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Quando e come lo Stato risarcisce la vittima di un reato?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 maggio 2014



Le vittime di mafia, terrorismo, racket e incidenti stradali che non hanno ottenuto un risarcimento dagli autori dei reati possono chiedere un indennizzo allo Stato.

 

In Italia non esiste una legge che stabilisca, in generale, l’indennizzo per tutte le vittime di reato che non hanno ottenuto un risarcimento, ma per i reati di mafia, terrorismo, racket e per gli incidenti stradali esistono apposite norme che consentono di richiedere un risarcimento.

Le vittime degli atti di terrorismo

Le vittime degli atti di terrorismo compiuti in Italia, le vittime italiane di atti terroristici compiuti all’estero, del disastro aereo di Ustica del 1980 e dei reati commessi dalla “banda della Uno bianca”, che a causa di questi fatti abbiano subito un’invalidità permanente, hanno diritto a trattamenti previdenziali di particolare favore, speciali elargizioni e vitalizi commisurati alla percentuale di invalidità riportata [1].

I diritti si estendono anche al coniuge e ai figli, anche maggiorenni, superstiti.

Le stesse vittime hanno diritto all’assistenza psicologica a carico dello Stato, all’esenzione totale da spese sanitarie e farmaceutiche, nonché al patrocinio a spese dello Stato in tutti i procedimenti penali, civili, amministrativi e tributari relativi agli atti di terrorismo o alle conseguenze di essi.

Le vittime possono chiedere il riconoscimento dello status e i relativi diritti tramite apposita domanda presso la Prefettura della provincia di residenza del richiedente.

Il procedimento amministrativo di riconoscimento deve concludersi entro il termine di 4 mesi dalla presentazione della domanda.

Le vittime dei reati di mafia

Gli stessi diritti riservati alle vittime di terrorismo sono riconosciuti alle vittime dei reati di associazione a delinquere di tipo mafioso (mafia, camorra, ‘ndrangheta ecc.) [2], con esclusione di coloro che abbiano concorso nel reato o in reati connessi e che comunque non siano estranei ad ambienti e rapporti delinquenziali.

Le vittime del racket

Hanno diritto a un indennizzo economico anche i titolari di attività economica (commercianti, imprenditori, artigiani, liberi professionisti ecc.) che subiscano danni patrimoniali a causa del rifiuto di aderire a richieste estorsive. A tal fine è stato istituito un apposito Fondo di solidarietà per le vittime dell’estorsione [3].

L’indennizzo copre solo i danni provocati al fine di costringere la vittima a non opporre un rifiuto alla richiesta estorsiva e solo se l’ammontare del danno non sia stato già integralmente risarcito da polizza assicurativa.

Non ha diritto all’indennizzo chi ha concorso al fatto o a fatti connessi, chi sia sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza a causa di rapporti con ambienti criminali e chi non abbia denunciato i fatti di cui è stato vittima senza ritardo ed esponendo tutti i particolari di cui era a conoscenza.

La domanda per la concessione dell’indennizzo va presentata presso la Prefettura di residenza dall’interessato o, col consenso di questi, dall’associazione di categoria o ordine professionale di appartenenza, o infine dalle associazioni istituite al fine di tutelare le vittime del racket iscritte in un apposito albo prefettizio, entro il termine di 120 giorni dal fatto o dalla data in cui l’interessato ha avuto conoscenza delle indagini che hanno accertato lo scopo estorsivo dei reati subiti.

Il procedimento di riconoscimento del diritto all’elargizione deve concludersi entro 90 giorni dalla presentazione della domanda.

Le vittime dei reati relativi alla circolazione stradale

È istituito un Fondo di garanzia per le vittime della strada [4], al fine di garantire il risarcimento dei danni a persone subiti a causa di sinistri causati da:

–  veicoli o natanti non identificati;

–  veicoli o natanti non coperti da assicurazione;

–  veicoli o natanti coperti da una società di assicurazione in liquidazione;

–  veicoli messi in circolazione contro la volontà del proprietario o dell’avente diritto;

–  veicoli provenienti da un Paese dell’Unione europea entrati in Italia da non più di 30 giorni e privi di copertura assicurativa;

–  veicoli esteri con targa non corrispondente o non più corrispondente allo stesso veicolo.

Possono essere risarciti dal Fondo anche i danni a cose; fanno eccezione i casi di danni causati da veicoli o natanti non identificati, a meno che non si tratti di danni superiori ad € 500,00 e a causa del sinistro non si siano verificati gravi danni a persone.

Il Fondo copre anche i danni derivanti da sinistri avvenuti all’estero e causati da veicoli assicurati da società aventi sede legale in Italia e poste in liquidazione.

L’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicuazioni) designa per ogni Regione una società di assicurazione competente a risarcire i danni subiti dalle vittime nei casi elencati (qui l’elenco delle società per ciascuna Regione).

La domanda di risarcimento va inoltrata a mezzo lettera raccomandata all’assicurazione designata e alla Consap (società pubblica che gestisce il Fondo).

Se non si riceve una risposta entro 60 giorni dalla richiesta, la vittima del sinistro può avviare un’azione giudiziale per il risarcimento dei danni. Nell’ipotesi di sinistro causato da un veicolo assicurato da una società in liquidazione questo termine diventa di 6 mesi.

note

[1] Legge n. 206/2004.

[2] Legge n. 302/1990.

[3] D. L. n. 419/1991.

[4] Artt. 283 e seguenti D. Lgs. n. 209/2005.

Autore immagine: 123rf. com

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