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Imposte: l’impugnazione dell’atto o della sentenza non sospende il pagamento

20 maggio 2014


Imposte: l’impugnazione dell’atto o della sentenza non sospende il pagamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2014



La riscossione frazionata: le regole base in caso di cartelle di pagamento, avvisi di accertamento e di liquidazione, tributi erariali e locali.

L’impugnazione di un atto del fisco o di una sentenza non ne sospende automaticamente l’esecutività. Questo comporta che il contribuente, in assenza di un’istanza sospensiva da lui presentata e accolta dal giudice, è tenuto a versare le somme richieste, nella misura stabilita per legge.

In relazione alla tipologia di imposta, può essere prevista la cosiddetta riscossione frazionata. In altri termini, si può versare provvisoriamente solo parte delle imposte pretese, contestualmente alla proposizione del ricorso.

Per quanto riguarda gli avvisi di accertamento notificati per imposte dirette e Iva, la legge [1] dispone che sono dovute nella misura di un terzo le maggiori imposte accertate, oltre agli interessi.

Fanno eccezione alla regola generale gli accertamenti emessi per contestare una violazione della norma antielusiva [2]. La legge, infatti, prevede che le maggiori imposte, gli interessi e le sanzioni siano iscritti a ruolo solo in seguito alla decisione adottata sul caso dalla Commissione tributaria provinciale (Ctp).

Analogamente, non si procede alla riscossione provvisoria in presenza di atti di irrogazione sanzioni.

Per gli avvisi di liquidazione che vengono emessi ai fini dell’imposta di registro, la questione è leggermente più complessa. Infatti, se si tratta di imposta principale o di imposta complementare, essa è dovuta nella misura del 100%.

Se, invece, è imposta complementare, ma sul maggior valore accertato, è prevista la riscossione frazionata nella misura di un terzo. Infine, se l’atto pretende l’imposta suppletiva, questa è riscossa per intero dopo la decisione d’appello o l’ultima decisione non impugnata.

Per i tributi locali, nonostante possano essere pretesi con avvisi di accertamento, la riscossione potrebbe avvenire per intero all’atto della presentazione del ricorso [3].

I ricorsi avverso le cartelle di pagamento comportano in ogni caso, a prescindere dal tributo in esse contenuto, la riscossione per intero dell’importo iscritto a ruolo, comprendendo così anche le sanzioni.

Nel processo tributario, nei casi in cui è prevista la riscossione frazionata, il tributo, con i relativi interessi, deve essere pagato:

1. per i due terzi o per l’ammontare risultante dalla sentenza della Commissione tributaria provinciale, comunque non oltre i due terzi dell’originaria pretesa;

2. per il residuo ammontare determinato nella sentenza della Commissione tributaria regionale.

Le sanzioni – come detto – non possono essere riscosse fino alla sentenza di primo grado e per i gradi successivi seguono le regole ordinarie del processo tributario e quindi:

– due terzi dopo la sentenza di primo grado;

– la differenza in seguito alla decisione di appello.

note

[1] Art. 15 del Dpr 602/1973.

[2] Di quelle alle quali fa riferimenti l’articolo 37-bis del Dpr 600/1973.

[3] Infatti, non si ritiene applicabile la disposizione contenuta nell’articolo 15 del Dpr 602/1973, essendo quest’ultimo riferito solo alle imposte sul reddito.

Autore immagine: 123rf. com

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