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Spese processuali se il fisco è difeso da un dipendente

20 Luglio 2021
Spese processuali se il fisco è difeso da un dipendente

Condanna alle spese processuali in Commissione Tributaria: il contribuente che perde paga le spese di lite anche se il Fisco è assistito da un funzionario.

La regola sulle spese processuali, anche in Commissione Tributaria, è quella secondo cui «chi perde paga». Pertanto, salvo le ipotesi eccezionali previste anche per il processo civile, se il contribuente vince il ricorso ha diritto a vedersi rimborsati i costi del giudizio; viceversa, in caso di rigetto, è lui che deve pagare le spese legali all’avversario. Ma cosa succede alle spese processuali se il Fisco è difeso da un dipendente? 

Atteso che la legge consente all’Agenzia delle Entrate e all’Agenzia Entrate Riscossione (Ader) di farsi rappresentare in giudizio da un proprio dipendente e constatato che la presenza in udienza di quest’ultimo non costituisce un autonomo costo per l’amministrazione finanziaria – essendo il rappresentante processuale comunque “stipendiato” dall’amministrazione stessa – come si dovrà porre il giudice?

Sul punto, si pronunciata di recente la Cassazione [1]. Secondo la Corte, la Commissione Tributaria deve applicare la regola della soccombenza – e quindi disporre la condanna alle spese processuali del contribuente, in caso di rigetto del ricorso – anche se la controparte, ossia il Fisco, è difesa da un proprio dipendente (ossia, come di norma, un funzionario). Quindi, è del tutto irrilevante il fatto che l’Agenzia delle Entrate e l’Ader non siano state rappresentate da un avvocato del libero foro. 

In proposito – scrive la Cassazione – nella liquidazione delle spese a favore dell’ufficio del ministero delle Finanze, se assistito da funzionari dell’amministrazione, e a favore dell’ente locale, se assistito da propri dipendenti, si applica la tariffa vigente per gli avvocati e i procuratori, con la riduzione del venti per cento degli onorari di avvocato ivi previsti. E la riscossione delle spese processuali, eventualmente non corrisposte bonariamente dal contribuente soccombente, avviene mediante iscrizione a ruolo a titolo definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza. In buona sostanza, il contribuente si troverà a ricevere un’ulteriore cartella esattoriale, questa volta dovuta a titolo di spese processuali.

In materia tributaria – precisa ancora la Suprema Corte – il processo ha una sua autonomia, non solo per specifiche disposizioni normative, ma anche per la gestione del processo stesso, che, al di là di quello che avviene nel contesto di altri procedimenti, richiede una particolare competenza nella trattazione, sia che ci si trovi in presenza di difesa tecnica, sia che questa difesa, sulla base delle stesse norme procedurali, sia svolta da un funzionario o dipendente all’uopo delegato.

Insomma, anche quando il Fisco si fa difendere dai propri dipendenti, ci può essere la condanna alle spese processuali nei confronti del contribuente soccombente e, in questi casi, è applicabile la tariffa vigente per gli avvocati. Non si salva dal rimborso delle spese legali quindi il contribuente quando la controparte non è assistita da avvocati del libero foro.

Alla parte soccombente vanno le spese di giudizio liquidate con la sentenza anche se l’ente era assistito da un suo funzionario amministrativo.

Nel caso di specie, un contribuente aveva proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale di condannarlo al pagamento delle spese di lite, anche del primo grado di giudizio, nonostante l’amministrazione fosse stata rappresentata da un proprio funzionario.

La Cassazione ha però rigettato il ricorso ricordando che, nella liquidazione delle spese a favore dell’ufficio del ministero delle Finanze, se assistito dai funzionari dell’amministrazione, e a favore dell’Agenzia delle Entrate, se assistito dai propri dipendenti, si applica la tariffa vigente per gli avvocati e procuratori, con la riduzione del venti per cento degli onorari di avvocato ivi previsti. E la riscossione avviene mediante iscrizione a ruolo a titolo definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza. 


note

[1] Cass. ord. n. 20590/21


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