Diritto e Fisco | Articoli

Come difendersi dalle banche

19 Luglio 2021
Come difendersi dalle banche

Tutele del cittadino contro i debiti da conto corrente, interessi passivi, mutuo, fideiussione, affidamento, segnalazione alla Centrale Rischi.

Non c’è chi non si sia chiesto, almeno una volta nella propria vita, come difendersi dalle banche. Secondo i dati diffusi da Crif, nel 2020, il 41,3% degli italiani ha un prestito in corso con un istituto di credito. Significa che quasi un italiano su due è indebitato. È quindi abbastanza frequente avere problemi con le banche: problemi che originano, il più delle volte, da sopravvenute difficoltà economiche. L’insolvenza è quindi il motivo iniziale – il pretesto – da cui discendono le consuete contestazioni. 

I terreni di battaglia su cui si scontrano banche e clienti sono svariati: dagli interessi eccessivi al sistema di calcolo degli stessi, dalle segnalazioni alla Centrale Rischi alla scarsa trasparenza nei contratti. Chi mai ha letto per intero, prima di firmarlo, il modulo per l’apertura di un conto, di un finanziamento o di un programma di investimento! Eppure, è proprio sulle “clausole” che si gioca buona parte della partita: perché la nostra legge ha un’impostazione formale e, pertanto, quasi tutto ciò che viene accettato non può poi essere messo in discussione.

Quando però il prestito viene richiesto per motivi personali o familiari, e non già per questioni collegate al lavoro, il cliente è considerato «consumatore»: sicché, la tutela legale è superiore rispetto a quella dell’imprenditore. Esistono difatti una serie di clausole che, sebbene accettate, non hanno alcun valore in quanto ritenute abusive. 

Al di là di ciò, una serie di norme e di sentenze insegnano a difendersi dalle banche e da eventuali illeciti. Ecco alcune delle più frequenti questioni che si pongono in merito.

Cos’è l’anatocismo?

L’anatocismo è il calcolo degli interessi sugli interessi già maturati su un precedente debito. 

Ad esempio, se una persona non paga una rata alla banca, oltre a tale importo (capitale) è necessario versare gli interessi di mora. Se, nell’anno a seguire, gli ulteriori interessi vengono calcolati non solo sulla rata non pagata (quindi sul capitale) ma anche sugli interessi precedentemente maturati, si verifica l’anatocismo. Con l’anatocismo, quindi, gli interessi producono a loro volta interessi, determinandone un incremento esponenziale nel tempo con conseguente lievitazione del debito. 

È legale l’anatocismo?

Oggi, la legge vieta qualsiasi forma di anatocismo, sia sugli «interessi corrispettivi» (quelli che, nella normale esecuzione del contratto, si sommano alle rate come corrispettivo per il prestito), sia sugli «interessi di mora» (quelli cioè che scattano in caso di mancato pagamento nei termini delle rate concordate). 

Gli interessi passivi maturati non possono produrre altri interessi.

Gli interessi passivi e attivi devono essere calcolati con la stessa periodicità, ossia secondo lo stesso intervallo di tempo.  

Pertanto, chi si accorge che, sul proprio debito con la banca, gli interessi vengono calcolati sia sul capitale che sugli interessi già scaduti, può fare causa alla banca per ottenere l’annullamento del debito.

Per verificare se, su un prestito, gli interessi sono stati calcolati in modo corretto, senza cioè anatocismo, si ricorre ai professionisti del settore (in genere, i commercialisti) che procedono alle verifiche tramite appositi software.

Come devono essere calcolati gli interessi?

Il periodo di conteggio degli interessi non può essere inferiore a un anno e il termine per il calcolo è fissato a una data certa, che è il 31 dicembre di ciascun anno. Ciò significa che per il calcolo degli interessi passivi il periodo di riferimento non può più essere, ad esempio, il trimestre. Per quelli attivi, il contratto potrebbe prevedere, a vantaggio del cliente, un periodo di calcolo inferiore all’anno.

Gli interessi passivi sono calcolati al 31 dicembre anche in caso di contratti stipulati in corso d’anno e, comunque, al termine del rapporto.

Come stabilire se gli interessi del mutuo sono usurari?

Diverso dal problema dell’anatocismo è quello dell’usura. Se l’anatocismo, come visto, riguarda il criterio di calcolo degli interessi, l’usura è invece la misura degli stessi. La legge stabilisce un tetto superato il quale gli interessi si definiscono «usurari» e il mutuo è nullo. Un finanziamento si può definire usurario quando il suo Tasso effettivo globale medio (Tegm) supera i limiti aggiornati ogni tre mesi dalla Banca d’Italia. 

Nel calcolo del tasso, come sancito dalla Cassazione, vanno inclusi gli interessi applicati alle rate del mutuo, quelli di mora, le eventuali penali, le spese e gli altri oneri (ad esempio, l’assicurazione, le spese di apertura del conto, l’istruttoria), mentre vanno esclusi i bolli e le imposte.

Anche in questo caso, la verifica viene fatta dagli esperti del settore.  

Quando è nullo un contratto con la banca?

I contratti con la banca devono essere necessariamente scritti. Inoltre, è nullo il contratto che non riporta la firma del cliente. Al contrario, non è necessaria la firma del direttore della banca: il consenso di quest’ultima alla conclusione del contratto si presume infatti nell’esecuzione dello stesso. Sicché, se una persona ottiene un finanziamento e quindi riceve l’importo dalla banca, non può poi invocarne la nullità solo perché, nella sua copia del contratto, non c’è la sottoscrizione del funzionario di banca.

Modifica delle condizioni del conto corrente

La banca può modificare le condizioni del conto corrente in modo unilaterale e senza chiedere il consenso al cliente, ma prima deve avvisarlo, dandogli tempo fino a 60 giorni (prima che le modifiche entrino in vigore) per decidere se migrare verso un altro conto corrente o meno.

Cosa succede se non si paga il mutuo alla banca? 

Quando concede un mutuo, la banca chiede sempre delle garanzie. Queste garanzie sono, di norma, di due tipi:

  • l’ipoteca;
  • la fideiussione.

Con l’ipoteca la banca ha la possibilità di pignorare l’immobile ipotecato anche se questo dovesse essere ceduto a terzi. Inoltre, nel caso di vendita all’asta dello stesso, sul ricavato si rivarrebbe innanzitutto la banca che per prima ha iscritto l’ipoteca e, poi, tutti gli altri eventuali creditori del mutuatario.

Con la fideiussione, invece, la banca chiede a un terzo soggetto di fare da garante al debito del proprio cliente; pertanto, se quest’ultimo non paga, la banca si può rivalere anche sui beni del fideiussore (casa, conto corrente, ecc.).

Contrariamente a quanto si pensa e si dice, con l’iscrizione dell’ipoteca, la casa non è di proprietà della banca ma resta del cliente. Con la sola possibilità che, se le rate del mutuo non dovessero essere versate, la banca potrebbe pignorare la casa e metterla all’asta. Per fare questo non deve passare da un giudice: non ha cioè bisogno di fare prima una causa. E ciò perché il mutuo bancario viene quasi sempre stipulato dinanzi a un notaio: in tali casi, il mutuo ha la forza di una sentenza (si dice che è un «titolo esecutivo») e, pertanto, consente di avviare direttamente l’esecuzione forzata. Chiaramente, le varie aste sono poi dirette da un giudice del tribunale.

Grazie alla riforma introdotta da un decreto legislativo del 2016, il pignoramento della banca per mutuo non pagato è possibile solo dopo 18 rate di morosità.

Tuttavia, ciò non toglie che la banca possa comunque procedere al recupero delle somme e a segnalare «a sofferenza» il proprio cliente. Con la conseguenza che questi verrà iscritto nelle “black list” dei cattivi pagatori e, in particolare, alla Centrale Rischi interbancaria, una banca dati gestita dalla Banca d’Italia. Oltre a ciò, il correntista sarà segnalato alla Crif e alle altre società private di informazioni creditizie. La conseguenza di tale segnalazione è che il cliente non può ricevere altri finanziamenti, non può aprire conti correnti, non può emettere assegni.

Come difendersi dalla revoca del mutuo?

La legge stabilisce che l’importo dato in prestito dalla banca tramite il mutuo ipotecario non può superare l’80% del valore dell’immobile finanziato (per come valutato da un perito nominato dalla banca). Tale limite può essere sforato solo se il cliente offre ulteriori garanzie (ad esempio, una fideiussione o l’ipoteca su un ulteriore immobile).

In passato, diverse banche hanno superato tale tetto grazie a un eccesso di stima del valore dell’immobile. In tal modo, si è voluto dare la possibilità al cliente di ottenere un finanziamento pari al 100% del valore dell’immobile, con conseguente maggiore indebitamento per questi ma anche maggiore utile per la banca stessa. Secondo molti giudici, però, il mutuo che supera il tetto di finanziabilità è interamente nullo; secondo altri, invece, è nullo solo in parte (limitatamente alla quota in eccesso).

La banca può revocare all’improvviso un affidamento?

L’apertura di credito o «affidamento» (anche chiamato «fido») è il contratto in forza del quale una banca concede al proprio cliente la possibilità di prelevare più di quanto ha versato e, quindi, di “sconfinare” entro un determinato importo. In questo modo, il correntista ha una disponibilità di spesa superiore alle proprie possibilità, a patto ovviamente che il debito venga restituito (non necessariamente in rate prefissate) con gli interessi.

La banca si riserva, in genere, la possibilità di revocare il fido se il cliente supera la soglia («scoperto») concessagli dalla banca o se le sue possibilità economiche suscitino preoccupazioni tali da far ritenere che non possa più far fronte al debito. Con l’esercizio del diritto di recesso, la banca può chiedere la restituzione di tutte le somme date in prestito, ma dando pur sempre un termine di 15 giorni per adempiere. 

È chiaro però che, una circostanza del genere implicherebbe un grosso problema per il correntista, che si vedrebbe costretto a restituire il debito accumulato tutto in una volta. Per questo la giurisprudenza ha voluto limitare il potere dell’istituto di credito: secondo i giudici, il recesso della banca dal fido è possibile solo se sussistono validi motivi. Dunque, per difendersi dal recesso della banca dal fido occorre dimostrare che non sussiste la «giusta causa» e che quindi le proprie condizioni economiche sono solide e non danno motivo di preoccupazione. 

Come recedere dalla fideiussione?

Non c’è modo di recedere da una fideiussione prestata se non con il consenso della banca. Tuttavia, il garante non è responsabile degli ulteriori debiti contratti dal soggetto garantito se di questi non è stato messo al corrente. 

Tuttavia, una recente interpretazione della Cassazione sostiene la nullità della fideiussione quando questa è identica allo schema predisposto dall’Abi nel 2003. Tale pedissequa aderenza, infatti, per come operata da gran parte degli istituti di credito ha, di fatto, falsato il gioco della concorrenza ed è, pertanto, illegittima. 

Addebito non autorizzato sul conto: cosa fare?

Potrebbe succedere di subire un accesso abusivo al proprio conto ad opera di criminali informatici. Tuttavia, il cliente che di ciò non abbia colpa – che ha cioè custodito scrupolosamente le credenziali di accesso al proprio servizio di home banking – può chiedere alla banca la restituzione delle somme. La legge infatti impone all’istituto di credito di adottare tutte le misure tecnologiche possibili per scongiurare i prelievi non autorizzati (ad esempio: sms di avviso sul cellulare).

A tal fine, sarà necessario presentare denuncia contro ignoti ai carabinieri e depositarne copia in banca, chiedendo poi il rimborso dell’importo. 

Se la banca non restituisce le somme illegittimamente prelevate deve dare prova della colpa del correntista nell’episodio ossia dimostrare che il furto è avvenuto per incuria o negligenza del proprio cliente. Solo se viene fornita questa prova si può negare il rimborso, cosa non sempre facile per l’istituto di credito. Ecco perché gran parte della giurisprudenza e lo stesso Arbitro bancario hanno dato ragione ai correntisti truffati.

Come fare causa alla banca?

Il tribunale non è l’unico modo per sollevare una contestazione contro la banca. Ci si può rivolgere anche all’Abf, l’Arbitro bancario e finanziario. Si tratta di un organismo di conciliazione che, per le questioni relative alla restituzione di somme di denaro, ha competenza fino a 200mila euro e, per tutte le altre questioni, non ha limiti di competenza. 

Prima di ricorrere all’Abf, il cliente deve presentare un reclamo scritto alla banca facendo presente il proprio problema. La banca deve rispondere entro 60 giorni comunicando i tempi di soluzione del problema espostole.  

Se la banca non risponde oppure non accoglie il reclamo, o comunque il cliente non è soddisfatto dalla risposta, può proporre ricorso all’Abf.

Il ricorso deve essere presentato entro 12 mesi dalla presentazione del reclamo e deve essere compilato secondo il formato messo a disposizione sul sito dell’Abf.

La presentazione del ricorso costa solo venti euro che possono essere versati:

  • tramite bonifico bancario sul conto corrente intestato a “Banca d’Italia Segreteria tecnica dell’Arbitro Bancario Finanziario” Iban; IT71M0100003205000000000904;
  • sul conto corrente postale n. 98025661 intestato a “Banca d’Italia – Segreteria tecnica dell’Arbitro Bancario Finanziario”;
  • in contanti presso tutte le Filiali della Banca d’Italia aperte al pubblico, tranne le unità specializzate nella vigilanza.

Il ricorso, una volta compilato, deve essere inviato (insieme alla documentazione posta a sostegno della proprie ragioni e alla ricevuta attestante il versamento di venti euro) – per posta, via fax o con posta elettronica certificata – alla Segreteria tecnica competente o a qualsiasi filiale della Banca d’Italia.

La banca, entro 45 giorni dal ricevimento del ricorso, deve inviare all’Abf le proprie controdeduzioni in merito alle richieste del cliente.

L’Abf decide sulla controversia entro 60 giorni dalla data in cui la Segreteria tecnica ha ricevuto le controdeduzioni dall’intermediario, oppure dalla data di scadenza del termine per presentarle. A partire dal primo ottobre 2020, il termine per la decisione della controversia è di 90 giorni.

Dopo quanto tempo vanno in prescrizione i debiti con la banca?

I debiti con la banca cadono in prescrizione dopo 10 anni. In caso di mutuo o altro pagamento rateale, l’inizio del decorso della prescrizione si ha con la scadenza dell’ultima rata o (prima) dalla lettera di revoca del mutuo.

Quale difesa è prevista per chi fa investimenti in banca?

Nel caso in cui si voglia investire i propri risparmi in obbligazioni o azioni, la banca fa sottoscrivere al cliente un «contratto quadro». Prima di ciò, però, deve fargli compilare un «profilo di rischio» per capire che tipo di investimento intende prescegliere (rischio basso o elevato). Deve poi sottoporgli un questionario in base al quale poter inquadrare il livello della sua preparazione in materia: tanto è bassa tanto più la banca ha un obbligo di informazione, di volta in volta, sui rischi legati ai vari investimenti suggeriti. È nullo il contratto di acquisto di titoli tra la banca e il cliente se quest’ultimo non ha ricevuto dall’intermediario, in via preventiva e per iscritto, il documento con i rischi dell’operazione.  



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Il titolo già è assurdo, come se le banche fossero comunque dei soggetti da cui bisogna difendersi. Mah … Piuttosto sono le banche che devono difendersi da chi va a chiedere soldi poi invece di onorare il debito pagando le rate preferisce acquistare un suv o in andare in vacanza o altro ancora. E’ uno schifo questo schema mentale italiano sulle banche, diffuso anche da articoli come questo. Tutti a chiedere soldi per tutti i motivi personali e imprenditoriali, condizioni pattuite e trasparenti :” si Direttore, va bene Direttore, grazie Direttore” … poi non pagano e ti denunciano per anatocismo, è sempre colpa della banca quando chiunque non paga i debiti, ma vi rendete conto? Le banche in Italia hanno salvato tutto, ci sono aziende bancarie che dovrebbero essere un motivo di orgoglio come la Ferrari e invece solo che buttare fango e veleno addosso alle banche e di conseguenza anche a chi ci lavora come il sottoscritto. NON SAPETE DI COSA PARLATE.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube