Diritto e Fisco | Articoli

Distorsione: è infortunio sul lavoro?

20 Luglio 2021
Distorsione: è infortunio sul lavoro?

Indennizzabilità dell’infortunio sul lavoro: spetta in caso di caduta determinata da una storta alla caviglia?

Se un dipendente, nel svolgere le proprie mansioni, dovesse cadere a seguito di una distorsione, è infortunio sul lavoro? Avrebbe diritto all’indennizzo dall’Inail per la caduta e le conseguenti lesioni? La questione è finita all’attenzione della Cassazione. 

La Corte d’Appello aveva escluso il diritto al risarcimento della lavoratrice per via del fatto che, a suo dire, l’infortunio in commento non sarebbe riconducibile all’ambiente di lavoro in senso stretto. Di qui il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte però si è mostrata di parere opposto ritenendo che anche la distorsione è infortunio sul lavoro. 

In tema di infortuni sul lavoro, l’indennizzabilità del danno subito dall’assicurato sussiste anche nell’ipotesi di cosiddetto «rischio improprio», non intrinsecamente connesso, cioè, allo svolgimento delle mansioni tipiche del dipendente, ma insito in un’attività preliminare, preparatoria e strumentale allo svolgimento delle suddette mansioni e, comunque ricollegabile al soddisfacimento delle esigenze lavorative. Non rileva l’eventuale carattere meramente occasionale di tale rischi., Ne consegue che l’«occasione di lavoro» da cui la legge fa discendere il diritto al risarcimento è configurabile anche nel caso di incidente occorso durante la deambulazione all’interno del luogo di lavoro.

L’ordinanza in commento riguarda il caso di una lavoratrice che, in servizio presso l’ufficio di appartenenza, si era alzata dalla propria scrivania per prelevare alcuni fascicoli dal tavolo su cui erano stati poggiati, al fine di posarli sulla scrivania per visionarli e, a seguito di una distorsione, era caduta a terra. 

In primo grado, veniva accolta la domanda avanzata dalla dipendente del ministero della Giustizia nei confronti dell’Inail e «finalizzata – sul presupposto di avere sofferto, in ragione di un infortunio sul lavoro, un danno biologico pari al 7% – alla corresponsione del relativo indennizzo». Visione opposta, invece, quella dei giudici d’Appello, i quali, riesaminati i dettagli dell’episodio, hanno sancito il diritto dell’Inail a non indennizzare la dipendente pubblica. Secondo i giudici di secondo grado, «dalle prove assunte non sono emersi elementi probatori atti ad accertare con verosimile certezza la dinamica del sinistro ovvero la sua riconducibilità alla nozione di infortunio sul lavoro».

In Cassazione, la dipendente ministeriale contestava duramente la decisione emessa in Appello; la stessa poneva in evidenza che, contrariamente a quanto sostenuto dai giudici di secondo grado, «l’infortunio si è comunque verificato in occasione di lavoro», cioè quando, come prevede la norma, «vi è un collegamento con l’attività di lavoro». 

Per la Cassazione, l’obiezione proposta dalla lavoratrice è assolutamente corretta, così come è assolutamente evidente l’errore compiuto in Appello, laddove si è ignorato che «l’occasione di lavoro ricomprende tutte le condizioni, incluse quelle ambientali e socio-economiche, in cui l’attività lavorativa si svolge e nelle quali è insito un rischio di danno per il lavoratore, indipendentemente dal fatto che tale danno provenga dall’apparato produttivo o dipenda da terzi o da fatti e situazioni proprie del lavoratore». 

La Suprema Corte ha altresì chiarito che l’unica esclusione da effettuarsi è relativa al cosiddetto «rischio elettivo» ossia quello creato dal lavoratore con condotte personali del lavoratore stesso, estranee alle esigenze dell’attività lavorativa, del tutto imprevedibili e inimmaginabili per il datore di lavoro, tali cioè da non consentire l’adozione di sistemi di sicurezza per prevenire tali rischi.

Infine, la Corte di Cassazione ha richiamato il principio per il quale un infortunio sul lavoro è indennizzabile anche laddove si verifichi durante lo svolgimento di un’attività prodromica e strumentale alle proprie mansioni o comunque ricollegabile alle esigenze di lavoro, in quanto la nozione di «occasione di lavoro» non è da ricondurre ai caratteri di normalità e tipicità del rischio oggetto di tutela.  


note

[1] Cass. Sez. sent. n. 17336/2021.

Autore immagine: depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza n. 17336/21; depositata il 17 giugno

Presidente Ponterio – Relatore Cinque

Rilevato che:

1. Con la sentenza n. 929 del 2019 la Corte di appello di Palermo, in riforma della pronuncia n. 2371/2019 emessa dal Tribunale della stessa sede, ha rigettato la domanda proposta da G.P. nei confronti dell’INAIL finalizzata – sul presupposto di avere sofferto, in ragione dell’infortunio sul lavoro subito il (omissis) , un danno biologico pari al 7% – alla corresponsione del relativo indennizzo in conto capitale, con decorrenza ed accessori come per legge. 2. I giudici di seconde cure, a fondamento della decisione, hanno rilevato che non era in contestazione tra le parti che il sinistro si fosse verificato sul luogo di lavoro e durante il turno di servizio della G. che, dipendente del Ministero della Giustizia in servizio presso l’Ufficio di Procura del Tribunale di Palermo, il giorno (omissis) alle ore […], essendosi alzata dalla propria scrivania per prelevare i fascicoli dal tavolo su cui il messo addetto li aveva poggiati, onde posarli sulla scrivania per visionarli e apporre il visto di chiusura, a seguito di una distorsione era caduta rovinosamente a terra; tuttavia, hanno ritenuto che, dalle prove assunte non erano emersi elementi probatori atti ad accertare con verosimile certezza la dinamica del sinistro ovvero la sua riconducibilità alla nozione di infortunio sul lavoro. 3. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione G.P. affidato ad un solo articolato motivo, cui ha resistito con controricorso l’INAIL. 4. La proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Considerato che:

1. Con l’unico articolato motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione di norme di diritto individuate nel D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, artt. 2 e 3, per avere errato la Corte nel non avere considerato che l’infortunio si era comunque verificato in “occasione di lavoro”, così come prevede il TU n. 1124 del 1965, art. 2, quando, cioè, vi è un collegamento con l’attività di lavoro che, nel caso in esame, non era mai stata contestata ed anzi era emersa dalle risultanze istruttorie e dalle conclusioni del CTU. 2. Il ricorso è fondato. 3. La Corte territoriale non ha, infatti, applicato correttamente il D.P.R. n. 1224 del 1965, art. 2, che, secondo l’orientamento consolidatosi in sede di legittimità (Cass. n. 6 del 2015 e Cass. n. 12779 del 2012), cui si intende dare seguito, è stato interpretato nel senso che l’occasione di lavoro di cui al D.P.R. n. 1224 del 1965, art. 2, ricomprende tutte le condizioni, incluse quelle ambientali, e socio-economiche in cui l’attività lavorativa si svolge e nelle quali è insito un rischio di danno per il lavoratore, indipendentemente dal fatto che tale danno provenga dall’apparato produttivo o dipenda da terzi o da fatti e situazioni proprie del lavoratore, con il solo limite del cd. rischio elettivo: rischio, però, che nel caso in esame non è stato dedotto nè ravvisato in una situazione senza dubbio rientrante in quella sopra delineata. 4. Questa Corte ha, altresì, riconosciuto l’indennizzabilità dell’infortunio subito dall’assicurato che sussiste anche nell’ipotesi di rischio improprio, non intrinsecamente connesso, cioè, allo svolgimento delle mansioni tipiche del lavoro svolto dal dipendente, ma insito in una attività prodromica e strumentale allo svolgimento delle suddette mansioni e, comunque ricollegabile al soddisfacimento delle esigenze lavorative, a nulla rilevando l’eventuale carattere meramente occasionale di detto rischio, atteso che è estraneo alla nozione legislativa di occasione di lavoro il carattere di normalità o tipicità del rischio protetto; conseguentemente, l’occasione di lavoro, di cui al D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 2, è configurabile anche nel caso di incidente occorso durante la deambulazione all’interno del luogo di lavoro (Cass. n. 16417 del 2005). 5. Alla stregua di quanto esposto, il ricorso deve essere accolto con cassazione della gravata sentenza e rinvio alla Corte di appello in diversa composizione che procederà ad un nuovo esame, attenendosi ai principi sopra indicati, e provvederà sulle spese di lite anche del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza e rinvia alla Corte di appello di Palermo, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

4 Commenti

  1. Io lavoro in una fabbrica. Devo portare ogni giorno attrezzi e pacchi, conservare prodotti sugli scaffali ed il rischio di un incidente sul lavoro è davvero elevato. Così un bel giorno, non tanto mentre stavo facendo qualcosa di particolare, ma stavo portando un pacco e non ho visto un attrezzo che qualcuno aveva dimenticato a terra, sono inciampato ed ho preso una bella distorsione alla caviglia che mi ha costretto a stare a casa per un po’. Non vi dico il dolore nell’immmediato

  2. La distorsione è quanto di peggio possa accaderti rispetto alla rottura. Me lo disse il medico dopo che presi una distorsione lavorando in azienda a seguito di un piede che posizionai in maniera sbagliata scendendo dalle scale. Questo infortunio mi costrinse a fermarmi per un quattro mesi e mi provocò numerosi disagi. Per fortuna, potevo svolgere il mio lavoro in smart working, ma fu molto pesante e difficile lavorare con il dolore della caviglia e stare scomodo su un letto con il piede rialzato

  3. C’è chi inciampa in ogni occasione e poi si prende una distorsione per distrazione. MA non è che se il lavoratore è sempre disattento e con la testa fra le nuvole, il datore deve pagarne le conseguenze. Se alla fine le attività che svolge il lavoratore non sono pericolose e non mettono a rischio la sua sicurezza e incolumità, se gli spazi sono ben organizzati e la causa dell’infortunio è solo legata alla sbadataggine del lavoratore bisogna fermarsi a ragionare meglio sul tema e sull’indennizabilità

  4. In questo articolo si parla di una lavoratrice che si era alzata dalla propria scrivania per prendere delle scartoffie sul tavolo e all’improvviso, dopo una distorsione, cade a terra. Adesso, non mi pare che un lavoro d’ufficio sia così pericoloso. Capisco che la lavoratrice si sia fatta male in occasione di lavoro, ma la stessa cosa poteva capitarle a casa. Solo il fatto che tutto ciò sia avvenuto sul luogo e nell’orario di lavoro ha fatto smuovere tutti i gradi di giudizio.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube