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Quando è necessario il consenso informato?

21 Luglio 2021
Quando è necessario il consenso informato?

Diritto alla salute: se il medico o la clinica non fa firmare al paziente il consenso informato le cure sono illegittime e scatta il risarcimento del danno. 

Quando è necessario il consenso informato? A torto, si ritiene che il tradizionale modulo che il medico – o, ancor più spesso, la sua segretaria – consegna frettolosamente al paziente e che gli chiede di firmare, sia una pura formalità, che vada espletata soprattutto nel caso di interventi chirurgici o trattamenti particolarmente invasivi. Non è così. Come avremo modo di vedere a breve, il ventaglio di ipotesi in cui è necessario far firmare il consenso informato è particolarmente ampio. Di tanto ci occuperemo qui di seguito.

Cos’è il consenso informato?

Il consenso informato consiste nell’accettazione, da parte del paziente, di iniziare o proseguire un determinato trattamento medico, sia che si tratti di una «terapia» o di un semplice «esame diagnostico». 

L’obbligo di acquisire il consenso informato dal paziente diventa ancora più cruciale nel momento in cui – come nell’epoca attuale – si propongono ai pazienti trattamenti sanitari non ancora consolidati.

La legge che disciplina il consenso informato è la n. 219 del 2017.  

Il paziente viene così messo al corrente, prima del trattamento stesso, della natura e dei possibili sviluppi del percorso terapeutico in modo che possa esprimere liberamente il proprio consenso. Si tratta di un obbligo che discende dalla nostra Costituzione, in forza del quale nessuno può essere sottoposto a un trattamento sanitario senza che lo voglia. Ecco perché il modulo per il consenso informato deve essere chiaro, semplice da comprendere ma non per questo generico o incompleto. 

Quando è necessario il consenso informato? 

In generale, il consenso informato è obbligatorio prima di qualsiasi:

  • terapia;
  • esame diagnostico.

Come visto, quindi, la legge non si riferisce solo ai trattamenti più invasivi per le patologie particolarmente gravi. Difatti, nel concetto di «terapia» vi rientra anche la terapia farmacologia, la fisioterapia a seguito di un trauma osseo o muscolare, un trattamento estetico, un intervento chirurgico anche non particolarmente invasivo (come l’asportazione di un neo). Invece, per esami diagnostici si intendono anche la risonanza magnetica, una colonscopia, la gastroscopia, ecc.

Sono considerati trattamenti sanitari anche la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale, in quanto consistono nella somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici.

Il consenso informato è sempre obbligatorio?

Il consenso informato è obbligatorio. La Cassazione [1] ha di recente stabilito che la struttura sanitaria e il medico hanno il dovere di informare il paziente circa la natura dell’intervento che intendono proporre ed eseguire, i suoi rischi, la portata dei possibili e probabili risultati conseguibili nonché delle implicazioni che si potrebbero verificare. Infatti, perché l’intervento praticato sul paziente si possa ritenere lecito e svolto nel suo pieno e consapevole interesse, occorre acquisire il suo «consenso informato»: l’obbligo del consenso informato, in altre parole, costituisce legittimazione e fondamento del trattamento sanitario.

Come va dato il consenso informato?

Il consenso informato va fornito in forma scritta. Tuttavia, quando il soggetto ha delle disabilità che non gli consentono di leggere o di firmare, il consenso informato può essere espresso tramite videoregistrazioni o altri dispositivi che consentano di  comunicare.

Il consenso informato deve inoltre essere completo, aggiornato e comprensibile. Deve riguardare la diagnosi, la prognosi, i benefici e i rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati al paziente. A quest’ultimo vanno poi fornite indicazioni riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario stesso.

Per essere validamente espresso il consenso deve essere personale (quindi non si può trattare di moduli prestampati che non tengono conto delle particolarità del caso), specifico (alla patologia del paziente) ed esplicito, nonché reale ed effettivo. Non è quindi consentito il consenso presunto, non è valido ed esaustivo quello contenuto in un modulo del tutto generico, da cui non sia possibile desumere con certezza che il paziente lo abbia consapevolmente prestato. 

Si può rifiutare di ricevere il consenso informato?

Il paziente può rifiutare in tutto o in parte di ricevere le informazioni sul trattamento: è ciò che ad esempio succede quando i rapporti tra medico e paziente sono stretti e c’è fiducia. Si pensi al caso di una donna che ricorrentemente va dal chirurgo estetico per dei trattamenti di botulino. 

Il paziente potrebbe anche indicare i familiari o una persona di sua fiducia incaricati  di ricevere le informazioni e di esprimere il consenso informato al suo posto. 

Come verificare se è stato dato il consenso informato?

Come detto, il consenso informato deve essere fornito in forma scritta. Esso poi va registrato nella cartella clinica e inserito nel fascicolo sanitario elettronico. 

Si può rinunciare a una cura già iniziata?

Anche se il consenso informato è stato già preso, il paziente può sempre revocarlo in qualsiasi momento. In tal caso, il medico deve interrompere il trattamento rispettando la volontà del paziente. 

Si pensi al caso di una terapia o di un esame particolarmente doloroso: se il paziente non si sente di andare avanti, il medico dovrà tempestivamente smettere. 

Chi firma il consenso informato per i minorenni?

A firmare il consenso informato per un minorenne sono i genitori. Ciò non toglie che il minore abbia diritto a ricevere informazioni sulla propria salute in modo consono alle sue capacità, per comprendere la terapia e le conseguenze di essa e per esprimere la sua volontà. 

Cosa succede se non si firma il consenso informato?

La violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente circa i trattamenti sanitari che intende praticargli può causare due diversi tipi di danni, con conseguente obbligo di risarcimento: 

  • un danno alla salute, da risarcire quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; 
  • e un danno da lesione dell’autodeterminazione in sé stesso, il quale sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale o non patrimoniale (e, in quest’ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute.

La violazione dell’obbligo di fornire il consenso informato comporta una responsabilità anche in capo alla struttura sanitaria [2].

Se l’omissione dell’acquisizione del consenso informato risulta provata, scatta per i sanitari e per le aziende l’obbligo di risarcire il danno non patrimoniale legato alla lesione di un bene assoluto e protetto dalla legge, e che rientra nella sfera del danno morale soggettivo, la cui liquidazione è normalmente rimessa all’apprezzamento equitativo del magistrato.

La Cassazione [3] ritiene che, in caso di intervento che abbia causato un danno al paziente, ma senza che sia dimostrata la responsabilità del medico, sarà comunque risarcibile il danno per non aver ricevuto il consenso informato, in quanto è stato comunque violato il diritto all’autodeterminazione. Il paziente però deve dimostrare che, una volta in possesso dell’informazione, avrebbe rifiutato l’intervento. 


note

[1] Cass. ord. n. 18283/21 del 25.06.2021.

[2] Il medico ne risponderà per responsabilità contrattuale o extracontrattuale a seconda che l’operatore abbia stipulato col paziente un contratto di servizi sanitari, o che operi strutturato nell’ospedale. Di conseguenza, in caso di contestazione da parte del paziente e quindi di sua allegazione dell’inadempimento all’obbligo informativo, graverà sull’ospedale (o sul medico che risponde a titolo di responsabilità contrattuale) l’onere di dimostrare di averlo validamente e compiutamente informato e di avere il paziente espresso un consenso consapevole.

[3] Cassazione, 17322 del 19 agosto 2020. La giurisprudenza della Cassazione configura il diritto all’autodeterminazione quale diritto autonomo e distinto rispetto al diritto alla salute e richiede un giudizio controfattuale su quale sarebbe stata la scelta del paziente se fosse stato correttamente informato. Infatti, se avesse prestato senza riserve il consenso, il danno sarebbe da imputare solo all’errore medico, mentre, se avesse negato il consenso, il danno biologico sarebbe riferibile alla violazione dell’obbligo informativo, che concorrerebbe con l’errore medico nel produrre la lesione. Cassazione, 8163 del 23 marzo 2021.


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9 Commenti

  1. Fondamentale è il consenso informato. Bisogna prestare attenzione ad ogni dettaglio. Una persona che capisce poco e niente di medicina spesso firma senza badare ai vari aspetti e magari si sente incoraggiata a sottoporsi ad un determinato trattamento solo dopo aver ascoltato un solo esperto. E magari poi si ritrova con terribili conseguenze

  2. Ho letto di un’influencer che si è sottoposta a 3 interventi di chirurgia plastica per apparire in forma perfetta. Tutti nello stesso giorno. La donna è morta sotto i ferri. Ma dico io, un medico in questo caso non le ha sconsigliato che potevano esserci delle complicanze? Cosa non si fa per la visibilità e qualche like in più….

  3. Si Alessandro, ho letto anch’io la notizia. Si trattava di due liposuzioni e una mastoplastica. Credo che la gente non riesca ad accettarsi e trova nella chirurgia estetica la soluzione per apparire al meglio, anziché praticare uno sport o comunque svolgere attività fisica. Non giudico le scelte altrui, ma talvolta non capisco. Certo, nel mondo della moda si lavora con il corpo, la concorrenza è tanta, però a parer mio a fare la differenza è altro. In generale, magari abbinare un bel cervello ad un bel corpo sarebbe già un gran passo in questa società in cui si punta tutto sull’apparenza e si crede di ottenere il successo senza sacrificio

  4. Una mia parente si è dovuta sottoporre ad un intervento complicato. Il medico le ha spiegato chiaramente tutti i pro ed i contro. Dopo il colloquio con il medico lei era visibilmente preoccupata e angosciata. Anche se il dottore le aveva detto che si trattava di ipotetiche conseguenze. Ovviamente, avere un quadro concreto di tutto ciò che riguardava l’intervento, l’ha aiutata a capire cosa fosse meglio per lei ed è arrivata alla scelta consapevole di sottoporsi all’intervento che, per fortuna, è andato benissimo

  5. Mia mamma ha sofferto a lungo di ernia del disco. Molti medici le hanno consigliato subito l’operazione chirurgica. Lei era molto scettica; in più, si spaventava. Molti consigliano subito di sottoporsi all’intervento, mentre altri lo consigliano solo come ultima spiaggia, Alla fine, si è sottoposta a delle sedute di fisioterapia, ha parlato con un bravo fisiatra ed ha evitato l’operazione.

  6. Mia suocera è stata a letto per un paio di mesi a causa dell’ernia del disco. Dopo aver consultato un bravissimo medico che le ha esposto il ventaglio di vantaggi nel sottoporsi all’intervento, si è decisa a porre fine ai suoi dolori e andare in sala operatoria. Nel suo caso, era necessario l’intervento perché non riusciva a muoversi, aveva sempre bisogno di aiuto per alzarsi e camminare.

  7. Prima di fare il vaccino per il Covid-19 ho letto e riletto il modulo del consenso informato. Non tanto per paura, ma affinché potessi accertarmi che fosse tutto in regola. I medici che hanno effettuato la somministrazione del vaccino sono stati molto cordiali, ma ovviamente avendo un certo ritmo nel dover vaccinare un sacco di gente non si soffermavano a darti tante spiegazioni. Quindi, appena arrivato mi hanno consegnato il modulo da compilare e formare nell’attesa, dopodiché hanno fatto qualche domanda sullo stato di salute e in pochi attimi la puntura

  8. Ci sono medici attenti e medici che violano il consenso informato. In pratica, non forniscono informazioni al paziente, non consentendo a quest’ultimo di effettuare una scelta libera e consapevole. Ovviamente, questa violazione può comportare alcuni danni al paziente come un danno alla salute o un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione. Vi ringrazio perché avete puntato l’attenzione su questo argomento affinché il cittadino sappia quando è necessario il consenso informato

  9. Buongiorno, nell’articolo si specifica che il consenso deve essere personale quindi non può avvalersi di modulistica prestampata. Non è chiaro però se si tratta di interpretazione (considerando che è sempre sottoposto attraverso modulistica) o se ci sono articoli di legge al riguardo.
    Grazie

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