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Se la causale del bonifico viola la privacy, risarcimento della banca e del debitore

19 maggio 2014


Se la causale del bonifico viola la privacy, risarcimento della banca e del debitore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 maggio 2014



Sia l’ordinante il pagamento che l’istituto di credito sono responsabili per la causale del bonifico che rivela dati sensibili del creditore, salvo dimostrino di aver fatto il possibile per schermare l’informazione.

Anche quando si paga si deve prestare la massima attenzione! Chi, infatti, effettua un pagamento con un bonifico bancario deve sempre rispettare la privacy del creditore: pertanto, la causale del pagamento a favore di quest’ultimo non può contenere richiami a dati sensibili che possano violare la sua riservatezza.

Per esempio, qualora un ente pubblico si trovi a dover effettuare un bonifico per un risarcimento in favore di un malato, per un’infezione da quest’ultimo contratta a seguito di trasfusione di sangue infetto o vaccinazione, la causale del pagamento deve essere “criptata”: essa, cioè, non deve contenere alcuna circostanza che possa rivelare dati sensibili sul conto del beneficiario della somma trasferita. Lo stato di salute viene infatti considerato, dalla legge sulla privacy [1], un “dato sensibilissimo”, coperto da massima riservatezza.

È questa la giusta motivazione con cui la Cassazione, in una recente sentenza [2], ha condannato una pubblica amministrazione a seguito del ricorso presentato dall’emotrasfuso.

Ovviamente, mutando i soggetti coinvolti le regole non cambiano. In altre parole, non occorre essere una amministrazione per essere tenuti a rispettare l’altrui privacy. La sentenza, infatti, detta una disciplina valida per qualsiasi tipo di soggetto, sia esso ente pubblico che privato cittadino. Dunque, massima attenzione alle causali, da oggi, anche nei pagamenti tra privati.

Secondo la sentenza in commento, che ben interpreta la legge, la “cifratura” della causale del bonifico è indispensabile a costituire una cosiddetta “misura minima” resa necessaria per impedire il danno.

La Suprema Corte ha tracciato una delicata analisi del periodo in cui ci troviamo, dove la tecnologia e l’hi-tech consentono una estrema facilità di comunicazione e di trasmissione dei dati. Ma l’abbattimento delle frontiere della tecnica non può mai riversarsi in una demolizione della privacy. La costante aggressione agli aspetti più intimi della personalità dell’individuo impone di individuare forme di difesa sempre più efficaci e adeguate.

Ciò vale, a maggior ragione, per le informazioni che riguardano la salute, intesa come nozione relativa e dinamica, che coinvolge soprattutto la vita interiore dell’interessato.

Poi, in tema di pubbliche amministrazioni, si richiede un comportamento ancora più consapevole e corretto. Infatti, è lo stesso codice della privacy [3] a stabilire che i dati che riguardano le malattie trattati dagli enti pubblici devono essere “criptati”: la cifratura costituisce la minima misura di sicurezza.

Al risarcimento saranno tenuti sia il soggetto ordinante il bonifico (che ha fatto un trattamento illecito di dati) che la banca (che ha conservato in modo illegittimo tali dati). L’unico modo per l’istituto di credito di evitare il risarcimento come gestore di attività pericolosa è di dimostrare di aver fatto tutto per impedire il danno (magari provando di aver posto alcune misure per “schermare” i dati) [4].

note

[1] D.lgs. n. 196/03.

[2] Cass. sent. n. 10947/14.

[3] Art. 22, comma 6, d.lgs. n. 196/2003.

[4] Art. 2050 cod. civ.

Autore immagine: 123rf. com

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