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Rischi della comunione legale tra marito e moglie

22 Luglio 2021
Rischi della comunione legale tra marito e moglie

Conviene di più la separazione o la comunione dei beni tra moglie e marito?

Un nostro lettore ci chiede quali sono i rischi della comunione legale tra marito e moglie. Come avremo modo di vedere a breve, il problema della comunione legale non si pone solo con riferimento a un eventuale scioglimento del matrimonio, con conseguente divisione del patrimonio tra i coniugi, ma anche nel caso in cui uno dei due contragga dei debiti a cui non riesce a far fronte, debiti con il Fisco o con soggetti privati (ad esempio, le banche).

Per stabilire dunque quali sono i rischi della comunione legale tra marito e moglie sarà bene tuttavia ricordare quali sono le caratteristiche della cosiddetta «comunione dei beni».

Quando c’è comunione dei beni?

Se i coniugi, al momento del matrimonio, non manifestano la volontà di aderire al regime della separazione dei beni, questi entrano in automatico nella comunione dei beni. Non c’è quindi bisogno di uno specifico consenso, essendo la comunione il regime “legale”, quello cioè previsto per legge, salvo diverso accordo.

Cosa comporta la comunione dei beni?

Con la comunione dei beni, i coniugi diventano automaticamente comproprietari di tutti i beni acquistati dopo il matrimonio, indipendentemente da chi dei due abbia sostenuto la spesa. Quindi, ad esempio, se il marito compra una casa, la moglie ne diventa contitolare al 50%.

Su quali beni non c’è la comunione?

La comunione dei beni non si estende:

  • ai beni di cui i coniugi erano proprietari prima del matrimonio (anche se acquistati un giorno prima);
  • ai beni ricevuti dai coniugi per donazione o per successione ereditaria anche dopo il matrimonio;
  • ai risarcimenti del danno;
  • ai beni personali (si pensi agli indumenti, ai gioielli o allo smartphone) o di uso strettamente legato all’attività lavorativa (si pensi a un computer o una borsa);
  • ai beni acquistati con il ricavato dalla vendita dei predetti beni.

Inoltre, non cadono in comunione i proventi economici derivanti dal lavoro dei coniugi (ad esempio, lo stipendio e, quindi, il conto corrente su cui questo è accreditato). Sicché, marito e moglie sono liberi di spendere tali soldi per come meglio vogliono, senza altrui ingerenze. Tuttavia, nel caso in cui la coppia decida di separarsi, il denaro residuo e non ancora speso andrà diviso in parti uguali.

Cosa si rischia con la comunione dei beni?

Il rischio principale della comunione dei beni è legato al caso di fallimento del matrimonio e, quindi, alla separazione e al successivo divorzio. Difatti, entrambi i coniugi dovranno dividere con l’ex i beni da loro stessi acquistati con il proprio denaro durante il matrimonio (a meno che, come detto, non si tratti di beni personali o legati all’attività lavorativa). Tutti gli acquisti fatti dopo le nozze entrano quindi in comunione, a prescindere da chi ne abbia pagato il prezzo. Ad esempio, i divani acquistati dalla moglie, anche laddove quest’ultima conservi le fatture di pagamento, dovranno comunque essere divisi con il marito. 

Questo implicherà, laddove i beni non possano essere divisi in natura (cosa che succede frequentemente fatta eccezione per il denaro), la necessità di un accordo. Se non c’è intesa sulla divisione, si dovrà ricorrere al giudice. Di solito, il tribunale procede nel seguente modo (tecnica che potrà essere utilizzata anche dagli stessi coniugi, evitando così la causa). Vengono innanzitutto creati due gruppi di beni eterogenei, di pari valore complessivo (ad esempio, da un lato i divani, i quadri, i tappeti, le tende, il frigorifero, la cucina; dall’altro il forno, la lavastoviglie, la lavatrice, i letti). Poi, si estrae a sorte e si attribuisce così la proprietà del primo gruppo a un coniuge e la proprietà del secondo gruppo all’altro coniuge. 

Il secondo rischio della comunione, come anticipato, è quello di dover dividere i risparmi in banca accumulati negli anni e frutto del risparmio di ciascun coniuge. Il denaro, infatti, finché la coppia resta unita, è di proprietà di chi se l’è guadagnato; ma quando la coppia si separa, esso va diviso. Ciò vale indipendentemente dal fatto che il conto sia intestato esclusivamente a un coniuge.

Il terzo rischio collegato alla comunione dei beni sorge nel caso in cui uno dei due coniugi contragga dei debiti. I creditori, infatti, possono pignorare i beni della comunione per metà del loro valore. Il bene però verrà messo all’asta per intero e la metà del ricavato verrà restituita al coniuge non debitore. 

Ad esempio, se il marito non dovesse pagare le tasse e, pertanto, dovesse ricevere delle cartelle esattoriali, l’Agenzia delle Entrate Riscossione potrebbe pignorare per intero la casa in comunione tra marito e moglie. Insomma, l’intera abitazione in comunione legale è pignorabile anche se il debito è di uno solo dei coniugi. 

La natura della comunione legale dei coniugi comporta che l’espropriazione, per crediti personali di uno solo dei coniugi, di un bene (o di più beni) in comunione abbia ad oggetto il bene nella sua interezza e non per la metà. Al coniuge non debitore verrà assegnata metà della somma lorda ricavata dalla vendita del bene all’asta o del valore di questo, in caso di assegnazione.  

Alla luce di ciò, è chiaro che, in una coppia dove uno dei coniugi svolga attività commerciale, imprenditoriale, professionale o comunque esposta al rischio di insolvenza, sarà più conveniente adottare il regime della separazione dei beni.

Quali sono i vantaggi della comunione dei beni?

La comunione viene scelta dalle coppie che vogliono condividere un progetto di vita comune improntato sulla perfetta solidarietà, laddove se uno dei due coniugi lavora – e quindi guadagna – e l’altro invece si dedica alla casa o comunque guadagna di meno, i beni restano di proprietà comune: non ci sarà un “mio” e un “tuo” ma un “nostro”. 

È chiaro che si tratta di una questione ideologica, anche se poi – come visto – assume dei risvolti pratici rilevanti in caso di separazione. 



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2 Commenti

  1. Io e mia moglie abbiamo optato per la separazione dei beni. Non è stato un ragionamento proiettato sui rischi e sulla convenienza, anche perché dividiamo nella realtà tutto quanto e ciò che è mio è suo e viceversa. Però per varie ragioni tra cui l’acquisto della casa, abbiamo ritenuto più vantaggioso optare per questo regime

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