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Differenza tra insegna di esercizio e insegna pubblicitaria

19 Luglio 2021
Differenza tra insegna di esercizio e insegna pubblicitaria

Indicazioni stradali: sono pubblicità? La differenza tra insegna e pubblicità.

Comprendere la differenza tra insegna di esercizio e insegna pubblicitaria è assai importante ai fini non solo dell’autorizzazione che, per le seconde, va sempre richiesta ma, soprattutto, per il pagamento della relativa imposta. Difatti, come spiega la giurisprudenza, le indicazioni stradali non sono pubblicità e, quindi, non scontano le relative imposte. 

La differenza tra insegna di esercizio e insegna pubblicitaria è contenuta all’articolo 47 del D.P.R. n. 495 del 1992.

In particolare, si considera insegna (o meglio «insegna di esercizio») la scritta in caratteri alfanumerici, completata eventualmente da un simbolo o da un marchio, realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura, installata nella sede dell’attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa. Può essere luminosa sia per luce propria che per luce indiretta. 

Si definisce invece cartello quel manufatto rivolto alla diffusione di messaggi pubblicitari o propagandistici sia direttamente, sia tramite sovrapposizione di altri elementi.

La linea di confine tra «messaggio pubblicitario» e semplice «insegna di esercizio» sta nel fatto che la seconda si limita a segnalare la presenza nei pressi dell’esercizio commerciale mentre il messaggio pubblicitario è rivolto ai potenziali consumatori ed è rivolto ad esaltare il prodotto e quindi di invogliare la domanda.

Lo scopo dell’insegna di esercizio è solo quello di segnalare il luogo ove si esercita l’attività di impresa. È il classico cartello stradale con la “freccia direzionale” che, anche se riproduce i loghi e i colori dell’attività stessa, serve comunque ad orientare la clientela e a farle comprendere ove si trova l’esercizio commerciale. Ha quindi una funzione non propagandistica ma di indicazione stradale. 

Secondo la giurisprudenza, le insegne di esercizio non devono contenere alcun elemento teso a pubblicizzare l’attività produttiva dell’impresa, limitandosi solo a segnalare la denominazione dell’impresa medesima.

L’insegna pubblicitaria invece è direttamente o indirettamente rivolta a reclamizzare l’attività e/o a farne conoscere la natura, la qualità o anche l’esistenza. Così, secondo il Consiglio di Stato, un cartello stradale che, oltre alla freccia direzionale, contenga anche l’indicazione dell’indirizzo web della società deve intendersi pubblicità: esso infatti adempie a una funzione che va oltre quella di indicare di un luogo. 

Dicevamo che la differenza tra insegna e pubblicità è determinante per diverse ragioni. La prima è la presenza dell’autorizzazione dell’ente titolare della strada. 

A riguardo, l’articolo 23, comma 7, del Codice della Strada vieta «qualsiasi forma di pubblicità lungo autostrade e strade extraurbane principali e relativi accessi». La pubblicità è consentita solo nelle aree di servizio o di parcheggio e va comunque autorizzata dall’ente proprietario. Sono invece consentiti i segnali indicanti servizi o indicazioni agli utenti purché autorizzati dall’ente proprietario delle strade. Sono altresì consentite – ma anche in questo caso previa autorizzazione dell’ente titolare della strada – le insegne di esercizio, con esclusione dei cartelli e delle insegne pubblicitarie e altri mezzi pubblicitari.   

Alta questione inerente alla differenza tra insegna di esercizio e insegna pubblicitaria riguarda le tasse da pagare. La legge [1] esenta dall’imposta le insegne di attività commerciali e di produzione di beni o servizi nei limiti di una superficie complessiva fino a cinque metri quadrati. L’imposta sulla pubblicità scatta su «ogni forma di comunicazione» [2]. Si tratta di una formulazione senz’altro ampia, ma non a tal punto da farvi rientrare anche l’indicazione stradale. Secondo la giurisprudenza, infatti, la freccia stradale monofacciale, riportante il nome di un’attività commerciale non ha alcuna valenza di messaggio pubblicitario; al contrario, secondo i giudici [3], si tratta di un’insegna funzionale a fornire alla collettività le informazioni utili a individuare l’ufficio.


note

[1] Art. 17 co. 1-bis D.Lgs. n. 507 del 15 novembre 1993.

[2] Art. 5, Dlgs 507/93.

[3] Ctr Lombardia sent. n. 1885/20/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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