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Recesso socio spa e liquidazione quota: Cassazione e ultime sentenze

30 Agosto 2021
Recesso socio spa e liquidazione quota: Cassazione e ultime sentenze

Diritto di recesso da società per azioni; contestazione del valore di liquidazione delle azioni; provvedimento giudiziale di nomina dell’esperto.

Recesso del socio: obbligo della forma scritta

La disciplina normativa inderogabile della forma scritta ad substantiam prevista per l’atto costitutivo della società a responsabilità limitata non è trasponibile all’atto di recesso, dal momento che l’art. 2473 c.c. stabilisce l’opposto principio della libera determinazione delle ipotesi di recesso e della libertà di forma, salvo l’obbligo di prevederne alcune tipizzate dalla norma e fermi i vincoli convenzionali.

Cassazione civile sez. I, 19/02/2021, n.4481

Recesso del socio dalla società: caratteristiche ed effetti

Il recesso del socio da una società è un negozio unilaterale recettizio, destinato a perfezionarsi ed a produrre effetti sin dal momento in cui la dichiarazione che lo esprime sia pervenuta nella sfera di conoscenza della società destinataria, pur ritenendo condivisibile l’opinione di chi reputa perdurante la qualità di socio del receduto fino al momento in cui sia concluso il procedimento di liquidazione e rimborso della quota.

Tribunale Frosinone sez. I, 03/06/2021, n.559

Recesso del socio di spa

L’art. 2437 bis c.c. disciplina termini e modalità dell’esercizio del diritto di recesso da società per azioni, stabilendo al primo comma che il socio che intende recedere è tenuto a spedire una raccomandata entro 15 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese della delibera che lo legittima, mentre al secondo comma la norma prevede il divieto di cessione delle azioni per le quali è esercitato il recesso nonché il loro deposito presso la sede sociale, senza espressa indicazione di alcun termine decadenziale per tale deposito.

Non può, dunque, ritenersi in via interpretativa che il deposito delle azioni debba necessariamente avvenire entro 15 giorni, al pari di quanto indicato dal primo comma, essendo sufficiente che la formalità del deposito assicuri comunque l’effettività del divieto di cessione.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 12/06/2020, n.2437

Contestazione del valore di liquidazione delle azioni

Alla contestazione ex art. 2437-ter, comma 6, c.c. del valore di liquidazione delle azioni, quando non contestuale alla dichiarazione di recesso, come nel caso di cessazione ex lege della partecipazione, non è applicabile per analogia il termine di decadenza di trenta giorni previsto dall’art. 2437-bis, comma 1, c.c. per l’esercizio del recesso.

Corte appello Torino Sez. spec. Impresa, 05/05/2020, n.468

Termine per la contestazione del valore di liquidazione

Il termine di cui all’art. 2437-ter, comma 2, c.c. riguarda espressamente l’esercizio del recesso da parte del socio, e non anche la contestazione del valore di liquidazione; la previsione di un breve termine di decadenza anche per la contestazione, quando disgiunta dal recesso, non può quindi essere introdotta in via interpretativa.

Corte appello Torino Sez. spec. Impresa, 05/05/2020, n.468

Ipotesi di recesso del socio di società per azioni

È da preferire un’interpretazione restrittiva delle norme che prevedono le ipotesi di recesso del socio di società per azioni, al fine di non incrementare a dismisura le cause che legittimano l’uscita dalla società. In ogni caso, non potrebbe giustificarsi un’estensione basata su criteri d’incerta definizione e applicazione concreta, quali quella della durata della vita umana, o anche di un progetto imprenditoriale, che renderebbero eccessivamente aleatorie le prospettive di soddisfazione dei terzi creditori.

Cassazione civile sez. I, 21/02/2020, n.4716

Criteri per la determinazione del valore di liquidazione

In materia societaria l’art. 2437-ter, dopo aver sancito il diritto del socio receduto di ottenere la liquidazione delle azioni per le quali ha esercitato il recesso, prevede, riferimento alle società non quotate in borsa, che il valore di liquidazione delle azioni sia determinato dagli amministratori, in ragione della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali, nonché dell’eventuale valore di mercato delle azioni.

Lo statuto può stabilire criteri diversi di determinazione del valore di liquidazione, indicando gli elementi dell’attivo e del passivo del bilancio che possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti dal bilancio, unitamente ai criteri di rettifica, nonché altri elementi suscettibili di valutazione patrimoniale da tenere in considerazione.

Il 4° comma dell’art. 2437-ter è stata interpretato nel senso che i “criteri diversi” ivi menzionati abbiano una funzione integrativa dei principi indicati nel secondo comma, attribuita alla autonomia statutaria nei precisi limiti indicati nella stessa norma, e, comunque, diretta a pervenire ad una valutazione del valore reale della partecipazione, secondo alcuni necessariamente più favorevole rispetto a quella che deriverebbe dall’applicazione dei criteri indicati nel secondo comma, secondo altri, anche peggiorativa, purché il risultato finale non sia del tutto avulso dal valore effettivo della quota al momento del recesso.

Lo statuto, in ogni caso, non può prevedere criteri che prescindano del tutto dal valore reale della quota di partecipazione, riferendosi al valore meramente nominale, del tutto disancorato dall’effettiva consistenza patrimoniale della società.

Tribunale Roma, Sezione 16 Civile, Sentenza 15 gennaio 2020 n. 903

Conflitto tra società e socio

La circostanza che il giudizio introdotto dalla richiesta del socio di nomina dell’esperto per la valutazione della partecipazione del recedente si svolga in sede di volontaria giurisdizione non implica l’impossibilità, per l’organo giudicante, di valutare incidentalmente la legittimità del recesso medesimo, né tale valutazione è impedita dalla circostanza che gli amministratori non abbiano proceduto alla preventiva, rispetto alla deliberazione che giustifica il recesso, determinazione del valore della liquidazione delle azioni (Trib. Roma, 30 aprile 2014).

Sostenere, al contrario, che il socio che intenda recedere dalla società non possa intraprendere la speciale procedura di cui all’ultimo comma della disposizione codicistica richiamata ove manchi la preventiva determinazione del valore delle azioni da parte degli amministratori, significherebbe mortificare eccessivamente la posizione soggettiva vantata dal recedente e procrastinare il soddisfacimento del diritto soggettivo ad una corretta determinazione del valore della propria liquidazione.

Tribunale Roma, Civile, Sentenza 8 luglio 2016

Recesso e determinazione del valore delle azioni

Sussiste il difetto di legittimazione della società a proporre reclamo avverso il provvedimento, ottenuto dal socio, di nomina dell’esperto, incaricato della determinazione del valore delle azioni in caso di recesso, anche se la società sia stata destinataria della notificazione dell’istanza ai sensi dell’art. 28 d.lg. n. 5 del 2003 quale soggetto interessato.

Tribunale Roma sez. III, 27/02/2008

Danno per la società

Il fatto che il capitale sociale, non diversamente dalle riserve e da tutte le altre poste che concorrono a formare il patrimonio netto della società, debba essere iscritto al passivo del bilancio (art. 2424 cod. civ.) non vale a farlo considerare alla stregua di una posta debitoria, il cui annullamento o la cui riduzione comporti un vantaggio patrimoniale della società, giacché quelle poste non costituiscono passività, ma identificano l’eccedenza delle attività rispetto alle vere e proprie passività – rappresentando, quindi, il “valore netto” del patrimonio di cui la società può disporre – e la loro iscrizione nella colonna del passivo risponde unicamente alla finalità contabile di far coincidere il totale del passivo con quello dell’attivo.

Ne consegue che gli eventi destinati ad incidere negativamente sul capitale o sulle riserve (quale, nella specie, il rimborso delle azioni a favore di soci che abbiano esercitato il diritto di recesso in difetto dei relativi presupposti) per ciò stesso implicano un decremento di valore della società e, quindi, costituiscono per essa un danno, senza che possa assumere rilievo, in senso contrario, il venir meno dell’obbligo di restituzione dei conferimenti ai soci in sede di futura liquidazione della società, giacché il rapporto che intercorre tra la società ed i propri soci non può essere assimilato ad un rapporto di credito e debito, anche solo potenziale, né il socio, in quanto tale, è qualificabile come creditore della società, non avendo alcuna pretesa che possa far valere direttamente sul patrimonio sociale e divenendo titolare di un diritto alla quota di liquidazione soltanto allorché si verifica una causa di scioglimento del rapporto di società.

Corte di Cassazione, Sezione 1 Civile, Sentenza 8 novembre 2005 n. 21641

Credito del socio uscente

Nelle società per azioni, il credito relativo alla liquidazione della quota del socio receduto, essendo liquido ed esigibile, è per ciò solo idoneo a produrre interessi di pieno diritto, a norma dell’art. 1282 primo comma, cod. civ., senza necessità di alcun atto di messa in mora.

Corte di Cassazione, Sezione 1 Civile, Sentenza 19 marzo 2004 n. 5548

Liquidazione della quota

Ai fini della liquidazione della quota, il riferimento al bilancio di esercizio deve essere inteso in senso tecnico e proprio, perché il legislatore, quando ha inteso fare riferimento al valore della quota secondo la sua effettiva consistenza da determinarsi al momento dell’uscita del socio dalla società, lo ha stabilito espressamente. È dunque vietata ogni rivalutazione o rettifica di valore che trovi la sua giustificazione unicamente nella vicenda del recesso.

Tribunale Milano, 02/05/1996

Obbligo di liquidazione della quota e interessi moratori

La società a responsabilità limitata (o la società per azioni non quotata) inadempiente all’obbligo di liquidazione della quota del socio recedente deve corrispondere gli interessi moratori, mentre non può essere disposta l’automatica rivalutazione del credito accertato, trattandosi di obbligazione pecuniaria soggetta al principio nominalistico.

Tribunale Milano, 02/05/1996



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