ossia da una persona con meno di 18 anni. Tale reato desta sempre molta preoccupazione, anche per il disvalore sociale che implica. Per cui sarà bene chiarire alcuni punti. 

Il reato di pedopornografia non punisce chi guarda o riceve la foto di un minore nudo ma chi la conserva o la scarica sul proprio cellulare, sul computer o su qualsiasi altra memoria. E ciò vale anche se l’immagine è stata inviata volontariamente dal minore stesso, ossia se quest’ultimo è consenziente. 

Il semplice fatto di chiedere una foto non è reato, ma se tale comportamento diventa insistente o si esplica nella forma del ricatto o della minaccia rientrerebbe nel reato di violenza sessuale. 

Chi riceve la foto e, in quello stesso istante, la cancella non commette reato. Chi la salva invece commette il reato di pedopornografia. Chi infine la salva e la condivide con altre persone commette anche l’ulteriore reato di revenge porn.

Furto

Al secondo posto dei reati più inflazionati tra i giovani troviamo il furto. I ragazzi rubano: rubano tra gli scaffali del supermercato, al compagno di scuola, nell’armadietto della palestra. La percentuale è strabiliante: il furto ricopre il 47,5% dei reati giovanili. Vuol dire che quasi una querela su due sporta nei confronti di un ragazzo è per furto. 

Reati violenti

I giovani sono spesso inclini alle reazioni fisiche. Sicché, la violenza fisica – in tutte le sue declinazioni – è il terzo reato più inflazionato tra i ragazzi. 

Chi tira un pugno solo perché provocato commette reato: non c’è giustificazione. E siccome non esiste la difesa preventiva, l’attacco rivolto a prevenire un altro attacco è anch’esso reato. 

La rissa, che scatta non appena tre persone si azzuffano, è un altro tipico reato che ricorre tra i giovani. E così anche il porto d’armi non autorizzato: il coltello, il tirapugni, lo sfollagente, sono tutti oggetti che non possono uscire di casa. Quando poi si tratta di un coltellino svizzero bisognerebbe avere una valida giustificazione, come ad esempio un picnic o un campeggio: bisognerebbe però avere con sé tutta l’attrezzatura.

Droghe

Come noto, l’uso personale di droghe – qualsiasi esse siano, leggere o pesanti – non è reato ma un semplice illecito amministrativo. Diventa reato quando il quantitativo e gli strumenti trovati in dosso alla persona (come ad esempio un misurino o delle bustine di plastica) facciano pensare che vi sia l’intento di cedere la sostanza stupefacente, anche se a titolo gratuito. Lo spaccio di droga è appunto il terzo reato più frequente nei giovani.

Atti vandalici

Gli atti vandalici sono un tipico reato giovanile. Attenzione perché il danneggiamento è stato depenalizzato solo in parte: continua ad essere reato se commesso contro cose ed oggetti che si trovano alla mercé di tutti, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, ossia non recintati. Rigare un’auto parcheggiata in una piazza è reato. È reato disegnare sui muri di un edificio, fare graffiti sulla metro o sui monumenti. È il caso di dirlo: chi sporca la roba altrui, sporca la propria fedina penale. 

Se entrare in un edificio abbandonato non è reato, lo è invece rompere la relativa serratura per poter accedere.   

Altri reati commessi dai giovani

Seguono a ruota, tra i reati più frequenti tra i giovani, quelli connessi alla guida su strada. E quindi le lesioni procurate in caso di incidente stradale o di investimento di pedone; oppure la guida in stato di ebbrezza con una percentuale di alcol superiore allo 0,8% per litro di sangue.

C’è poi la minaccia. Dire a una persona «Non sai che ti faccio», «Te la faccio pagare», «Guardati le spalle», «Attento a te», «Ti ammazzo di botte» sono tutte frasi che rientrano nel penale. Non lo è invece «Ti denuncio» perché è una condotta connessa all’esercizio dei propri diritti, anche quando si ha comunque torto marcio.

Infine, tra i reati più frequenti tra i giovani vi è il disturbo alla quiete pubblica. Lo commette chi fa chiasso all’uscita dei locali, chi grida per strada durante la notte o alza “al massimo” lo stereo dell’auto parcheggiata su una piazza, chi pianta la radio ad alto volume su una spiaggia e così via. Ai giovani piace il rumore, è indice di allegria e di festa. Non la pensano così gli adulti e la legge dà ragione a questi ultimi. 



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4 Commenti

  1. Bisogna educare i propri figli e trasmettere loro degli ideali e dei valori affinché non possano mai verificarsi certi episodi e siano ben consapevoli del confine tra legalità e illegalità. Credo che bisogna insegnargli le regole del vivere civile e fargli capire che sono responsabili delle loro azioni e sono solo e soltanto loro a dover pagare delle proprie azioni, perché mamma e papà gli danno tutti gli strumenti per crescere con una certa educazione e poi sono loro che devono imparare a camminare con le loro gambe e a prendersi la responsabilità se inciampano o rischiano di farlo. Su certi aspetti bisogna essere un po’ più rigidi, perché chi le fa passare tutte e non trasmette sani valori, poi alla lunga vedrà gli effetti negativi di un’educazione carente

  2. CI sono ragazzini che non sanno che scrivere sui muri è vietato e così sporcano gli edifici con le loro dediche d’amore pensando di fare una dichiarazione romantica alla loro amata ma intanto commettono il reato di danneggiamento di cose

  3. Molti giovani per fare scherzi ai compagni creano profili falsi con le loro foto. Magari, alcuni costruiscono ad hoc dei personaggi fantasiosi per far cadere nella trappola i loro ex e fargli una ripicca. C’è chi inoltra le foto provate ed intime ai propri contatti per infangare il nome della propria ex o del proprio ex. Tutti questi comportamenti sono dei reati severamente puniti dalla legge ma i giovani pensano di giocare e non immaginano le conseguenze a cui vanno incontro. Ma almeno, se non sono gli adulti a spiegarglielo, possono leggere su Internet articoli come questo e capire cosa non fare

  4. Quante volte ho letto sfoghi sulla home dei miei amici minorenni in cui accusavano i loro amici o i loro fidanzati e sparlavano di loro andando a rovinare la loro reputazione. Forse, non se ne rendono conto e scambiano i social per un diario personale, in realtà si tratta di una piazza pubblica in cui ognuno può leggere i pensieri del proprio amico/contatto, a meno che non ci siano restrizioni ed il profilo non sia pubblico. Ma anche in questo caso, si finisce per essere letti da un tot di persone. Quindi, è facile cadere nella diffamazione, che è reato ed essere puniti anche in maniera aggravata perché si raggiunge un numero molto alto di persone.

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