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Blocco licenziamenti: è ancora in vigore?

24 Luglio 2021
Blocco licenziamenti: è ancora in vigore?

Sono titolare di una ditta individuale con codice Ateco 63.11.11. A seguito della fine del blocco dei licenziamenti, ho provveduto a licenziare un dipendente per giustificato motivo oggettivo a causa della riduzione del lavoro e del calo degli utili. Ho agito correttamente?

Il divieto assoluto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, oggi, residua per i settori relativi a industrie tessili (codice ATECO 13), confezioni di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia (codice ATECO 14), fabbricazione di articoli in pelle e simili (codice ATECO 15).

L’art.4 del D.L. 99 del 30.06.2021, statuisce che per le sopra citate categorie resta precluso, tra le altre cose, il diritto fino al 31 ottobre 2021, di recedere, indipendentemente dal numero dei dipendenti, dal contratto per giustificato motivo oggettivo.

Per tutti gli altri datori di lavoro, riguardanti gli altri codici ATECO, è stato eliminato il cosiddetto “blocco dei licenziamenti”, con una eccezione da tenere a mente. Infatti, è rimasta la possibilità per i datori di lavoro, come Lei, di fare domanda di integrazione salariale e, così, di usufruire degli aiuti statali sino ad oggi previsti per far fronte all’emergenza COVID, anche per il periodo post 30 giugno 2021.

Tuttavia, il datore di lavoro che usufruisce di tali agevolazioni avrà preclusi una serie di diritti, quali:

  • l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223 (mobilità) per la durata del trattamento di integrazione salariale fruito entro il 31 dicembre 2021;
  • la sospensione delle procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto;
  • il licenziamento del lavoratore per il quale si usufruisce del beneficio.

Proprio con riguardo all’ultimo punto, quindi, resta il blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, per il medesimo periodo del beneficio fruito, e indipendentemente dal numero dei dipendenti.

Pertanto, il blocco dei licenziamenti è stato sì prorogato dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021, ma solo per le aziende con codice ATECO 13-14-15, e per le altre aziende che hanno fatto ricorso a:

  • Cassa integrazione guadagni in deroga (CIGD);
  • Assegno ordinario erogato dal FIS;
  • Cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA).

Nonostante le organizzazioni sindacali abbiano spinto per sensibilizzare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, onde evitare il licenziamento dei lavoratori interessati, questa volontà non ha avuto una cogenza normativa e, pertanto, non esiste un ostacolo al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, o un divieto espresso dal legislatore, laddove non si usufruisca degli ammortizzatori sociali sopra indicati.

Per tali ragioni, da quanto appena letto, Le posso dire che, ad avviso di chi scrive, Lei ha correttamente intimato il licenziamento, non essendo andata incontro al divieto normativo dei blocchi di recesso lavorativo.

Questo non significa che Lei non possa rischiare una controversia lavorativa, davanti al giudice del lavoro, in quanto il lavoratore potrebbe, seppur mal consigliato dal suo legale:

  • sostenere l’impossibilità a procedere al licenziamento perché avrebbe potuto usufruire degli ammortizzatori (ripetiamo, non è previsto un obbligo da parte della legge, ma il legale potrebbe mal consigliarlo);
  • sostenere l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo, così come avrebbe potuto farlo a prescindere dall’emergenza Covid.

È ovvio che, nella denegata ipotesi, occorrerà difendersi tramite legale e arrivare all’eventuale contenzioso scevri da qualsiasi potenziale attacco.

Come ha ben rappresentato nel quesito, la cosa importante da fare è regolarizzare il prima possibile le spettanze economiche dovute ai dipendenti licenziati. Se non dovesse riuscirci a stretto giro, sarebbe utile inviare una comunicazione al lavoratore con la quale rappresentare che tali spettanze saranno esitate al più presto, indicando – se possibile – una data specifica entro la quale regolarizzarle.

In questo modo, nel caso in cui dovessero fare ricorso, Lei potrebbe provare di aver indicato al lavoratore dei tempi ben definiti per renderlo edotto circa le Sue volontà di pagare il lavoratore in questione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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