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Stufa a pellet senza canna fumaria in condominio

28 Ottobre 2021 | Autore:
Stufa a pellet senza canna fumaria in condominio

Come deve essere previsto lo scarico dei fumi di combustione prodotti dall’apparecchio? Ci vuole l’autorizzazione dell’assemblea?

Una scelta biologica e conveniente, poiché permette di accedere ad una detrazione fiscale del 50%. La stufa a pellet arreda, scalda e fa risparmiare. Ma non è un elemento che si può spostare facilmente quando si cambiano i mobili del locale che la ospita: lì la metti e lì ci resta, a meno che uno non debba ristrutturare e rivedere tutto il locale. Oltre al peso della stufa stessa (non proprio leggera), c’è il vincolo dei tubi per lo scarico obbligatorio dei tubi. Apparentemente, soprattutto quando non si abita da soli ma in un edificio in cui ci sono più unità immobiliari, un aiuto potrebbe arrivare dalla stufa a pellet senza canna fumaria in condominio. Di cosa si parla?

Bisogna stare attenti a non fare confusione: avere una stufa a pellet senza canna fumaria non vuol dire avere una stufa che non ha bisogno di un tubo per scaricare i fumi della combustione: da qualche parte devono uscire. Oltretutto, la legge ha modificato alcuni anni fa il modo in cui deve avvenire la fuoriuscita dei fumi.

C’è un altro elemento da considerare ed è quello legato alle autorizzazioni necessarie per poter mettere una stufa a pellet senza canna fumaria in condominio. Vediamo tutti questi aspetti.

Stufa a pellet senza canna fumaria: esiste davvero?

Tutto sta nella terminologia. Se vogliamo fare una distinzione tra canna fumaria e tubo di scarico dei fumi, allora si può dire che la stufa a pellet senza canna fumaria esiste eccome. Anzi, è un prodotto contenuto nei cataloghi di chi lavora in questo settore e in grado di risolvere qualche problema pratico. Uno su tutti, non dipendere da una canna fumaria situata nell’edificio che costringe chi ce l’ha a posizionare la stufa solo in quel punto. L’alternativa sarebbe fare un intervento edilizio per creare la canna fumaria vera e propria, sempre che il contesto lo consenta.

Questo tipo di stufa a pellet supera quest’ostacolo ma – è bene averlo presente – richiede comunque un sistema di scarico del fumo. In pratica, un tubo che, come vedremo tra poco, per legge deve uscire dalla stufa e raggiungere il tetto. Facile capire lo scopo: evitare che la casa si riempia di fumo e che la stufa rappresenti un serio pericolo per la salute di chi abita o lavora in quell’immobile. In altre parole: esistono delle stufe a pellet che possono essere installate senza canna fumaria ma mai senza un tubo di scarico.

Stufa a pellet senza canna fumaria: come funziona?

La stufa a pellet senza canna fumaria funziona esattamente come tutte le altre. Innanzitutto, bisognerà caricare il pellet nel serbatoio della stufa. Il combustibile verrà prelevato in automatico da una coclea e lasciato cadere nella camera di combustione. Un getto di aria a temperatura molto elevata (almeno 200°) farà prendere fuoco al pellet, che continuerà a cadere automaticamente con una determinata frequenza. A quel punto, una volta accesa, la stufa raggiungerà il livello di calore che è stato preimpostato e continuerà a funzionare finché ci sarà del pellet nel serbatoio o finché non verrà spenta. Il tiraggio dei fumi avverrà tramite una ventola elettrica.

Stufa a pellet senza canna fumaria: cosa dice la normativa?

Come accennato, anche la stufa a pellet senza canna fumaria deve per forza scaricare i fumi della combustione a cui abbiamo appena fatto riferimento.

La normativa di riferimento è la UNI 10683:2012, che riguarda – come dice il suo stesso nome – «Generatori di calore alimentati a legna o altri combustibili solidi. Verifica, installazione, controllo e manutenzione». È in vigore dall’11 ottobre 2012 e, tra le tante altre cose, regolamenta lo scarico dei fumi degli impianti di riscaldamento a combustibili solidi, come lo è, appunto, la stufa a pellet.

Su questo punto, la norma ha introdotto una novità fondamentale: mentre prima era possibile portare a parete il tubo per lo scarico dei fumi dalla stufa, dal 2012 è obbligatorio portare lo scarico della stufa a pellet senza canna fumaria in condominio solo a tetto.

Dice, infatti, la normativa: «Gli impianti termici siti negli edifici costituiti da più unità immobiliari devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente».

L’installazione, dunque, deve prevedere un tubo di scarico a tetto, di 8-10 centimetri di diametro e dotato di fungo terminale sporgente oltre 40 centimetri sopra l’ultima gronda. Mai tentare il fai-da-te che può provocare un gravissimo danno a chi dice che «si arrangia» ma non è un vero esperto: è sempre consigliabile rivolgersi ad un tecnico specializzato. Sicuramente, verrà suggerito, se non addirittura messo a disposizione, dal venditore della stufa, nel caso sia lui a provvedere all’intera installazione.

Stufa a pellet senza canna fumaria: ci vuole il permesso in condominio?

La stufa a pellet senza canna fumaria in condominio è una delle alternative più comuni e più valide per chi vuole abbandonare le fonti energetiche tradizionali, in particolare il gas.

Poiché è obbligatorio portare il tubo di scarico sul tetto dell’edificio, ci si chiede se sia necessario convocare l’assemblea del condominio per l’opportuna delibera che rilasci il permesso di installare il tubo di scarico.

Il Codice civile [1] stabilisce che «ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso».

Se ne deduce che non è richiesta l’approvazione dell’assemblea, sempre che non ci siano specifici vincoli o normative nel regolamento del condominio. Nulla vieta, però, per correttezza informare l’amministratore e gli altri condòmini dei lavori che si intendono realizzare.

Quello che, invece, è d’obbligo è la consegna al Comune della Dia, cioè la dichiarazione di inizio attività.


note

[1] Art. 1102 cod. civ.


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1 Commento

  1. Da sempre la Repubblica Italiana è in Bancarotta a causa dei continui sprechi-furti-rapine -privilegi dei politici italiani parassiti e criminali praticamente tutti fascisti o di destra !
    Perciò da SEMPRE la Repubblica Italiana deruba -rapina -taglieggia ed estorce denaro ai poveri cittadini italiani onesti .
    Perciò da sempre in Italia è vietato ai poveri italiani abitanti in un condominio (appartamento ) anche piccolo di potersi scaldare ,lavare far da mangiare con economiche stufe a lega o a carbone .
    Finita la seconda guerra mondiale a tutti gli italiani abitanti in città -cittadine -paesi di una certa grandezza o anche in periferie industriali è stato vietato di scaldarsi o far da mangiare con stufe economiche.
    Sul Gas-Gasolio-Kerosene -Nafta -Energia elettrica la Repubbblica Italiana ha il MONOPOLIO e si comporta come una cosca Mafiosa che può estorce una montagna di denaro ai cittadini italiani .
    Sulla legna o carbone la Repubblica Italiana NON è riuscita MAI ad avere un totale controllo perciò dagli anni 50 cerca di eliminare l” uso di carbone o legna per uso domestico !
    In una stufa o caldaia a legna ci potresti bruciare tutte le immondizie di legno-carta-cartone -pezzi di legno raccolti in giro perciò come si fa ad imporre una tangente sulle stufe a legna se un privato cittadino italiano potrebbe bruciare del legno raccolto dalle immondizie ?
    1967 avevo 3 anni di età è ho scoperto che la vecchia stufa in ghisa piccola verde a legna e a carbone che avevamo in casa a Venezia ed era già fuorilegge perfino usarla da più di 10 anni .
    Abitavamo a circa 250 metri di distanza da piazza San Marco in linea d”aria al”ultimo piano .

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